Brexit: negoziati UE-GB, nebbia fitta sulla Manica

All’inizio del terzo ciclo negoziale sulla Brexit tra l’Unione europea e il Regno Unito (28-31 agosto 2017), la distanza tra le parti non accenna a diminuire[1]. Come noto, nell’incontro iniziale del 19 giugno è stata convenuta la struttura dei negoziatie sono state individuate le tematiche prioritarie oggetto della prima fase delle trattative.

Il governo di Londra ha dovuto rinunciare al cavallo di battaglia lungamente sbandierato: il parallelismo tra negoziato sull’accordo di recesso e quello concernente gli aspetti essenziali del quadro sulle future relazioni tra Regno Unito e Unione europea.

Si è convenuto, invero, che la seconda fase delle trattative, quella in cui si discuterà dei reciproci rapporti commerciali, inizierà solo se il Consiglio europeo avrà constatato l’esistenza di progressi “sufficienti” su tre tematiche in particolare: a) le questioni inerenti i diritti dei cittadini delle due parti; b) la liquidazione degli aspetti finanziari; c) le questioni concernenti la frontiera tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord.

Secondo round, bilancio deludente
Il bilancio del secondo incontro negoziale (17-20 luglio), in cui tali tematiche sono state trattate per la prima volta in maniera sostanziale, è stato tuttavia estremamente deludente e la distanza tra le due parti, per taluni aspetti, si è anche approfondita.

Né i numerosi position papers pubblicati dal Regno Unito durante la pausa estiva hanno contribuito a semplificare la trattativa. Si è assistito, infatti, ad un ulteriore tentativo, da parte britannica, di spostare il negoziato dall’accordo di recesso a quello sulle future relazioni. L’operazione non è stata per nulla apprezzata dalla controparte europea. Al riguardo, Guy Verhofstadt, che presiede lo Steering Group del Parlamento europeo sulla Brexit, ha affermato recisamente che “To be in & out of the Customs Union & ‘invisible borders’ is a fantasy”.

Invero, la proposta di un periodo transitorio (biennale?) dopo il marzo 2019, in cui verrebbe sostanzialmente mantenuta l’esistente unione doganale e, tuttavia, sarebbe consentito al Regno Unito di negoziare accordi commerciali con i Paesi terzi, pare inconcepibile alla luce delle attuali regole europee. Applicare, poi, al transito delle merci e delle persone alla frontiera terrestre nord-irlandese un sistema semplificato di tracciabilità e dichiarazioni doganali telematiche, oltre alle questioni politiche che pone nei due territori coinvolti, di sicuro è suscettibile di creare notevoli problemi di sicurezza a tutto tondo, non solo nazionale, in tempi di terrorismo, ma anche legata genericamente ai prodotti, ed a quelli alimentari nello specifico.

Infortuni incredibili e bilanci fumosi
A districare la prioritaria e spinosa questione dei diritti dei rispettivi cittadini, in disparte della nota tecnica congiunta pubblicata in esito al secondo incontro, che ha peraltro messo in luce l’esistenza di divergenze considerate “fondamentali” dal negoziatore europeo Michel Barnier, non ha certo contribuito l’incredibile infortunio in cui è caduto l’Home Office con l’invio – assertivamente erroneo(!) – di 100 lettere a cittadini dell’Ue legittimamente residenti nel Regno Unito, a cui è stato dato un mese di tempo per lasciare il Paese, pena l’espulsione previa, addirittura, l’irrogazione di misure restrittive della libertà personale. […]

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Foto pixabay/CC0

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