Detti e proverbi – Babka k babce, budú kapce

Gentili lettori, nel bel mezzo di questa torrida estate torniamo con la nostra rubrica, oggi dedicata alle cose di poco valore, le pochezze. Tradizionalmente gli slovacchi non erano persone ricche, la povertà quella vera era una realtà quotidiana per la stragrande parte della popolazione e questo naturalmente non si poteva non rispecchiare nei detti e modi di dire.


 

Za málo peňazí, málo muziky.

Potete sentirvi dire questo detto – in maniera non proprio cortese – quando andate a reclamare che i servizi ricevuti non corrispondevano alle vostre aspettative. Il gestore o il titolare si lava le mani, rispondendovi “picche”: “per pochi soldi poca musica”. L’origine del detto è sicuramente riconducibile alle feste paesane, dove venivano a suonare dei musicisti. Se oggi la banda è pagata dal proprietario o dall’organizzatore, in passato i musicisti suonavano su richiesta e venivano pagati per ogni esecuzione dai ragazzi presenti che volevano ballare o invitavano a ballare una ragazza. Se i soldi erano pochi, la musica “non durava a lungo”. Da questo si deduce che per un valore limitato i servizi sono anch’essi limitati.

C’è una canzone popolare molto conosciuta Bodaj by vás, vy mládenci, čerti vzali che riporta a questo contesto:

Bodaj by vás, vy mládenci, čerti vzali
keď ste vy mňa na ten cimbal nepozvali:
ja bych bola tancovala, aj na cimbal niečo dala
aj vás všetkých pobozkala!

Che il diavolo vi porti tutti via, ragazzi,
perché non mi avete invitato quando suonavano il zimbalon
io avrei ballato, avrei anche dato qualcosa per la musica
e vi avrei anche baciati tutti!


 

Ak netečie, bár kvapká/ Ak netečie, aspoň kvapká

Se le risorse sono limitate, se le cose non vanno proprio come ci si aspettava, ma vogliamo vedere il famoso bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto, possiamo dire Ak netečie, aspoň kvapká, “se non scorre, almeno sgocciola”, meglio poco che niente, bisogna essere positivi. È un detto che si applica bene in tanti ambiti, ma a livello meno formale.


 

Dostať z koláča dieru

Quando qualcuno dice Dali mi z koláča dieru e con ciò vuole descrivere come lo hanno pagato per un lavoro, un servizio o commissione svolti, lo traduciamo con “Mi hanno pagato con il buco della ciambella“, cioè con un „grazie e arrivederci!“. Questo detto esprime chiaramente lo scontento, la delusione e le aspettative tradite, e viene usato in questi contesti. Non serve dire che non è adatto per un colloquio formale!

Parlando di dolci con i buchi mi viene in mente un detto italiano che sento spesso, „non tutte le ciambelle vengono col buco“. Un detto slovacco corrispondente potrebbe essere Nebýva z každej rudy zlato, „Non da ogni minerale metallico si ricava oro“, ma non è un detto diffuso, e se vi dovesse venire in mente di usarlo, gli slovacchi potrebbero lanciarvi qualche sguardo curioso…


 

Deravý groš, fajka močky, za babku, za facku

Le parole riportate nel sottotitolo: deravý groš – il soldo bucato, fajka močky – la pipa riempita di tabacco masticato, za babku – per nonna, za facku – per uno schiaffo, non sono detti e modi di dire, ma inserite in alcuni contesti diventano dei sinonimi di „nonnulla, poco, senza o di poco valore, quasi niente“. Vediamoli insieme.

Nestojí to ani za fajku močky./ Nestojí to ani za deravý groš. „Non vale niente.“ Non vale nemmeno una pipa di tabacco masticato. Non vale nemmeno una moneta bucata. È una costatazione fatta generalmente dopo un‘esperienza negativa. Non si usa per descrivere il valore effettivo di un oggetto, piuttosto una situazione.

Attenzione, cambiando il verbo otteniamo un’espressione che possiamo invece utilizzare per descrivere il valore irrisorio/nullo di un oggetto: Nie je hoden ani deravý groš. Non vale nemmeno una moneta bucata. È (un oggetto) senza valore, „vale quanto una moneta fuori corso“.

Za deravý groš by si dal koleno vyvŕtať./Z a deravý groš by si dal oko vyklať. Entrambi i detti sono molto simpatici, s’intuisce che alcuni slovacchi dovevano essere dei veri duri, o autolesionisti, o masochisti: „Per un soldo bucato si farebbe trapanare il ginocchio./“Per un soldo bucato si farebbe cavare un occhio.“ Si parla di una persona molto ma veramente molto avara. O povera. Di quelle che „venderebbero la propria madre per cento lire“.

Kúpiť niečo za babku/za facku. Quando il nostro acquisto è un vero affare, diciamo di averlo comprato za babku oppure za facku, per una “nonna” o per uno “schiaffo”. Questi modi di dire sono nati quando ancora non esistevano i saldi, e le truffe erano mal viste e ben punite. Entrambe le espressioni sono molto informali. Si possono utilizzare anche in abbinamento con il verbo predať, vendere.


 

Babka k babce, budú kapce.

Come ho spiegato sopra, babka, nonna, in alcuni contesti diventa il sinonimo di “poca, piccola cosa”. Forse perché le donne anziane si raggrinziscono e rimpiccioliscono e sembrano diventare quasi delle bambole, e in età avanzata se ne stanno lì sedute immobili a guardare dalla finestra. Quando si vuole dire “A goccia a goccia si scava la roccia” o ancora meglio “A goccia a goccia si fa il mare”, per gli slovacchi è Babka k babce, budú kapce. Una pochezza accanto all’altra, e infine si compreranno delle scarpe (kapce in realtà non sono delle scarpe ma le calzature di una volta, né scarpe né stivali).

È uno dei miei detti preferiti, è anche il detto di tutti quanti detestano buttare gli oggetti e piuttosto hanno sviluppato un senso del riciclaggio quasi morboso, che talvolta per fortuna sfocia in qualche creazione artistica o innovativa.

Un altro detto similare è Dobrá gazdiná za husacím pierkom aj plot preskočí: „una buona massasia per una penna d’oca è disposta anche a saltare il recinto”. La poca cosa di questo detto, la penna d’oca, viene recuperata amorevolmente e la piuma utilizzata per riempire i cuscini e i piumoni invernali.

Per la cronaca vi riporto il detto Babka k babce, budú kapce anche nello slovacco standard: Babka k babke, budú topánky. Ma fa veramente ridere!

(Michaela Šebőková Vannini  ―  vedi il suo blog)


Foto Klarqa cc-by-sa , LadyDragon cc-by

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