Doppi standard negli alimentari “inaccettabili”: l’UE elaborerà linee guida per porvi fine

La Commissione europea sta preparando delle linee guida per dare modo alle autorità nazionali nell’individuare e porre fine alla pratica definita da Juncker «assolutamente inaccettabile» e discriminatoria del “doppio standard di qualità” nei prodotti alimentari. «Proseguiremo la nostra comune intenzione di porre fine a questa pratica discriminatoria nel fornire al popolo slovacco prodotti alimentari e altri beni di minore qualità», ha detto il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker la scorsa settimana dopo un incontro con il primo ministro slovacco Robert Fico, che parlava anche a nome degli altri paesi membri del gruppo di Visegrad (Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria).

Questa pratica – che viene usata in particolar modo dalle multinazionali – «è totalmente Inaccettabile e la Commissione sta lavorando insieme al primo ministro slovacco in tale direzione», ha detto Juncker. «Il popolo slovacco, i consumatori slovacchi hanno il diritto assoluto di avere prodotti della stessa qualità dei paesi dell’Europa occidentale. Non stiamo prendendo quest’argomento alla leggera. È un argomento in cui dobbiamo provare in quanto Commissione, in quanto Unione europea, che in Europa non ci sono cittadini di serie B. Tutti i cittadini godono di uguali diritti perché hanno uguale dignità».

Delegato dal V4 a incontrare Juncker, Fico ha dichiarato che la questione si configura come un grave problema politico per gli stati membri di Visegrad. E non stupisce che, almeno a parole, la Commissione non prenda la cosa alla leggera, avendo ormai i quattri di Visegrad assunto sempre più influenza all’interno dell’Unione, forti dei loro 65 milioni di cittadini.

La Commissione dovrà ora emettere, presumibilmente nel mese di settembre, orientamenti dettagliati per le autorità alimentari nazionali, facendo riferimento alla legislazione esistente e informando gli Stati membri su come identificare le pratiche commerciali illegali quando i rivenditori o i produttori deliberatamente traggono in inganno i consumatori riguardo ai prodotti che acquistano.

«Abbiamo già chiesto agli Stati membri di fornirci ulteriori prove – cosa sta veramente succedendo, e dove c’è doppia qualità – così da avere esempi concreti sui quali possiamo lavorare insieme», ha detto il vicepresidente slovacco dell’Unione Energetica della Commissione Maros Sefcovic.

Si tratta dunque di una svolta a U della Commissione, che appena poche settimane fa affermava di non avere prove di prodotti di qualità inferiore o con contenuto nutrizionale inferiore in alcune aree dell’Unione europea. Ma poi diversi segnali, come la presa di posizione comune del V4, la minaccia di Fico di mettere paletti alle importazioni di alimentari di bassa qualità e la definizione del primo ministro bulgaro di una vera e propria “apartheid alimentare” e la proposta di una legge in Ungheria che obbliga i produttori a mettere un’etichetta supplementare per indicare le differenze di composizione e ingredienti nello stesso prodotto venduto in alti paesi, hanno portato a un cambiamento di approccio a Bruxelles.

Della questione si è interessata anche la commissaria per la giustizia, i consumatori e l’uguaglianza di genere, la ceca Vera Jourova, che ha detto di essere «al fianco dei consumatori europei, che non dovrebbero essere considerati di seconda classe se vivono in uno qualunque degli Stati membri».

La FoodDrinkEurope, organizzazione che rappresenta l’industria alimentare europea, sostiene di prendere la cosa seriamente e di avere già fatto alcuni passi. Tuttavia, FDE avverte che la diversa composizione non necessariamente significa una qualità inferiore del prodotto finale. I produttori infatti sono liberi di modificare gli ingredienti di un prodotto seguendo le legislazioni nazinali, i gusti specifici degli abitanti o l’uso di prodotti di origine locale. Per uno dei prodotti incriminati (citato anche da Robert Fico), i bastoncini di pesce Igloo, è vero che nella versione venduta in Slovacchia il contenuto di pesce è del 58%, mentre sale al 65% in Austria. Ma, dice FDE, anche in altri paesi UE come Regno Unito, Paesi Bassi e Portogallo i bastoncini Igloo sono al 58%.

Nell’ultima riunione a Budapest due settimane fa, i paesi del gruppo di Visegrad hanno rilasciato una dichiarazione congiunta nella quale chiedono che tutti i consumatori all’interno dell’Unione europea abbiano lo stesso diritto ad acquistare prodotti con alti standard di qualità e sicurezza. La non-discriminazione, si legge nel documento, è un principio fondamentale nel mercato comune dell’UE.

Nel febbraio scorso le autorità alimentari slovacche hanno pubblicato i risultati di test di laboratorio su alcuni alimenti che mostrano come i prodotti in vedtita nei negozi al dettaglio di alcune aziende sovranazionali siano di qualità inferiore se paragonati a quelli dell’Austria, malgrado marchio e packaging uguali.

(La Redazione)


Foto bazzadarambler cc-by

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