Corte di Giustizia: rigettati i ricorsi contro le quote UE di Slovacchia e Ungheria

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CJEU) ha bocciato i ricorsi di Slovacchia e Ungheria contro la ricollocazione dei migranti da Italia e Grecia programmata dalla Commissione UE e approvata dai ministri dell’Interno dell’UE nel settembre 2015. I giudici hanno in questo modo seguito il parere dell’avvocato generale Yves Bot che in luglio aveva raccomandato alla corte di rigettare le cause intentate da Bratislava e Budapest nel dicembre 2015 contro il regime temporaneo di ricollocamento dei richiedenti asilo.

Il governo di Fico aveva definito la misura illegittima, perché violava i diritti del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali, e contestava l’approvazione a maggioranza piuttosto che all’unanimità della direttiva. Bot a luglio aveva scritto che l’UE non era andata oltre i propri poteri – come affermato dai due ricorrenti – poiché i trattati dell’UE consentono di adottare misure per affrontare emergenze chiaramente definite. Al tempo, anche Repubblica Ceca e Romania votarono contro il provvedimento.

Con questa sentenza la Corte di Giustizia, affermando che l’UE ha il diritto di fare eccezioni al processo legislativo e che le quote contribuiscono ad alleviare la notevole pressione sui sistemi di asilo dell’Italia e della Grecia, dà il via libera alla redistribuzione anche in Slovacchia e Ungheria.

Il piano era stato approvato per il ricollocamento di 120mila persone (e in seguito allargato a 160.000), delle quali finora solo 25mila hanno avuto accesso al programma. Secondo i piani, l’Ungheria avrebbe temporaneamente dovuto accettare 1.229 richiedenti asilo, e la Slovacchia 902.

Il primo ministro slovacco Robert Fico ha detto che il meccanismo è solo temporaneo e che scade il 26 settembre. Inoltre, la Slovacchia non subirà alcuna sanzione per la posizione assunta nei confronti delle quote obbligatorie.

Il capogruppo del Partito popolare europeo (Ppe), Manfred Weber, ha detto che «ora c’è la reale possibilità di guarire la ferita aperta nella politica migratoria dell’UE. Ci aspettiamo che tutti gli stati membri rispettino la sentenza e la attuino». Weber ritiene che «è ora essenziale che i paesi dell’UE lavorino insieme. Il flusso migratorio può essere gestito nel lungo termine solo attraverso la cooperazione» e il compromesso.

Per il commissario europeo a Migrazione e Affari interni Dimitris Avramopoulos, se gli Stati che non effettuano ricollocamenti non cambiano approccio, l’UE prenderà in considerazione il deferimento alla Corte europea di Giustizia. Riferendosi alla procedura di infrazione avviata nei confronti di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, Avramopoulos ha sottolineato che «gli stati membri devono ora mostrare solidarietà, perché è adesso che alcuni stati membri hanno bisogno di aiuto».

(Red)


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