Siria: la guerra non è finita

Dopo mesi di crescenti tensioni tra gli attori internazionali, regionali e locali coinvolti nel conflitto siriano, con il primo faccia a faccia tra Trump e Putin al recente G20 di Amburgo è arrivato un “accordo” per il cessate il fuoco tra le parti. Un passo risolutivo? Solo in apparenza, perché oggi, mentre gli occhi del mondo sono ancora puntati su Mosul liberata dall’Isis, le tensioni e le incognite sul futuro della Siria continuano ad aumentare: come si configureranno le “zone d’influenza” che le potenze internazionali coinvolte — dalla Russia all’Iran, dalla Turchia agli Stati Uniti — stanno già da tempo cercando di conquistare? Come ne uscirà il regime di Damasco, troppo debole per sopravvivere senza l’aiuto di Mosca e Teheran? Cosa riusciranno a ottenere i curdi, i principali alleati degli Usa sul terreno? Chi controllerà l’area orientale della Siria, quella ricca di idrocarburi al confine con l’Iraq? E come si sta preparando il Califfato per reagire alla perdita di territorialità, mentre l’assedio di Raqqa, la sua seconda roccaforte, è ancora in corso?

Tutti questi temi sono trattati in uno speciale dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) raggiungibile a questa pagina.


Foto bombardier cc-by

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