L’età dell’iper-conflitto: l’ipertrofia del mercato

Nel 2006 usciva un pamphlet dal titolo “Breve storia del futuro”. L’autore, Jacques Attali, si cimentava nell’ardua impresa di definire e contestualizzare le direttrici di sviluppo della Storia nei successivi cinquanta anni. A circa dieci anni dalla pubblicazione, appare molto interessante riprendere in mano il testo.

Nella prima parte dell’opera, Attali si sofferma sull’evoluzione dell’Ordine mercantile, la cui Storia si compenetra in profondità con quella del capitalismo.

Sin dagli albori, nel XIV secolo, l’Ordine mercantile ha parlato “la lingua unica della moneta”, si è organizzato in cerchi concentrici intorno a un “cuore”, in cui si riunisce una “classe creativa” caratterizzata dal gusto per il nuovo e la passione per la scoperta, circondato da un “centro”, in cui si svolge la lotta per il potere, e da una “periferia”, in parte legata agli ordini anteriori e costretta a “vendere le proprie materie prime e la propria manodopera al cuore e al centro”.

L’evoluzione dell’Ordine mercantile

Ciascuna delle nove forme (fasi) dell’Ordine mercantile, che Attali identifica ognuna con una città, ha rappresentato un compromesso più funzionale tra cuore, centro e periferia: mentre i meccanismi che regolano i rapporti tra gruppi dirigenti e gruppi subalterni si sono evoluti gradualmente da forme di dominio a forme di egemonia culturale, la “democrazia del mercato” ha trasformato progressivamente la violenza diretta in violenza strutturale, le barriere verticali in barriere orizzontali, i confini in cerniere, livellando lentamente le identità nazionali, sociali, politiche.

La tensione globalista e universalista della forma californiana traghetterà il mondo dall’unipolarismo imperfetto al multipolarismo, plasmato dalla crescente preponderanza del mercato sulle ultime, grandi, potenze continentali.

Con tutta probabilità, però, la nona forma sarà destinata a rappresentare una singolarità nella Storia dell’Ordine mercantile. Un nuovo nomadismo, figlio della globalizzazione e della digitalizzazione, porterà il modello al parossismo.  Il cuore si staccherà dalla città diventando liquido, forse digitale, certamente apolide. La democrazia del mercato conquisterà tutti i centri nevralgici del globo, abbattendo gli ultimi argini politici, legali e ideologici al totalitarismo della moneta e ponendo perciò le basi per tre nuovi scenari, che analizzeremo in un successivo articolo: l’iper-impero, l’iper-conflitto e l’iper-democrazia.

Un futuro piuttosto attuale

Nonostante Attali collochi l’avvento dell’iper-impero intorno al 2050 e quello dell’iper-conflitto intorno al 2060, le definizioni che dà dei due scenari riservano numerosi spunti di riflessione sulla realtà attuale.
Nell’immaginario dell’autore l’iper-impero sancirà il sopravvento del mercato sulla democrazia, la progressiva privatizzazione dei servizi pubblici fondamentali e un conseguente trasferimento di sovranità dagli Stati a cartelli multinazionali di stampo corporativo.

L’economia della conoscenza imporrà nuove forme di sorveglianza, gestite da privati e volte al controllo e alla commercializzazione di informazioni e servizi. Il continuo sviluppo degli strumenti di calcolo e il potenziamento delle capacità di previsione trasformerà il ruolo degli assicuratori, che avranno crescente influenza sulle istituzioni pubbliche e sulle altre aziende, alimentando ulteriormente la domanda di sorveglianza e inducendo progressivamente l’auto-sorveglianza.

Il crescente divario tra capacità tecnologiche, logistiche e finanziarie, raggio operativo e orizzonte temporale capovolgerà i rapporti di interdipendenza tra Stati e cartelli corporativi, trasformando le Nazioni in “oasi in competizione tra loro per attirare carovane di passaggio” e gli Stati in “intermediari delle imprese con l’opinione pubblica”.

Tuttavia, in breve tempo gli squilibri e le idiosincrasie del mercato totale metteranno in crisi l’iper-impero, scatenando l’iper-conflitto. Il multipolarismo (quasi) simmetrico fondato su un club ristretto di potenze continentali con gli Stati Uniti nel ruolo di primus inter pares riaprirà le linee di faglia regionali, congelate dall’unipolarismo occidentale. La crescente penuria di risorse e la serrata competizione per drenare gettito fiscale e offerta occupazionale alimenteranno i contrasti tra le Nazioni, rendendo nuovamente possibili conflitti armati tra democrazie di mercato.

Lavoratori e consumatori, contrapposti da priorità divergenti, si troveranno uniti nella contestazione di un modello che tradirà le aspettative che alimenta, mentre il mercato, “col pretesto di aiutare gli uomini a uscire dalla penuria, dovrà creane di nuove”. “Sarà allora facile denunciare anche la democrazia come un’illusione, in cui i più ricchi concentrano nelle proprie mani il potere di informare, di distrarre, di sapere, di sorvegliare, di curare, di insegnare, di orientare, di decidere, di accumulare”. Difficile non cogliere numerosi, e inquietanti, parallelismi con la realtà attuale.

Preveggenza?, o ineluttabilità?

Organizzazioni internazionali come la Fifa o accordi come quelli di Basilea possono essere eloquenti esempi del processo di marginalizzazione degli Stati e di autoregolamentazione dei settori economici. G4S, multinazionale britannica leader nel settore della sicurezza privata, è già oggi uno dei maggiori datori di lavoro privati al mondo, mentre compagnie militari private come la Blackwater presidiano stabilmente tutti i principali teatri bellici globali.

Con un giro d’affari stimato in 400 miliardi di dollari l’anno, il settore della sicurezza privata oramai rivaleggia con il bilancio della Difesa Usa, mettendo esplicitamente in discussione il monopolio statale della violenza organizzata in campo internazionale.  Le forze politiche, strette tra la necessità di cavalcare il malcontento popolare per fini elettorali e di contenerlo per preservare la pace sociale, appaiono sempre più inadeguate a fare fronte ai grandi dossier globali.

Il peso degli strumenti assicurativi o di copertura del rischio è oramai preponderante nel comparto finanziario e in molti segmenti del terziario e del quaternario, mentre strumenti come le dashboard cam e gli health scanner portatili lasciano intravedere forme e modalità della transizione dall’iper-sorveglianza all’auto-sorveglianza.

Le crescenti tensioni sociali e la rabbia popolare che monta nei confronti degli “iper-nomadi” globalisti testimoniano la sempre più scarsa efficacia della democrazia del mercato nel comporre i conflitti, ridistribuire benessere e creare opportunità.  Perciò, nonostante gli scenari previsti da Attali non appaiano ancora pienamente compiuti, è indiscutibile che le dinamiche preconizzate nell’opera siano in atto, e procedano a una velocità decisamente superiore rispetto a quanto ipotizzato dall’economista. (1 di 2 – continua)

(Enrico Mariutti via Affarinternazionali.it)

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