A 25 anni dalla separazione, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno rapporti ottimi

Sabato 26 agosto era il 25° anniversario della firma dell’accordo per la divisione della Cecoslovacchia. L’allora leader del governo ceco Vaclav Klaus (poi due volte presidente ceco) e l’omologo slovacco Vladimir Meciar firmarono il documento che scriveva la parola fine alla storia dello stato federato nato nel 1918 presso la villa Tugendhat a Brno il 26 agosto 1992. L’evento avveniva sei settimane dopo che i due politici avevano raggiunto nello stesso luogo un accordo generale sullo scioglimento della Repubblica Cecoslovacca (quello in seguito ricordato come “divorzio di velluto”) in due stati indipendenti che poi entrò formalmente in vigore il 1° gennaio 1993.


Meciar e Klaus in trattativa sul divorzio della Cecoslovacchia, 1992

Il premier Robert Fico, presente con il suo omologo ceco Sobotka a una trasmissione della televisione ceca in occasione dell’anniversario, ha detto che analizzare gli eventi di allora non ha molta importanza, poiché ora è più importante discutere del processo di integrazione europeo e del ruolo che Slovacchia e Repubblica Ceca potranno svolgere nell’Unione europea. Il premier slovacco ritiene che a 25 anni da quei fatti, oggi c’è bisogno di concentrarsi sulle gravi sfide che riguardano il futuro dell’UE. La Slovacchia vuol far parte del nucleo dell’UE, ha detto, e «cosa farà la Repubblica Ceca che non ha [voluto] la moneta unica?». Non voglio che la Slovacchia perda questo treno, «se ci integriamo di più nei settori del sistema sociale, della tassazione e così via, nel giro di un anno saremo in grado di adottare misure che potrebbero avvicinarci nei prossimi dieci anni allo standard medio di vita nell’Unione europea», ha affermato il capo del governo slovacco. In ogni caso, ha detto, il processo di creazione di un nucleo forte dell’UE dovrebbe essere inclusivo, e tutti i paesi devono poter essere coinvolti nel processo a prescindere dalla moneta adottata. Un invito specifico a Praga a prendere quello stesso treno per farsi spazio nel cuore dell’unione.

Il premier ceco Bohuslav Sobotka ha detto che oggi non esistono altri due stati in Europa che sono più vicini di Slovacchia e Repubblica Ceca, una considerazione condivisa senza mezzi termini anche da Fico. Sobotka ha detto che si dovrebbe approfittare dell’esperienza slovacca con l’euro per valutare attentamente l’impatto dell’adozione della moneta europea anche in Repubblica Ceca. Il fatto è, ha detto Sobotka, che con l’euro «la Slovacchia è prosperata». Nel frattempo, il governo ceco ha chiesto di partecipare come membro osservatore ai consigli dei ministri delle Finanze dell’Eurozona per non restare esclusa dal principale filone dell’integrazione europea.

Nello stesso giorno il presidente ceco Milos Zeman ha ricordato che Repubblica Ceca e Slovacchia hanno relazioni straordinariamente importanti e fraterne, cui ha contribuito l’essere entrambi membri dell’Unione europea. Zeman ha detto che la divisione di fatto era iniziata nel 1990, poco dopo il ritorno della democrazia nel Paese, con piccole controversie sul nome dello stato cecoslovacco. Lui nel 1992 aveva anche proposto un’alternativa alla divisione, ha affermato, una forma di “Unione cecoslovacca” nella quale i due paesi avrebbero avuto un bilancio separato.

(La Redazione)


Foto vlada.gov.sk

 

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