50 anni fa la ‘Summer of Love’, epoca di festival rock, hippies e Lsd

Cinquant’anni fa l’estate più intensa e stupefacente della storia si avviava al termine: una stagione che in pochissimo tempo era divenuta un vero e proprio fenomeno culturale mondiale, quella che per tutti è e resterà sempre la “Summer of Love”.

L’estate del 1967 ha oltrepassato i confini del tempo e dello spazio per divenire il simbolo di una rinascita culturale che attraverso la musica, la poesia e, non ultime, le droghe, ha segnato inesorabilmente anche gli anni a venire. Il sessantasette è stato l’anno dei Pink Floyd di Syd Barrett, di Sgt. Pepper dei Beatles e dei primi versi in musica di Jim Morrison: ma oltre che nella musica, il flower power inizia ad esplodere nei capelli e nei vestiti sgargianti, negli slogan contro l’American way of life gridati a gran voce da migliaia di ragazzi. In poche parole, ovunque.

Da gennaio ad ottobre, una stagione d’amore

Data simbolica dell’inizio di quella breve ma intensa stagione è il 14 gennaio 1967. Il luogo, San Francisco. Il Golden Gate Park viene letteralmente invaso da migliaia di hippies per lo “Human Be In”, il primo vero festival musicale della storia del rock.

La musica è solo il culmine di un movimento lento, graduale, che a San Francisco era iniziato decenni prima fra le pagine di scrittori come Lawrence Ferlinghetti e Philip Lamantia. Un movimento che in poco meno di sei mesi firma anche il proprio declino verso qualcosa di diverso: il 6 ottobre del ’67, un anno esatto dopo che l’LSD era stato dichiarato fuori legge, viene celebrato il “funerale” hippie che mette fine alla folgorante estate dell’amore.

Non è un caso che accada negli Stati Uniti, dove da tempo quel tanto sperato sogno americano si era sbriciolato sotto i colpi dei cannoni del Vietnam, ma quasi immediatamente l’esigenza di una strada diversa si fa sentire anche altrove: nella swinging London ad esempio, dove un’aria più rarefatta ma sempre intensa sta mobilitando migliaia di giovani.

Il 1967 in due libri

Nel 1968 uscirà un libro fondamentale per entrare nel clima di quella memorabile stagione: “L’Acid Test al Rinfresko Elettriko” di Tom Wolfe, un affresco colorato e affascinante degli anni statunitensi della psichedelia. Un reportage dettagliato ma anche poetico, delirante e ossessivo come solo gli anni che racconta sono stati: questo romanzo sui generis viaggia dall’incontro con Kerouac e Ginsberg a New York fino ai Beatles come sottofondo degli “acid test” a bordo di un bus che attraversa l’America alla ricerca di nuove, allucinate dimensioni.

Un racconto molto più lucido e ragionato quello di Fernanda Pivano, la donna che per prima tradusse in italiano i versi lisergici che in quell’estate del ’67 ancora risuonavano a San Francisco. Pubblicato nel 1972, cinque anni dopo il memorabile Festival di Monterey che aveva consacrato Janis Joplin e Jimi Hendrix nell’Olimpo degli dei del rock, “Beat hippie yippie” è un puntuale e preciso resoconto sul movimento hippie pre-sessantotto: un’analisi di quel laboratorio culturale e politico che a formato, e non poco, anche gli anni a venire.

(Federica D’Alfonso via fanpage.it, cc-by-nc-nd)


Foto Dale Cruse cc-by
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