Raccolti di cereali inferiori di un quinto, SPPK: contro la siccità serve investire nell’irrigazione

Si è conclusa a metà di agosto la raccolta di cereali nelle regioni meridionali della Slovacchia. Secondo i produttori associati alla Camera agricola e alimentare slovacca (SPPK) il rendimento del grano quest’anno è inferiore circa del 20% rispetto all’anno precedente, soprattutto a causa delle gelate di questa primavera e della persistente siccità durante l’estate. È vero, tuttavia, che il 2016 è stato un anno eccezionale per la produzione cerealicola nazionale. La resa totale di cereali nel 2017 è pari a 2,5 milioni di tonnellate, circa 600.000 tonnellate in meno su base annua. Anche così, la Slovacchia produce più di quanto consuma.

Dopo un’altra stagione di tempo asciutto e caldo, gli agricoltori continuano a chiedere al governo la creazione di un Fondo di rischio che possa coprire i cosiddetti rischi non assicurabili. Inoltre, SPPK invita lo Stato a sostenere la costruzione di impianti di irrigazione nei campi coltivati, dal momento che la rete irrigua attuale, creata in epica comunista, è decisamente malconcia dopo decenni di disinteresse, e oggi funziona soltanto su un’area limitata.

Su questa richiesta si è detto d’accordo anche il primo ministro Fico all’apertura della Fiera internazionale Agrokomplex a Nitra lo scorso weekend: «avevamo quasi 320.000 ettari di terreni coperti da sistemi di irrigazione prima del 1989. Adesso sono solo 100.000 ettari, meno di un terzo. Dobbiamo introdurre misure in questo campo, altrimenti l’agricoltura [slovacca] non sopravviverà ai cambiamenti climatici in atto», ha detto Fico, che recentemente aveva incolpato chiaramente il cambiamento climatico («piuttosto brutale») come principale sfida per la produzione agricola nazionale. Le colture «che un tempo venivano coltivate nella Slovacchia occidentale e meridionale ora sono seminate nel nord» del Paese. Inoltre, «stanno anche crollando i livelli delle acque sotterranee», aveva detto Fico.

(Red)


Foto josealbafotos CC0

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