A Bratislava il vertice sulla qualità degli alimentari: V4 e Commissione contro le pratiche sleali

Si è svolto venerdì 13 ottobre al castello di Bratislava il vertice sulla doppia qualità dei prodotti alimentari, un problema portato avanti con caparbia in Europa dal primo ministro slovacco Robert Fico e dai colleghi del Gruppo di Visegrad (Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria). Alla base del summit la richiesta dell’Europa “orientale” di non venire più discriminati rispetto ai paesi occidentali con un cibo venduto dalle multinazionali che contiene meno carne o più nitrati e sali nonostante la stessa confezione e nome commerciale. Pratiche divenute comuni presso i produttori di alimenti dopo il ritorno della democrazia dei paesi dell’Europa centrale e soprattutto dopo la loro apertura all’economia di mercato e al consumismo selvaggio. Nell’evento di venerdì i Quattro di Visegrad hanno detto basta a questa abitudine insieme ai rappresentanti della Commissione europea, per smettere di dividere gli europei in cittadini di serie A e di serie B.

Presenti al castello di Bratislava i leader del V4, la commissaria europea Vera Jourova, ceca, responsabile per la tutela dei consumatori, e il commissario per la salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitisa, insieme a quasi cinquanta esperti e rappresentanti dei paesi europei. Robert Fico, che ha fortemente voluto questo appuntamento, ha detto in apertura che il problema della minore o migliore qualità dei prodotti alimentari non è una cosa trascurabile e non riguarda certamente solo la Slovacchia, ma di certo è una cosa «inaccettabile per il popolo slovacco». Non è nemmeno una questione recente, ha detto Fico, ricordando che differenze sono emerse già negli anni ’90 e che il doppio standard si applica anche ad altri prodotti di consumo. C’è molto lavoro da fare, e almeno per il mio paese non avrò pace «finché queste pratiche inique non scompaiono completamente dal mercato interno dell’UE», ha affermato il premier augurandosi che questo vertice sia una importante tappa di avvicinamento a quel momento.

Secondo il primo ministro ceco Bohuslav Sobotka, il punto cruciale del problema è che «una simile pratica tratta alcuni europei come cittadini di seconda classe», e studi e analisi hanno stabilito la necessità di affrontare la situazione con una nuova legislazione per la revisione della direttiva sulle pratiche commerciali sleali.

Il primo ministro ungherese Viktor Orban ritiene che la qualità degli alimenti e dei prodotti è una questione di fiducia, difficile da vincere ma facile da perdere, fiducia che specialmente nei paesi dell’Europa orientale «è legata a un senso fondamentale di verità e giustizia». Con la faccenda dei doppi standard di qualità del prodotto le persone di questi paesi «sentono non solo di perdere denaro, ma anche di subire una sonora ingiustizia», ha detto.

D’accordo con questa opinione anche il primo ministro polacco Beata Szydlo, secondo cui doppie norme in tema di qualità sono dannose in sé ma anche un grave problema perché i cittadini non sono in grado di capire come sia possibile un tale fenomeno in un mercato comune europeo.

Una posizione simile a quella del commissario Jourova, che pensa che la diversa qualità dei prodotti influenza la fiducia delle persone: non stiamo parlando di «contenuto di carne o zucchero in prodotti specifici», ma di «qualcosa di molto più grande – la fiducia delle persone nel mercato unico europeo». Fino ad oggi sono stati fatti test sulla qualità degli alimenti in otto paesi dell’UE che, ha detto Jourova, hanno chiarito come si tratti di un problema non marginale. È necessario coinvolgere i consumatori di questi paesi dell’Europa centrale e orientale, che ancora sono «meno esigenti e creano quindi la possibilità di essere trattati in modo diverso rispetto ai consumatori più esigenti» dell’Europa occidentale. È necessario, ha detto Jourova, che i consumatori siano più esigenti e facciano più pressione sulla qualità del cibo. A fine settembre la commissaria aveva detto che non si sarebbe spinta a chiedere il boicottaggio delle aziende che si comportano in modo scorretto, ma che era pronta a sbugiardarle in pubblico per aiutare i consumatori a scegliere. E aveva chiesto ai paesi membri di usare meglio le legislazioni che già esistono, come il regolamento sull’obbligo di informazione in etichetta e la direttiva sulle pratiche commerciali sleali.

La Commissione europea ha pubblicato di recente delle linee guida su come gli Stati possono riconoscere le pratiche sleali e combatterle. Bruxelles ha anche stanziato due milioni di euro per proseguire con ulteriori test alimentari.

(La Redazione)

 


Foto bentsai81/CC0

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

novembre: 2017
L M M G V S D
« Ott    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

ARCHIVIO

Dal diario di una piccola comunista

pubblicità google