Conflitto e scambio di accuse tra Fico e Kiska sulle controversie fiscali del presidente

Tra il primo ministro Fico e il presidente Kiska non è mai corso buon sangue, né poteva essere altrimenti dopo che il presidente del partito socialdemocratico Smer-SD fece un flop colossale nella campagna presidenziale del 2014, quando credeva di avere la strada spianata e invece venne umiliato dall’avversario al ballottaggio (con un 60% di Kiska contro il 40% di Fico).

Ora che il capo dello Stato è finito nell’occhio del ciclone per i suoi trascorsi fiscali, il capo del governo non può non approfittarne dopo i tanti rimproveri ricevuti dal primo per la corruzione nei gangli dello Stato, e anche in seno all’esecutivo di Fico, e agli inviti al (potente) ministro degli Interni a dimettersi in seguito alla scoperta di dubbi rapporti con uomini d’affari quanto meno poco trasparenti.

Domenica al programma ‘O 5 Minut 12’ dell’emittente pubblica RTVS il presidente Kiska aveva lamentato ancora una volta di essere vittima di un attacco specifico, nato con la divulgazione di documenti segreti dell’autorità fiscale. Qualcuno, aveva detto, «sta cercando di indebolire la mia credibilità» e per farlo abusa dei poteri dello Stato, ha detto, negando di sapere chi possa esserci dietro questo disegno. Kiska ha affermato di essere dispiaciuto se ha deluso qualcuno, e si è scusato per questo, ammettendo che avrebbe dovuto essere più “coerente” durante la preparazione del contratto con la ditta di suo fratello, la KTAG, riguardo la contabilità delle attività per finanziare la sua campagna presidenziale. Ha detto che al tempo si fidava del contabile, ma adesso avrebbe gestito le cose in modo diverso. Kiska ha comunque rivendicato di aver versato tutto il dovuto, e le sanzioni, quando l’ufficio fiscale ha contestato le spese messe a bilancio.

Ma ecco che poche ore dopo, sempre domenica, è arrivata la bordata del primo ministro: il presidente Kiska mi ha parlato lui stesso delle sue “questioni fiscali” un anno fa, presso l’hotel Borik (una struttura usata dal governo per ospitare convegni e incontri di alto livello, nonché ospiti di delegazioni straniere). Non ho ricevuto informazioni segrete – e dunque illegali – dall’ufficio fiscale o da altri organismi, ha dichiarato Fico nel corso di un briefing per la stampa presso il palazzo del governo, sottolineando di avere anche testimoni diretti. Fico ha detto di essere pronto a sottoporsi alla macchina della verità se fosse necessario: «Mi rifiuto di essere sempre accusato di qualcosa».

Il premier ha risposto in questo modo alle illazioni della ong Fair Play Alliance la cui presidente Zuzana Wienk aveva detto a RTVS che Fico sapeva da agosto delle peripezie fiscali di Kiska, dunque prima che le informazioni apparissero sui media nel mese di settembre (con documenti e dati inviati alle redazioni da indirizzi email anonimi). Wienk avrebbe sentito il premier dire in un incontro che Kiska è un «evasore fiscale». Fico ha respinto queste affermazioni, e ha detto che sono il frutto di un accordo tra la Wienk e Kiska stesso.

All’ora di cena di domenica è poi arrivata la risposta del capo dello Stato, attraverso il suo portavoce. Se fino ad ora avevo solo dei sospetti, ora sono del tutto certo che ci sia stato un abuso di potere riguardo il caso della divulgazione di informazioni su di me, ha fatto dire Kiska.

E ieri, lunedì, ha rimarcato la cosa sul suo profilo Facebook scrivendo di avere sì parlato a Fico un paio di anni fa all’hotel Borik di una inchiesta fiscale su una società in cui lui era socio, ma di avergli solo detto, ed erano presenti anche il procuratore generale Jaromir Ciznar e il capo dell’intelligence (SIS), che temeva che quella indagine potesse essere usata per discreditare la sua figura. Di certo non gli aveva chiesto aiuto per uscirne “accomodando” la cosa con l’autorità fiscale, ha affermato Kiska, negando di aver mai fatto nulla del genere e definendo Fico “bugiardo”. Il capo dello Stato ha poi detto di aver chiamato Fico sulla questione il 15 settembre scorso, dopo che era scoppiata la faccenda sui media, e gli ha detto che aveva sentito che Fico aveva parlato in pubblico della frode fiscale di Kiska già all’inizio di agosto. Cosa che a suo tempo il premier aveva negato, bollandola come “una assurdità”. Nel frattempo anche il procuratore generale, che si rifiuta di essere trascinato dentro un conflitto tra Kiska e Fico, ha fatto sapere che mai il presidente gli ha chiesto di aiutarlo nella faccenda in cui era coinvolta la società KTAG.

Nelle scorse settimane, dopo la pubblicazione di informazioni circa i guai fiscali della società di Kiska, la commissione finanziaria del Parlamento aveva annunciato il lancio di un’indagine sul finanziamento della campagna presidenziale di Andrej Kiska del 2014, e ha richiesto al ministro delle Finanze una relazione sulle discrepanze nel bilancio della sua campagna elettorale, sospettando che il tetto di spesa fissato dalla legge (265.550 euro) sia stato superato. Intanto la polizia dovrebbe investigare su come siano uscite delle informazioni segrete che solo il fisco poteva avere a disposizione. Il ministro delle Finanze Peter Kazimir (Smer-SD) aveva detto, dopo un sollecito in tal senso di Kiska, che erano stati identificati alcuni nomi di persone che hanno avuto acceso ai documenti incriminati che poi sono stati resi noti in maniera illegale.

Alla società KTAG (Kiska Travel Agency), di cui il presidente è coproprietario insieme al fratello, è stata contestata una evasione fiscale di 27 mila euro di imposte per registrazioni in contabilità di costi di marketing relativi alla campagna presidenziale. Evasione che la società aveva regolarizzato pagando il dovuto e che era stata derubricata grazie all’istituto del “rimorso effettivo”, una dichiarazione di pentimento prevista dall’ordinamento slovacco che permette di uscire indenni da indagini di carattere fiscale. Si è poi scoperto che la società KTAG aveva anche cercato di ottenere un rimborso di 146.308 euro dallo Stato sempre relativamente alla promozione del candidato Kiska per l’aprile 2014, una questione spiegata dalla società KTAG come «errata classificazione delle fatture», che aveva dato così origine a una «involontaria» richiesta di rimborso di Iva. Il rimborso fu negato, ma la questione lascerebbe intendere che per il solo mese di aprile di quell’anno le spese oggetto della campagna fossero superiori a 770mila euro, una somma che farebbe sballare la dichiarazione del presidente per il finanziamento della sua campagna. Proprio nell’aprile 2014, dopo che Kiska era diventato presidente, il capo dello Stato avrebbe dichiarato a Pravda che le sue spese tra il 28 febbraio e il 27 marzo, dunque dall’inizio della campagna ufficiale fino al ballottaggio, lo staff di Kiska aveva speso 250.593 euro.

(La Redazione)


Foto prezident.sk – Kiska e Fico alla nomina del ministro Lubyova, a metà settembre 2017

Rispondi

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

news giorno x giorno

ottobre: 2017
L M M G V S D
« Set    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

ARCHIVIO

pubblicità google