Vladimir Meciar non sarà perseguito per le amnistie concesse nel 1998

L’ex primo ministro slovacco Vladimir Meciar non sarà perseguito per l’abuso dei poteri che ha commesso emanando nel 1998 le controverse amnistie che hanno preso il suo nome, e che il Parlamento ha annullato lo scorso aprile, un provvedimento divenuto effettivo alla fine di maggio con un verdetto della Corte costituzionale nel quale veniva confermato l’abuso di potere. Il termine per avviare il procedimento penale è infatti scaduto, ha informato la direzione regionale della polizia di Bratislava, che ha chiuso la pratica contro il potente politico che ha dominato la Slovacchia negli anni ‘90.

Le amnistie riguardano il sequestro nel 1995 del figlio del presidente Michal Kovac e l’omicidio, l’anno successivo, dell’agente di polizia Robert Remias, che stava proteggendo un testimone chiave del rapimento. Entrambi i fatti sono collegati con l’entourage del premier Meciar e la sua disinvolta idea di gestione della politica, e sono ritenuti esecutori materiali i servizi segreti slovacchi in combutta con elementi della criminalità organizzata.

Il deputato di Libertà e Solidarietà (SaS) Ondrej Dostal, presidente del Partito Conservatore Civico (OKS), non ci sta e ha inviato una lettera al Procuratore generale della Repubblica, Jaromir Ciznar, per chiedere  di riesaminare la decisione della polizia. Dostal ritiene che sia errato stabilire la questione decaduta. La legge costituzionale adottata la scorsa primavera che ha avuto come conseguenza l’annullamento delle amnistie di Meciar precisa infatti in maniera specifica che non possono valere in questo caso i normali termini di decadenza per un procedimento penale.

Il 5 aprile 2017, diciannove anni dopo i fatti, il Parlamento slovacco ha approvato a larghissima maggioranza – 129 voti di tutti gli schieramenti tranne il partito di estrema destra di Marian Kotleba, il Partito Popolare Nostra Slovacchia (LSNS) – una mozione per la revoca delle amnistie concesse nel 1998 da Vladimir Meciar, allora primo ministro facente funzione del presidente della repubblica dopo la fine del mandato del presidente Michal Kovac. A questo si è giunti dopo lunghissime ed estenuanti trattative tra coalizione ed opposizione, con il premier socialdemocratico Robert Fico – che nel suo primo governo (2006-2010) era alleato dell’HZSZ di Meciar) – che ha cambiato la sua posizione da una chiusura tout-court a una apertura condizionata. La sua proposta di revisione costituzionale, aggiunta di altri contributi, è poi stata la base per il provvedimento approvato in Parlamento.

Il testo passato in aula il 5 aprile è poi stato sottoposto alla Corte costituzionale che era chiamata a dare un giudizio entro 60 giorni. Il tribunale costituzionale ha deciso il 31 maggio, in una sessione a porte chiuse, di annullare le controverse amnistie che interruppero le indagini su casi penali di grande rilevanza in quel periodo della storia slovacca. La sentenza ha cancellato anche la grazia concessa dal presidente Kovac poche settimane prima di finire il suo mandato alle persone coinvolte nel caso Technopol, nel quale il figlio era rimasto invischiato insieme ad altre persone.

L’atto di revoca delle amnistie è stato considerato un contributo a fare finalmente giustizia di una situazione giudicata immorale da molti politici e personalità della società civile, e di un’epoca di estrema contrapposizione politica che ha visto protagonisti da un lato un premier dalle ambizioni autocratiche e dall’altro un presidente (Michal Kovac), già suo compagno di partito, che invece cercava di salvare la Slovacchia dall’isolamento internazionale nel quale Meciar l’aveva guidata.

(La Redazione)


Foto TA3.com

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