La diffamazione online nel codice penale, tra Italia e Slovacchia

Con l’avvento dell’era digitale è stato inevitabile, per i diversi ordinamenti giuridici, dedicare particolare attenzione a nuove ipotesi di reato classificate genericamente come crimini informatici.

In Italia

Nella condotta tipica del delitto di diffamazione disciplinato dall’art. 595 del Codice Penale italiano, il bene giuridico tutelato è la reputazione, intesa come l’immagine di sé presso gli altri, per questo la pena prevista in caso di diffamazione è quella della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065.

Tuttavia, se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516.

Non è difficile rilevare, ergo, che la disciplina del reato di diffamazione ha dovuto necessariamente inglobare tutti quei comportamenti offensivi che si compiono attraverso le reti informatiche e le moderne tecniche di comunicazione in generale (sms, chat, newsletter etc..).

La diffusione di un messaggio con le modalità consentite dall’utilizzo di una bacheca Facebook ha potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone, e per questo motivo particolarmente aspre sono le sanzioni previste di fronte ad una violazione della normativa in materia.

Specialmente nei nostri tempi, specialmente nelle grandi città, spadroneggia un vizio che si chiama la maldicenza.

(Søren Kierkegaard)

E in Slovacchia?

Il reato di diffamazione disciplinato dall’art. 373 del Trestný zákon (Codice Penale slovacco), alla stregua del codice penale nostrano, sembrerebbe assumere un atteggiamento altrettanto severo.

Più precisamente, chiunque, secondo il codice penale slovacco, chi cagiona un’offesa fornendo informazioni in grado di danneggiare seriamente la reputazione della persona tra concittadini, la sua carriera, il business e/o le sue relazioni familiari è punito con pena detentiva fino ad un massimo di due anni.

Tuttavia, se l’atto di diffamazione provoca conseguenze ulteriormente gravi arrivando a cagionare danni su larga scala quali la perdita dell’occupazione o addirittura il divorzio, la pena detentiva può variare da un minimo di tre fino ad un massimo di otto anni di reclusione.

Un faccia a faccia sul ring, dunque, tra media tradizionali ed internet, dove nella rete la libertà di espressione non trova certo un campo franco al diritto.

(Marianna de Simone)

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