Cristoforo Colombo e l’America del revisionismo storico

NEW YORK\ aise\ – “Non sarebbe meglio mantenere i monumenti come promemoria delle ideologie abbattute del passato che non rappresentano più il nostro presunto più illuminato presente? In un appassionato e convincente dibattito, tenuto in una delle mie classi proprio qualche giorno fa, gli studenti, quasi tutti di etnie diverse, erano sorprendentemente d’accordo: non possiamo e non dovremmo cancellare la memoria della brutalità della storia, dovremmo tenerla in vita al fine di condannarla per quello che era e non ripeterla”. Da vent’anni docente alla City University di New York, Grace Russo Bullaro ha affidato le sue riflessioni a questo articolo che, tradotto da Giovanna Pavesi, è stato pubblicato su “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara.

“Nel 1992, in occasione dei Cinquecentenario del Columbus Day, un esperto, sul Chicago Tribune dichiarava: “Povero Cristoforo Colombo. Politicamente scorretto, è morto da maschio europeo bianco, accusato di una serie di peccati. La storia non è riuscita nemmeno a restituirgli il suo vero nome, più simile a Cristobal Colon”. Prendo questa frase come immagine degli innumerevoli tentativi di “correggere la storia”, passando, bruscamente, da un errore all’altro.

Colombo nacque a Genova, in Italia. Suo padre si chiamava Fortunato Colombo e il suo nome era Cristoforo Colombo. Questi sono fatti acclarati e semplici da verificare. Eppure, l’autore di questo pezzo, intitolato “Those Who Condemn Columbus Ignore History’s Complexity” (“Coloro che condannano Colombo ignorano la complessità della storia”), ha, a sua volta, ignorato parte di questa complessità. Per la fretta di dissipare alcuni dei molti miti legati alla “scoperta” di Colombo, l’autore non si è chiesto quali fossero i dettagli corretti.


Columbus Circle, New York

Troppo spesso sembra che non riusciamo a mettere in discussione ciò che percepiamo come un fatto. Oppure cadiamo nella trappola di cercare “la soluzione più rapida e più facile”.

A questo punto, è inutile elencare le accuse mosse contro Colombo da coloro che, improvvisamente, scoprono che il motivetto “Nel 1492, Colombo navigò attraverso l’Oceano blu” avrebbe dovuto essere preso come una canzoncina per bambini (qui il testo in italiano) e non come un resoconto storico.

Noi tutti conosciamo le accuse di stupro e di saccheggio rivolte ai conquistatori del Nuovo mondo (che abbiamo appreso, non scoprirono nessun Nuovo mondo ma rivelarono soltanto la loro ignoranza riguardo a terre che erano popolate da dieci mila anni).


Statua di Colombo nella piazza omonima a Brooklyn, New York

Il dibattito su quale sia la posizione di Colombo nella storia è stato crescente e discendente per alcuni decenni, ma ha raggiunto nuova popolarità dopo i recenti fatti di Charlottesville, in Virginia. Questi episodi hanno strappato le bende dalla piaga infettata del razzismo in America e hanno espanso, di molto, la questione della commemorazione di figure e fatti storici, non solo per quanto riguarda Colombo, ma con più urgenza, anche in relazione a nomi e monumenti che possono ricordarci il Sud confederato, la Guerra civile e la schiavitù. In sintesi, questo, è un tentativo di seppellire gli accadimenti più brutti della storia per screditarli.

Se crediamo nell’antico aforisma che la storia è scritta dai vincitori (idea che trae le sue origini da Platone), forse, allora, questo è l’unico modo di punire gli europei imperialisti che hanno portato distruzione nel Nuovo mondo: togliere loro la vittoria cancellando la loro versione della storia, sostituendola con quella degli sconfitti. Spostare, cioè, il focus dai conquistatori ai conquistati.

Nel 1992, alcune comunità, in California, rinominarono il Columbus Day “Indigenous People’s Day”. Poco dopo anche Phoenix, Denver e Seattle seguirono questo esempio.

Qualche giorno fa, il 12 settembre 2017, una statua di Cristoforo Colombo, situata a Central Park, a New York, è stata vandalizzata. Il messaggio era chiaro: la sua mano era stata colorata con della vernice rosso sangue e la leggenda, scritta in lettere cubitali, diceva: “L’odio non sarà tollerato”. (Possiamo dire, però, che coloro che odiano Colombo, Robert E. Lee o qualsiasi altra figura controversa, sono liberi di farlo).

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Uno dei modi più utili per comprendere questo cambiamento in termini di percezione e apprezzamento di figure pubbliche e monumenti è contestualizzarlo come esempio di revisionismo storico.

Ma che cos’è, esattamente, il revisionismo storico? Questa, che sembra una domanda semplice, è di riflesso più complessa, in realtà. Ci rendiamo conto che non è così facile rispondere, come si può pensare.

[…continua…]

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