Politico: i dipendenti dell’EMA contrari al trasferimento a Bratislava

Si stanno affilando le armi per conquistare l’Agenzia europea dei medicinali (EMA), un piatto succulento che è divenuto oggetto del desiderio per diversi paesi membri e città, e tra queste anche Bratislava e Milano. EMA è infatti una delle due agenzie dell’UE che dovranno fare armi e bagagli da Londra e trasferirsi dopo la Brexit in un altro dei paesi membri dell’Unione.

Secondo il sito web Politico.ue, l’84% del personale dell’EMA potrebbe dimettersi se l’agenzia si trasferisce a Bratislava. Il sito cita dei dati di un sondaggio interno svolto tra i quasi mille dipendenti sull’impatto del trasloco e sugli scenari che coinvolgono il personale e le loro famiglie. L’agenzia ha pubblicato martedì i risultati globali del sondaggio, ma non ha nominato le specifiche città candidate. Nemmeno vuole commentare l’articolo di Politico che darebbe Amsterdam in cima alle preferenze dei dipendenti. Ma i funzionari dell’agenzia – pur non avendo di fatto alcun potere decisionale, che invece spetta al consiglio europeo – avvisano che fare il possibile per far rimanere il personale è di fondamentale importanza per l’approvazione di nuovi farmaci e il controllo della sicurezza dei medicinali.

La questione sarà trattata durante un vertice dei leader dei paesi membri UE in ottobre, e la decisione ufficiale dovrebbe seguire entro poche settimane.


La torre attuale sede di EMA a Londra

Tra le 19 città candidate c’è anche Bratislava, che Politico aveva attaccato a metà settembre per le sue politiche poco “friendly” nei confronti dei gay e in generale dei soggetti e coppie LGBTI, un fatto citato come un problema da quasi un quarto dei dipendenti EMA. Molti, anche eterosessuali, avevano sostenuto la difesa dei diritti LGBTI, che non sono trattati in modo specifico dalla legislazione slovacca dove non sono ad esempio normate le coppie dello stesso sesso, come manifestazione di solidarietà per i colleghi gay.

Il ministro della Salute slovacco Tomas Drucker ricorda che non sono i dipendenti a decidere dove traslocare, e il governo slovacco offre all’EMA incentivi per 50 milioni di euro, inclusi benefit ai dipendenti, per trasferirsi nella capitale slovacca. Il ministro rifiuta quelle che ha definito “speculazioni” e rimane ottimista. Il paese dovrebbe avere, per la scelta della location definitiva, l’appoggio anche di Ungheria e Repubblica Ceca, che al contrario della Slovacchia già ospitano agenzie europee. Ma tra i punti deboli della capitale slovacca ci sarebbe anche l’indisponbilità di una sede, che sarebbe da costruire nei prossimi anni.

Nel frattempo sono ben calde le macchine della promozione di Milano come nuova sede di EMA. La candidatura della capitale della finanza e della moda italiana, che ha messo a disposizione Palazzo Pirelli progettato da Giò Ponti, è oggetto di incontri a tutti i livelli nei palazzi che contano di tutta Europa, a partire naturalmente da Bruxelles dove si sta facendo un gran lavoro di lobbying. Ma anche le missioni diplomatiche nei vari paesi membri sono chiamate a fare la loro parte: a Bratislava l’ambasciatore Meucci presenterà la candidatura di Milano all’EMA l’11 ottobre all’Hotel Devin, un’occasione nella quale cercherà di convincere anche gli slovacchi della bontà della scelta italiana.


Il Palazzo Pirelli di Giò Ponti offerto a EMA da Milano

Ma anche gli stakeholder più vicini alla questione, come l’industria farmaceutica, cercano di tirare l’acqua al mulino di Milano. L’altro ieri, scrive Ansa, il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi ha detto che se l’EMA dovesse essere assegnata a Bratislava «sarebbe finita», perché la città slovacca «non è una sede che consentirebbe il trasferimento della maggior parte dello staff». Questa, ha sottolineato Scaccabarozzi, che spinge per Milano capitale del farmaco, è una questione «che i politici dovrebbero porsi quando voteranno».

Anche se gli italiani dicono di non temere concorrenza, rimarcando che non c’è una offerta migliore di quella di Milano, la candidatura di Bratislava fa un po’ paura, sarà perché la Slovacchia ha un vantaggio intrinseco – non avere nessuna agenzia dell’UE sul proprio territorio, una assenza che condivide con soli altri quattro paesi europei (Bulgaria, Cipro, Croazia, Romania). L’Unione europea dispone di 37 organismi decentrati che aiutano le istituzioni dell’UE ad adottare le decisioni e attuare le misure, e finora la Slovacchia è l’unico paese in Europa centrale a non ospitare nessuno di tali organi.

(La Redazione)


Foto rogersg cc-by-nc-sa

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