Dai boschi alle scuole, il gruppo paramilitare Slovenski Branci sotto la lente della polizia

La polizia indagherà sull’organizzazione paramilitare Slovenski Branci (Leve Slovacche) che il Ministero dell’Interno indica come organizzazione estremista e che convoglia i contributi ad essa indirizzati a un conto bancario privato. È stato proprio il ministero a chiedere l’esame dell’organizzazione, scrive il quotidiano Sme, dopo che l’organizzazione ha lanciato sul proprio sito web e sui social network una campagna di fundraising per sostenere la creazione di una milizia, addestrare nuovi accoliti, acquistare attrezzature. La raccolta fondi, sostiene il ministero, non è stata autorizzata e Slovenski Branci non è una persona giuridica o un’associazione registrata in grado di ricevere contributi in denaro.

Il capo del gruppo paramilitare, Peter Svrcek, che fondò la SB a 16 anni nel 2012, ha ammesso a un giornalista di Sme che i soldi finiscono nel suo conto personale, ma spiega che si tratta di donazioni, e non di una raccolta fondi. E le donazioni non sono vietate dall’ordinamento slovacco. In ogni caso, lui dice di essere in grado di mostrare senza alcun problema ai donatori dove i contributi vanno a finire.

I Branci, che sul proprio sito si definiscono “organizzazione apolitica e senza scopo di lucro”, erano 250 a fine 2016, con membri tra i 15 e i 40 anni, ma Svrcek non intende chiedere la registrazione ufficiale alle autorità, perché «il governo non riconoscerebbe mai gruppi paramilitari sul suo territorio». Inoltre, il fatto di essere registrati impedisce anche che il gruppo possa essere dichiarato illegale e smantellato. Nazionalisti di estrema destra, xenofobi e filorussi, diversi membri dei Branci sono andati a combattere in Ucraina tra i separatisti del Donbass, dopo un addestramento da parte di ex ufficiali Spetsnaz, i corpi speciali sovietici e poi russi.

Negli ultimi tempi sono diventati più visibili nella società, e oltre all’addestramento armato nei boschi dove si allenano a dure pratiche militari sono riusciti a introdursi anche nelle scuole, invitati da dirigenti scolastici contro le indicazioni del ministero dell’Istruzione. Alcuni membri di SB hanno mostrano in diverse occasioni ai bambini delle scuole elementari (l’ultimo caso a Nitra in maggio, cui ha fatto seguito una visita degli ispettori) le loro tecniche di preparazione, come difendersi da un attacco chimico o come sparare con pistole ad aria o lanciare una granata.

Il commentatore Jakub Filo nel suo spazio su Sme scrive che i Slovenski Branci giocano sul filo dell’illegalità in una società che vuole essere democratica e rispettosa dei diritti, e la cui imperfezione impedisce di difendersi da gruppi che hanno l’obiettivo di abbattere la democrazia. «La democrazia ha però il diritto di difendersi, ed è giunto il momento di intervenire attivamente nel caso di Slovenski Branci». L’ultima volta che il sistema ha sottovalutato una situazione simile, nel caso dei neo-nazisti di Marian Kotleba, gli estremisti sono arrivati in Parlamento. «Ma i Branci non hanno obiettivi politici. Stanno addestrandosi a sparare», è il monito di Filo.

(La Redazione)


Foto FB/slovenskibranci

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