Nel weekend le elezioni più importanti d’Europa

BERLINO\ aise\ – “Domenica prossima, 24 settembre, verranno eletti i membri del 19° Parlamento tedesco. La lunga campagna elettorale sta dunque per volgere al termine, e i 42 partiti che si sono presentati nell’agone politico tedesco vedranno premiato o punito dagli elettori lo sforzo fin qui profuso. Le ultime elezioni si erano tenute il 22 settembre del 2013, quasi 4 anni fa precisi. Allora vincitrice, con un aumento percentuale di un +7,7 per cento rispetto alla precedente tornata elettorale del 2009, fu l’alleanza fra Cdu e Csu(cristiano democratici e cristiano sociali) che raggiunse il 41,5 per cento delle preferenze. La seconda piazza se l’aggiudicò la Spd (i socialdemocratici) con il 25,7 per cento (ossia un aumento del 2,7 rispetto al 2009), mentre notevolmente distanziati risultarono la Linke con l’8,6 per cento (con una perdita di 3,3 per cento rispetto alle precedenti elezioni) e i Grünen, i Verdi, con l’8,4 (e una perdita del 2,3 per cento rispetto alla tornata precedente). Le previsioni basate sulle intenzioni di voto vedono un quadro abbastanza simile quest’anno”. Così scrive Alessandro Brogani che a Berlino dirige il quotidiano online “il Deutsch-Italia”.

“L’alleanza della Cancelliera Merkel (Cdu-Csu) è data in testa con circa il 36 per cento, la Spd di Martin Schulz al 22 per cento, la Linke al 10 e i Verdi all’8. Vera novità è invece il partito, cosiddetto populista (molti dei suoi elettori e membri sono di estrema destra, ma molti altri fanno parte della borghesia agiata), dell’AfD (Alternative für Deutschland), che non era presente alle ultime elezioni e che per il momento è dato all’11 per cento.

C’è poi il previsto ritorno dell’Fdp, i liberali tedeschi, che non erano riusciti ad entrare in Parlamento l’ultima volta e che ora sono dati a circa un 9 per cento di preferenze di voto. Dunque Frau Merkel sembra proprio destinata a succedere a se stessa, per un quarto mandato consecutivo.

L’attuale Bundestag vede sui banchi 630 membri, il cui numero minimo previsto è di 598 (varia con i cosiddetti mandati in sovraccarico, in base a calcoli fatti sulle elezioni circoscrizionali).

La prima elezione della Germania uscita dalla guerra fu quella del 14 agosto 1949, mentre la prima dopo la riunificazione si tenne il 2 dicembre del 1990. Il numero degli aventi diritto al voto si aggira attorno ai 61,5milioni di cittadini (suddivisi in 299 collegi elettorali), di cui 3milioni andranno alle urne per la prima volta. Ogni collegio elettorale vedrà l’elezione diretta di un candidato (quindi 299) e i seggi parlamentari rimanenti saranno occupati dai candidati delle liste nazionali di partito.


Il candidato dell’Spd Martin Schulz

I partiti che non hanno ricevuto almeno il cinque per cento del secondo voto e un mandato diretto in meno di tre circoscrizioni (clausola del mandato di base) sono esclusi dalla distribuzione proporzionale dei seggi. Se un partito avrà preso più voti diretti in uno Stato rispetto alle preferenze della seconda scheda, il suo numero di seggi in quello Stato sarà aumentato in modo corrispondente. La prima seduta del nuovo Parlamento, al più tardi, si dovrà tenere entro il 24 ottobre, cioè un mese dopo le elezioni. Per le coalizioni di governo, probabilmente, ci sarà da aspettare di più, ma sicuramente il nuovo esecutivo vedrà la luce entro Natale.

Una nota a margine di questa campagna elettorale è senz’altro data dai toni che l’hanno caratterizzata, e dalle differenze rispetto a quella in corso attualmente nel nostro Paese.

Alcuni hanno commentato dicendo che è stata fin troppo soporifera, ed in parte hanno ragione. La Grosse Koalition ha sì dato stabilità alla politica tedesca, ma ha anche ucciso il dibattito fra i partiti, e spesso si fa fatica a cogliere le differenze di posizione fra quelli di Governo.

Anche per questa ragione il candidato dell’Spd, Martin Schulz, ha avuto difficoltà a trovare argomentazioni valide alternative alla politica messa in pratica fin qui dalla sua avversaria. Come dirsi contrari a qualcosa a cui si ha preso parte?

La Cancelliera ha giocato d’anticipo sulle politiche che una volta erano il cavallo di battaglia dei socialdemocratici, e li ha spiazzati. Anche nei dibattiti televisivi le contrapposizioni tra le diverse opinioni sembrano, in confronto al chiacchiericcio dei nostri talk show politici, una pacata conversazione da salotto.

Perfino i manifesti elettorali, esposti discretamente nelle strade, attaccati in alto sui lampioni o poggiati su cavalletti nelle aiuole spartitraffico, poco hanno a che spartire con il volantinaggio selvaggio che ben presto vedremo nelle nostre città. Inoltre la nostra è una specie di campagna elettorale permanente, prima e dopo le elezioni. Qui, una volta votato, si passa oltre e non c’è quell’atmosfera di ripicca continua sul “nulla”. Ci si confronta su problemi concreti e nelle sedi opportune, invece che nelle trasmissioni televisive, e le decisioni che vengono prese in Parlamento hanno riflessi diretti non solo all’interno del Paese.

Una cosa è certa: qualunque sarà il risultato delle elezioni, la Germania che verrà fuori dalle urne alle 18.00 di domenica prossima sarà comunque il Paese che stabilirà la direzione politico-economica del vecchio continente, che ci piaccia o no”.

(aise)


Foto opposition24.de cc-by
Foto Markus Spiske cc-by

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