Anniversario delle leggi antisemite. Danko: stanno tornando le ombre del passato

Diverse istituzioni hanno celebrato venerdì la Giornata della memoria delle vittime dell’Olocausto e della violenza razziale, ricorrenza che cade in Slovacchia il 9 settembre di ogni anno, posando corone di fiori e tenendo discorsi in una cerimonia presso il memoriale all’Olocausto a Bratislava. Il ministro della Cultura Marek Madaric (Smer-SD) ha sottolineato come sia molto pericoloso che persone che esprimono apertamente idee estremiste siano attive nella vita pubblica e nella politica. Persone che, ricorda il ministro, stanno bene attente a non attraversare la linea oltre la quale potrebbero essere condannati a pene severe in base alla legge in vigore in Slovacchia. Madaric pensa che sia necessario «fare del nostro meglio – all’interno del sistema democratico – per allontanare queste persone ai margini della società, per sconfiggerli», una sfida alla quale la Slovacchia è chiamata tra pochi mesi, al test della prossime elezioni regionali [alle quali in diverse regioni ci sono candidati del partito dell’estrema destra Nostra Slovacchia (LSNS), ndr].

L’ambasciatore israeliano in Slovacchia Zvi Aviner Vapni invita le autorità a tenere alta la guardia perché quell’ideologia che in passato ha fatto milioni di vittime sta per riapparire nel nostro presente. «Dobbiamo agire e ora è il momento di agire», ha detto, in tre modi «commemorare, ricordare e fermare». Commemorare le vittime dell’Olocausto, ricordare come l’umanità sia stata umiliata e abbandonata alle ideologie, e fermare i nuovi adepti prima che sia troppo tardi.

Secondo il presidente del Parlamento e leader del Partito Nazionale Slovacco (SNS) Andrej Danko è dovere morale “permanente” di ogni cittadino slovacco, oltre che di uno Stato democratico, di onorare i diritti di tutti i cittadini e di commemorare le azioni sbagliate perpetrate in passato dai regimi totalitari nel nostro Paese. La nostra nazione ha una memoria storica, «e non dimentica i 57.628 concittadini ebrei» che furono vittime di persecuzioni e crimini di guerra, e furono «deportati nei campi di concentramento e di morte», ha dichiarato. Questi atti non possono essere attribuiti a colpa collettiva, ha sottolineato Danko, ricordando che gli slovacchi dimostrarono umanità e coraggio salvando centinaia di ebrei, cittadini a cui à stato dato il riconoscimento di “giusto tra le nazioni” per il loro eroismo.

Danko ha avvisato che con sempre maggiore urgenza stanno «emergendo le ombre del passato, nascondendosi dietro nobili ideali nazionali e cristiani». «Non lasciamo che gruppi di persone che diffondono l’odio semino nei nostri cuori il male» che tanto dolore e sofferenza ha portato alla nostra nazione.

Secondo il leader del partito di governo Most Hid e vicepresidente del Parlamento Bela Bugar, il 9 settembre è sì un giorno di memoria, ma anche di avvertimento: dobbiamo rievocare nella nostra mente gli eventi che hanno portato ad un enorme massacro di persone innocenti, ha dichiarato Bugar. Non possiamo rimanere indifferenti e vigili ai tentativi di relativizzare i crimini nazisti sulla popolazione ebraica e negare l’Olocausto, opinioni che si stanno sempre più diffondendo. Dobbiamo invece reagire anche con restrizioni legislative, modificando il codice penale o istituendo un gruppo di esperti, pensa Bugar.

Il 9 settembre del 1944 il governo slovacco emise un decreto ricordato come il “codice ebraico” che, sulla base della legislazione antisemita tedesca, stabiliva la posizione giuridica degli ebrei nello Stato Slovacco, deprivandoli dei diritti e requisendo le loro proprietà.

(Red)

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