La genuinità del cibo in Europa, tra Fipronil e qualità inferiore all’Est

Mentre nell’Unione europea è scoppiata la guerra al Fipronil e agli ovoprodotti che lo contengono, in parallelo, ma in sordina da alcuni mesi, è scattata la denuncia dell’esistenza di un doppio standard qualitativo alimentare per alcuni Stati membri. Gli stessi cibi che vengono prodotti e confezionati con lo stesso nome nella parte occidentale del nostro continente, avrebbero una qualità più scadente nei paesi dell’Est europeo. Il gruppo, composto da Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e da poco anche la Romania, ha presentato la denuncia alla Commissione Ue. A guidare la protesta dei Paesi centro-europei è il primo ministro slovacco Robert Fico, che ha già incontrato il presidente Jean-Claude Juncker. I Paesi discriminati, in assenza di misure Ue atte a ripristinare l’equilibrio, minacciano restrizioni temporanee alle importazioni.

Il presidente Juncker ha dichiarato che in settembre intende emanare delle linee guida su come interpretare l’attuale direttiva sulla sicurezza alimentare, senza escludere che possa essere approvata una nuova legislazione. Per Juncker è assolutamente inaccettabile un doppio standard qualitativo, riconoscendo l’esistenza del problema e afferma che l’Europa non può ammettere un metodo che prevede, in campo alimentare, cittadini di seconda categoria, discriminando al ribasso la qualità degli alimenti. Che queste differenze esistano, il governo slovacco lo aveva segnalato con un suo studio sui prodotti che dimostravano palesemente differenze di colore, consistenza e sapore pur mantenendo un packaging identico.

Organoletticamente poi le differenze al ribasso sono state riscontrate in alcuni ingredienti presenti in minor quantità percentuale di nutrienti o ancora l’uso di ingredienti più economici. In giugno però la Commissione Ue chiamata in causa ha risposto che al momento non erano state rilevate anomalie di mercato. Dopo che anche la Romania ha fatto fronte comune, anche il ministro ceco all’Agricoltura, Marian Jurecka, ha sottolineato come i cittadini siano stanchi ed indignati di questa discriminazione.

La commissaria europea alla Giustizia, Consumo e Uguaglianza, Vera Jourovà, anch’essa ceca, ha affermato: «Siccome la doppia qualità dei prodotti alimentari della stessa marca negli Stati membri è ingannevole, intollerabile e ingiusta per i consumatori, farò tutto il possibile per farla finire».

Fino ad oggi in Europa l’etichettatura si riferisce alla Sicurezza alimentare e alla nutrienza, è necessario ora definire anche i parametri di qualità. La giustificazione politica di questa malpractice deriva dalla differenza economica del salario, inferiore in questi Paesi dell’Est. Alcuni anni fa, uno studio della Commissione europea trovò una percentuale di grassi trans (che sono molto dannosi alla salute) molto maggiore, rispetto a quanto è raccomandato da noi medici.

Molti prodotti venduti nei Paesi dell’Est, rispetto agli stessi prodotti alimentari di altri Stati dell’Ue, presentavano questi grassi dannosi in maggiore quantità, ad esempio nei popcorn per microonde, pasticceria, pizze congelate, margarina. La risoluzione di questo ulteriore problema non solo ci rassicura sulla qualità, ma ci dà nuove fonti alimentari che ci proteggono da malattie metaboliche, come il diabete, l’obesità, specie quella infantile e migliora la qualità della vita di noi Paesi più longevi.

(Giorgio Calabrese, via lastampa.it cc-by-nc-nd)


Foto bentsai81/CC0

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