Detti e proverbi – Spí ako dudok

Gentili lettori,

Con l’imminente inizio del nuovo anno scolastico ritorniamo a parlare di bambini. Quando i bambini fanno oooh!… di modi di dire relativi ai piccoli e alle loro azioni ce ne sono tanti, in ogni lingua. Ve ne presento alcuni, naturalmente sono spesso applicabili anche agli adulti.

Aká matka, taká Katka.

È la variante slovacca del proverbio che in italiano fa „quale la madre, tale la figlia“ o più frequentemente „tale madre, tale figlia“. Il proverbio slovacco per riferirsi alla madre e alla figlia dice „Tale madre, tale Caterina“ che in slovacco fa rima e questo sicuramente è l’unico motivo dell’utilizzo del diminutivo del nome Caterina, Katka.

Questo proverbio non serve spiegarlo ma forse non è più tanto azzeccato. Credo che oggi la maggior parte delle persone sono convinte che le figlie assomiglino piuttosto ai padri e i figli maschi alle madri. In passato la situazione era diversa perché la società e la famiglia erano strutturati diversamente, il ruolo della Donna, perciò della Madre e anche della Figlia, era prestabilito, erano le madri a istruire le figlie che poi portavano avanti in modo simile il proprio ruolo femminile in famiglia e in società. Oggi i ruoli talvolta s’invertono, ci sforziamo di convincere i nostri geni che gli uomini vanno benissimo come „mammi“ e che le donne si trovano senza difficoltà nel condurre un carro armato o a lavorare in miniera. Forse entro qualche anno su questo tema nascerà un proverbio con contenuto del tutto nuovo. Facciamoci sorprendere.

Aký otec, taký syn, aké drevo, taký klin.

Questo proverbio è sulla falsa riga di quello precedente su madre e figlia, ma approfondisce il tema e si allarga: „Quale padre, tale figlio, quale legno, tale tacca“. Il detto italiano più precisamente fa „è dal legno che esce la tacca“. Perciò Aký otec, taký syn, aké drevo, taký klin è facilmente applicabile anche alle cose oltre che alle persone, a differenza del detto sulla madre e la figlia, matka a Katka.

Jablko nepadá ďaleko od stromu.

Ai fini „statistici“ trovo d’obbligo riportare anche questo modo di dire, anche se tradotto letteralmente corrisponde a quello italiano. Fra tutti i modi di dire è quello che forse più spesso si utilizza per descrivere la somiglianza con i genitori: “La mela non cade mai lontano dall’albero”.

Ohýbaj ma mamko, pokiaľ som ja Janko, bo keď budem Jano, neohneš ma mamo.

Un bel esempio che utilizza il diminutivo/vezzeggiativo per esprimere il concetto. L’azione ripetuta di piegamento che in slovacco nella prima parte della frase è espressa con il verbo ohýbať, non è riproducibile in lingua italiana perciò ho deciso di utilizzare una ripetizione del verbo piegare: letteralmente „Piegami e ripiegami, mammina, finché sono Beppino, perché mamma, quando sarò Giuseppe, non mi piegherai più“, ho provato a fare una variante al femminile perché più facile la rima: „Tu piegami e ripiegami, mammina, finché sono tua Giovannina, non riuscirai a piegarmi mamma, quando sarò diventata Giovanna.“

Così da grandi si può dire tranquillamente ai propri genitori perché non si corrisponde mai alle loro aspettative: la colpa è (ovviamente) tutta loro, avrebbero dovuto avere la mano più dura quando eravamo piccoli. E pazienza, se la storia si ripete ad ogni generazione!

Il detto in slovacco standard: Ohýbaj ma mamka, pokiaľ som ja Janko, lebo keď budem Jano, neohneš ma mama.

Il bambino dorme?
Spí ako poleno.

Dorme senza muoversi? Ma respira? Benissimo, questo bravo bambino spí ako poleno, “dorme come un tronchetto”. Forse perché la legna che si preparava o si raccoglieva e poi s’immagazzinava, d’inverno se ne stava lì buona buona, senza appunto visibilmente muoversi (ma allo stesso tempo invisibilmente seccava), in attesa che i nostri avi sfilassero i tronchetti uno per uno per alimentarci il fuoco e diffondere il calore e la luce in casa. Per gli italiani si “dorme come un ghiro” o “come un tasso”.

Spí ako dudok.

Questo è un modo di dire davvero curioso. Spí ako dudok significa letteralmente „dorme con un’upupa“. Premesso che pochi slovacchi sanno com’è fatto un dudok così come pochi italiani sapranno cos’è e com’è fatta un’upupa (L’UPUPA? Ma cos’è? Un albero africano? Nome di un personaggio di StarTrek? O forse una nuova droga sintetica?) – e qui possiamo dire per chi non lo sa, che l’upupa ovvero dudok è un uccellino che vive nel bosco ed è molto carino, è colorato e ha una magnifica cresta che però non l’esibisce spesso. In alcune zone d’Italia viene chiamato anche galletto marzolo. Visto che gli slovacchi hanno coinvolto l’upupa in questo modo di dire, quest’uccello sarà forse un eterno dormiglione? Sembrerebbe di no. Ma l’upupa è uno di quegli uccellini il cui nido è rinomato per uno specifico “profumatore per gli ambienti”: si dice (personalmente non ho avuto la fortuna) che il nido dell’upupa emani un odore terribile. È dovuto alle secrezioni particolari che producono i piccoli (ma anche la loro mammina quando cova) e che nel caso di pericolo diffondono insieme alle feci piuttosto liquide come “spara-puzza” impregnandone però anche il proprio nido. E se riescono a dormire beatamente, nonostante l’olezzo, vuol dire che il loro sonno è davvero profondo.

Perciò se per la maggior parte delle persone Spí ako dudok rimane un sinonimo di „dormire profondamente“, nel caso di bambini piccini possiamo aggiungere „dormire profondamente nonostante il pannolino maleodorante“.

Il bambino piange? Grida?
Plače/Kričí, akoby ho drali z kože.

Questo è un pianto o grido veramente toccante, di dolore o di disperazione. Quando qualcuno “piange o grida come se lo scuoiassero”, son dolori. Immagine sicuramente legata alla vita contadina, ma verosimilmente si potrebbe ricercarla ancora nella realtà dell’uomo primitivo.

Plače/Kričí ako najatý.

Questo modo di dire è meno toccante e più divertente di quello precedente. Come piange o grida uno quando lo fa “come se fosse prezzolato/pagato”? Lo fa ovviamente con tanta convinzione, a polmoni aperti e a bocca spalancata, a volte può far sorgere il dubbio se sia stato pagato per dato spettacolo, tanto ci riesce bene.

Non mi piaceva riportare in questa sezione dedicata ai bambini il “grida come un forsennato”, kričí ako blázon, ma ecco che l’ho appena scritto, perciò è fatta. Non tutte le ciambelle vengono col buco, giusto?

Il bambino cresce?
Rastie ako z vody.

I bambini slovacchi crescono non “a vista d’occhio”, come quelli italiani, ma rastú ako z vody, “crescono come dall’acqua”. Si sa, annacquare fa bene alle piante, dei piccoli semi diventano dei grandi alberi, così anche i bambini se ben nutriti crescono belli e sani. Per farli diventare brave persone bisogna andare ben oltre: scegliere con estrema cura il giusto nutrimento per i loro occhi, orecchi, mani e per i loro cuori. Per tale impresa non scontata faccio i miei auguri a tutti i genitori, e ai bimbi auguro un buon e divertente anno scolastico!

(Michaela Šebőková Vannini  ―  vedi il suo blog)


Foto Frank Boyd cc-by-nc-sa
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