La trascurata decadenza della democrazia

[Roberto Savio, via Italiani.net] – I leader politici sono così impegnati nel difendere il proprio incarico che non sembrano accorgersi che l’azienda sta per chiudere. La democrazia è in declino e tuttavia la questione non figura all’ordine del giorno dei parlamenti. Tutti concordano sulla perdita della visione a lungo termine, della pianificazione e della ricerca di soluzioni a lungo termine e sull’uso della politica per accumulare potere.

In inglese, ci sono due significati di “politica”, quella riferita al meccanismo, e l’altra, alla visione politica. Nelle lingue latine, c’è solo una “politica”, ora utilizzata anche in paesi di lingua inglese, sia nella Gran Bretagna di Theresa May, sia negli Stati Uniti di Donald Trump.

In pochi anni, abbiamo assistito all’incredibile fiorire di governi autoritari, e forse la Turchia di Recep Tayyip Erdogan è il miglior esempio. Eletto primo ministro nel 2002 e presidente nel 2014, è stato considerato come la prova che si può essere musulmani e difendere la democrazia.

Erdogan ha cominciato ad assumere un profilo più fondamentalista e autoritario, come dimostra la dura repressione nel 2013 di migliaia di manifestanti, che protestavano contro il progetto di costruire un supermercato in una piazza emblematica di Istanbul.

Da allora, si accelerò la tendenza all’abuso di potere. Nel 2014, fu accusato, insieme a suo figlio, di corruzione e su tali basi furono arrestati tre figli dei suoi ministri. Erdogan accusò, per tale situazione il Movimento di Gülen, un’iniziativa spirituale guidata da un esiliato, l’uomo di chiesa Fethullah Gülen, attualmente con sede negli Stati Uniti.

Nel 2016, in occasione del tentativo golpista di alcuni settori delle forze armate, il presidente turco approfittò per liberarsi dei seguaci di Gülen e di altri avversari, mandò in prigione 60.000 persone e destituì 100.000 dipendenti pubblici.

Il pragmatismo di Erdogan assomiglia a quello di Stalin e di Hitler nel modo di trattare quelle 100.000 persone, a cui fu impedito di avere una vita privata e fu ritirato il passaporto, così come alle loro famiglie. Alla domanda su come avrebbero potuto sopravvivere, il governo aveva risposto che anche se si fossero nutriti mangiando solo radici egli sarebbe stato “troppo buono” per loro.

Tra i funzionari colpiti vi sono centinaia di giudici e decine di migliaia di insegnanti e professori universitari, licenziati senza alcuna accusa formale.

E come ha reagito l’Europa? Con dichiarazioni vuote, dopo di che Erdogan è diventato più autoritario. Ha costruito un palazzo presidenziale di 300.000 metri quadri, con 1.150 camere, più grande della Casa Bianca e del Cremlino, dove c’è un trilocale dedicato alla degustazione del cibo per evitare di essere avvelenato. La costruzione è costata circa 500 milioni di euro, secondo le dichiarazioni ufficiali, ed un miliardo, secondo le stime dell’opposizione.

In difesa della UE potrebbe sostenersi che la Turchia non è membro dell’Unione europea e, di fatto, le sue azioni hanno notevolmente ridotto la probabilità di ammissione.

Ma non è il caso di Polonia e Ungheria, due membri della UE beneficiari di un grande sostegno economico.

Dal momento in cui la Polonia ha aderito all’UE nel 2004, ha ricevuto più di 100 miliardi di dollari in vari sussidi, il doppio del Piano Marshall per il valore attuale del dollaro e il più grande trasferimento di denaro nella storia moderna.

Malgrado ciò, il governo polacco ha avviato lo smantellamento delle istituzioni democratiche, da ultimo il sistema giudiziario, che ha spinto anche l’assonnata UE a mettere in guardia che per questo potrebbe perdere il diritto di voto, fatto che è stato accolto con indifferenza dal governo.

Malgrado ciò nessuno ha formalmente proposto di tagliare i sussidi che nel bilancio del 2014-2020 sono stati pari a 60 miliardi di dollari, pari alla metà di quello che il mondo spende per l’assistenza allo sviluppo per quasi 150 paesi.

Da parte sua, l’Ungheria, guidata dal 2010 da Viktor Orbán, che sostiene una “democrazia illiberale”, rifiuta di accettare gli immigrati, nonostante le sovvenzioni comunitarie, così come anche il primo ministro polacco Beata Szydło.

L’Ungheria, con la sua piccola popolazione di meno di 10 milioni di abitanti, rispetto ai 38 milioni della Polonia è il terzo destinatario di sovvenzioni comunitarie, circa 474 euro pro capite, mentre un terzo della popolazione mondiale vive con meno di quello.

Inoltre, la Banca Europea per gli Investimenti concede una sovvenzione netta di 1 miliardo di euro , e l’Ungheria riceve 2 miliardi e 400 milioni di euro del programma di sostegno alla bilancia dei pagamenti.

Polonia e Ungheria hanno formato il Gruppo Visegrad, insieme a Slovacchia e Repubblica Ceca, che sono in campagna permanente contro l’UE e le sue decisioni. Inutile dire che le sovvenzioni per questi ultimi due paesi superano di gran lunga i loro contributi.

Forse Erdogan, Orbán, Szydlo sono dittatori? Al contrario, sono stati eletti democraticamente come Rodrigo Duterte, nelle Filippine, Robert Mugabe in Zimbabwe, Nicolás Maduro, in Venezuela ed altri 30 presidenti autoritari nel mondo.

Continua su Italiani.net


Illustr. MarkusMoerth/CCO
Foto Lubunya cc-by-sa
Foto EPP cc-by

Rispondi

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

news giorno x giorno

ottobre: 2017
L M M G V S D
« Set    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

ARCHIVIO

pubblicità google