Crisi di ferragosto per il governo slovacco. Via il ministro Plavcan, SNS in difficoltà

Niente vacanze vere e proprie per l’esecutivo slovacco quest’anno, che invece ha passato un ferragosto di fuoco. Nelle due passate settimane il governo di Robert Fico ha visto una crisi che ha probabilmente segnato gli equilibri della coalizione tripartita che sostiene il gabinetto con la maggioranza parlamentare. Tutto è iniziato lunedì 7 agosto, quando il leader dei nazionalisti Andrej Danko (SNS) ha affermato in una conferenza stampa la volontà di ritirarsi dall’accordo di coalizione – siglato nel marzo 2016 con i socialdemocratici di Smer-SD e i conservatori moderati di Most-Hid – a causa di un conflitto nato sul finanziamento di progetti presso il ministero dell’Istruzione, gestito dal ministro SNS Peter Plavcan.

Il Partito Nazionale Slovacco, aveva detto il presidente Danko, riteneva urgente e necessario ridefinire le regole di funzionamento della coalizione di maggioranza, nonché di fissare nuove priorità per la redazione del bilancio dello Stato allo scopo di ripristinare la fiducia tra i partner della coalizione e la fiducia dei cittadini nel governo. Il suo vice Jaroslav Paska aveva anche detto che il partito non escludeva di andare ad elezioni anticipate se non si fosse riusciti a trovare un nuovo equilibrio nella cooperazione tra i tre partiti di coalizione.

Una uscita, quella del presidente SNS (foto sotto), che ha lasciato basiti non solo gli altri leader della coalizione, ma addirittura alcuni alti funzionari del suo stesso partito, come il vice presidente Hrnko, che ha ricevuto notizia della conferenza stampa del capo senza averne il minimo avviso.

Il giorno successivo, martedì 8 agosto, il tripartito si è incontrato in una riunione del consiglio di coalizione, il consesso in cui le dichiarazioni di Danko avrebbero dovuto essere fatte ancora prima di parlare ai giornalisti, come aveva sottolineato a caldo il capo di Most-Hid Bela Bugar. Dopo la riunione, Bugar si è limitato a dire che «non esiste alternativa a questa coalizione» per governare il paese, una affermazione, ha detto, che è stata condivisa dalle direzioni di tutti i tre partiti, che si sarebbero rivisti a fine settimana per dirimere la crisi.

Le contrapposizioni, secondo alcuni analisti politici, non erano in realtà così forti come sembravano in un primo momento, e l’opzione delle elezioni anticipate – cui la Slovacchia democratica ha fatto ricorso una sola volta negli anni ’90 – sembrava tra tutte la meno probabile. Ma già allora si riteneva che il nodo della questione, e dell’iniziativa di Danko, era da ricercare nello scandalo emerso alla fine di luglio presso il ministero dell’Istruzione, con potenziali fatti nuovi che al tempo non erano ancora noti al grande pubblico.

Nelle calde giornate dell’ultima settimana di luglio il partito di opposizione Gente comune e personalità indipendenti (OLaNO) aveva accusato il ministero dell’Istruzione e Ricerca slovacco di non aver svolto i dovuti controlli nel finanziamento con fondi europei a progetti di ricerca presentati da piccole società o associazioni che non avrebbero reali capacità in termini di ricerca e dunque non in grado di gestire in maniera oculata i finanziamenti. I parlamentari di OLaNO annunciarono allora l’intenzione di presentare una mozione di sfiducia contro il ministro Plavcan, chiedendo al presidente del parlamento e leader SNS Andrej Danko di rinunciare al dicastero e sospettando metodi corruttivi nel trattamento dei fondi. Ad essi si aggiunse il maggior partito di opposizione, Libertà e solidarietà (SaS), chiedendo a Plavcan (foto sotto) di assumersi le proprie responsabilità e di lasciare la carica. I membri SaS hanno annunciato il raggiungimento del numero di firme di deputati necessarie (ne servono trenta) per chiedere un voto parlamentare di sfiducia.

Sulla assegnazione di denaro a progetti di ricerca e innovazione finanziati da fondi europei – si parla di due bandi per centinaia di milioni – sta indagando da un lato la polizia slovacca, con la sezione criminale NAKA, e dall’altro l’agenzia europea antifrode OLAF. Le richieste di pagamento, ha detto la Commissione europea, saranno autorizzate soltanto dopo una verifica dei progetti e della loro trasparenza ed efficacia delle somme richieste.

I risultati dei bandi per il sostegno della ricerca e innovazione industriale erano stati già contestati dai rettori delle maggiori università slovacche e dai rappresentanti dell’Accademia Slovacca delle Scienze (SAV), che in luglio inviarono una lettera di protesta dopo che nessuno dei loro progetti venne approvato all’interno del procedimento di selezione che metteva in palio ben 300 milioni di euro. La commissione selezionatrice aveva invece preferito progetti privati di imprese spesso senza precedenti esperienze nel campo e alcune anche prive della capacità finanziaria per fare ricerca. Anche diverse imprese di alto profilo, i cui progetti sono stati rifiutati, hanno denunciato i criteri di selezione e in alcuni casi la richiesta, da parte di membri della commissione giudicante, di una tangente del 20% per l’approvazione. Il governo ha promesso di annullare per intero l’ultimo bando a seguito della decisione della Commissione UE di annullare il finanziamento di quattro dei progetti per sospetti sull’assegnazione dei fondi. Il primo ministro Robert Fico ha dato una spallata al Partito Nazionale Slovacco dicendo il 16 agosto di voler licenziare il ministro Plavcan, quale passo decisivo verso la conclusione della crisi, e ha chiesto a Danko di presentare una proposta per la sua sostituzione “al più presto”.

Plavcan aveva accettato di  cambiare il sistema di valutazione dei progetti nei bandi pubblici, sostituire la commissione giudicante e rifare da zero l’ultimo bando per l’innovazione, assicurando che ai vincitori non era stato ancora erogato un solo euro. Aveva inoltre invitato la Commissione europea, che aveva inviato una lettera di avvertimento al governo, a indagare su eventuali frodi. Alla fine, però, il ministro ha ceduto alle pressioni e rinunciato al proprio mandato. Il presidente SNS Danko, pur negando le accuse di corruzione al suo partito, ha accettato di rimuovere il ministro, probabilmente non vedendo alternative o altre possibili risoluzioni alla crisi cui aveva lui stesso dato avvio, e che quasi certamente pagherà in termini di consenso elettorale. Danko, che si è detto tradito da Fico, ha poi annunciato una pausa di riflessione, che finiva ieri 21 agosto, per decidere se e come procedere con i partner di coalizione e addirittura se rimanere lui stesso in politica. Decisioni non così scontate se ieri Danko ha inviato un messaggio agli altri leader della coalizione per chiedere di rinviare a venerdì 25 l’incontro a tre che avrebbe dovuto risolvere la crisi. Secondo il sito pluska.sk ha anche chiesto loro di rinviare il consiglio dei ministri che si doveva riunire mercoledì.

Le elezioni anticipate, che l’opposizione crede essere l’unica soluzione alla crisi – convinta di poter guadagnare dallo scandalo – sono nel frattempo respinte con forza dagli altri due membri della maggioranza, Smer-SD e Most-Hid, che rivendicano la bontà del progetto del governo per garantire la stabilità del paese e l’ambizione di essere un membro forte e integrato dell’Unione europea, un obiettivo che si può ottenere solo con una coalizione stabile.

(La Redazione)


Immagine: BS
Foto nrsr.sk
Foto minedu.sk

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