Quei piccoli errori che ci fanno storcere il naso: storie di una Italia alternativa al di fuori dello stivale

Chi vive all’estero, oppure viaggia molto, avrà probabilmente incontrato qualche prodotto pseudo italiano o qualche nome scritto male, per non parlare poi di vere e proprie “cose” che sono italiane solo all’estero ma che in Italia non lo sono. Passando per gli “errorini” di scrittura, non è raro leggere “spagetti” al posto di “spaghetti” oppure pasta bolognese piuttosto che pasta al ragù alla bolognese (anche se in questo caso lasciamo il beneficio del dubbio e facciamo finta che sia più una scelta per accorciarne il nome). Durante i miei viaggi in diversi Stati ho incontrato spesso queste incongruenze, ad esempio in Giappone è possibile notare, in bella mostra, un ristorante chiamato “La braccio” oppure in Svezia mi è stato riferito che è possibile ordinare una “cacchiatora””. Si firma Uno Qualunque l’autore di questo articolo pubblicato nel nuovo numero de “il Lavoratore”, trimestrale della Fais, diretto a Stoccolma da Valerio De Paolis.

Queste sono piccole sviste che capitano anche in Italia, dove ho avuto tra le mani alcuni menù dove era possibile ordinare un “cagamaro arrosto” o una “zoppa della casa”.

Ben più complicata è la situazione quando incontriamo delle specialità italiane che sono tali solo all’estero.

In Svezia un esempio lampante potrebbe essere la “Pizza Sallad” che, nata nel 1969 circa in una pizzeria di Stoccolma, veniva servita gratis come contorno al piatto principale. Anno dopo anno tale insalata prese sempre più piede, fino a conquistare tutta la Svezia. Proprio questo binomio, Pizza e Pizza Sallad, ha creato un po´ di confusione negli svedesi, tanto che i più ingenui credono che sia una cosa che venga direttamente dallo “Stivale” quando invece non è così.

Un altro piatto che è frainteso per italiano sono le Fettuccine Alfredo che negli States sono molto apprezzate e che è generatore di grandi delusioni per la popolazione turistica americana che viene in Italia e scopre che uno dei suoi piatti “italiani” preferiti non è italiano. Ad onor del vero, le fettuccine Alfredo hanno una base italiana, ossia, la pasta con il burro e il parmigiano, ma il creatore di tale ricetta la modificò talmente tanto da crearne una nuova. A Roma, alcuni ristoranti, soprattutto nelle zone turistiche, si sono dovuti adeguare e cosí è possibile, ormai, trovarla anche da noi.

Tali cose non sono presenti solo nei ristoranti ma anche nel banco degli alimentari dove è possibile trovare prodotti, che vengono presentati come italiani, ma che sono solo delle trovate di mercato per far vendere qualcosa che senza l’alone di “italianità” non avrebbe lo stesso successo. A parte qualche risata e qualche storta di naso, tutto questo cosa rappresenta?

Il significato insito è che il made in Italy o proprio l’Italia ha ancora un grande ruolo nell’immaginario mondiale, Italia è sinonimo di qualità e se questo è assodato nei livelli più elitari del mercato e soprattutto rispettato, non si può ignorare un certo bagliore nel mercato di massa, vedi gli alimentari ecc. Ovviamente gli acquirenti dei mercati di massa hanno bisogno di essere educati, esattamente come lo sono quelli dei livelli piú alti di mercato, e di riconoscere quando qualcosa è veramente italiana (e di prodotti genuinamente italiani grazie a Dio ce ne sono) e qualcosa è solo di “ispirazione” italiana. Sicuramente saremmo contenti noi italiani all’estero ma, anche gli acquirenti esteri saranno certamente più edificati nel comprare qualcosa che non sia una ispirazione italiana, ma qualcosa proprio proveniente dal nostro bel paese, importato oppure fatto in loco, ma con rispetto”.

(aise)


Foto claudioscott/CC0

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