Il V4 all’Italia: pronti a fare la nostra parte, ma i migranti vanno fermati in Libia

Nel corso del vertice dei primi ministri dei paesi V4, che si è tenuto mercoledì a Budapest, ed ha avuto diversi temi di discussione tra i quali la pressione migratoria, è stata stilata una lettera per il presidente del consiglio italiano Paolo Gentiloni. Nella missiva i quattro capi di governo scrivono di simpatizzare con «gli straordinari sforzi dell’Italia» che sta affrontando costi economici e sociali per affrontare gli effetti della crisi migratoria. Ma sottolineano anche che è impossibile, ora come ora, distinguere i migranti economici dalla massa di persone che attraversano il Mediterraneo e approdano sulle coste italiane. Per una azione efficace allo scopo di accogliere solo i migranti che hanno diritto all’asilo, e quindi in fuga da guerre e persecuzioni, è necessario creare hotspot direttamente in Libia, dove selezionare le persone che possono fare la traversata verso l’Europa, dicono i quattro di Visegrad. Noi continueremo a dare il nostro contributo, «nei limiti dei nostri mezzi disponibili, agli sforzi italiani ed europei per fermare le partenze dalla Libia», si legge, un contributo che è sintetizzato in cinque punti alla fine del documento. Tra le proposte, aiuto a creare hotspot fuori del territorio UE, a migliorare il codice di condotta delle ONG nei salvataggi in mare, a formare la guardia costiera libica per fermare di più e meglio i trafficanti di uomini, e contributo, ma solo se richiesto, a proteggere la frontiera meridionale della Libia in operazioni sponsorizzate dall’Unione europea.

Non è scritto nero su bianco nel documento, ma lo ha sottolineato a voce Viktor Orban alla radio ungherese a margine del vertice, che il messaggio per l’Italia è «chiudete i vostri porti». La missiva indicava la necessità di dare un taglio ai “fattori di attrazione” dell’immigrazione, tra i quali sono i trasferimenti in terraferma e le ricollocazioni di altri paesi dell’UE volute dalla Commissione europea. Orban ha detto che se non si chiudono i porti «il problema diverrà ingestibile, dato che tedeschi e austriaci chiuderanno presto le loro frontiere». Se il problema è che l’UE non ha un vero e proprio interlocutore in Libia, Orban crede che si potrebbe pensare ad «azioni militari».

Qui il testo della lettera:

Caro primo ministro,

stiamo seguendo con grande attenzione e simpatia gli straordinari sforzi dell’Italia per affrontare l’attuale pressione migratoria. Vorremmo assicurarla, signor presidente del consiglio, che i nostri governi continuano ad essere pronti a contribuire, nei limiti dei nostri mezzi disponibili, agli sforzi italiani ed europei per fermare le partenze dalla Libia e da altre parti dell’Africa settentrionale e arginare i flussi migratori irregolari in Europa e in particolare in Italia.

Il nostro approccio generale è che dobbiamo affrontare efficacemente le principali cause della migrazione e riflettere nella nostra politica la situazione che la maggioranza dei flussi migratori misti è costituita da migranti economici.

Riteniamo che i veri richiedenti asilo debbano essere identificati prima di entrare nel territorio dell’Unione europea. Le nostre frontiere esterne devono essere protette. L’UE e i suoi Stati membri dovrebbero mobilitare risorse finanziarie e altre risorse per creare condizioni sicure e umane negli hotspot o nelle strutture di accoglienza al di fuori del territorio dell’UE. I paesi del V4 sono pronti a contribuire in modo significativo con spirito di solidarietà a tutti gli sforzi europei e nazionali miranti ad alleviare gli oneri nei confronti degli Stati di frontiera come l’Italia con contributi finanziari e di altro tipo, in linea con il nostro approccio generale e in linea con le nostre capacità nazionali, con l’esclusione di sanzioni e strumenti che potrebbero creare ulteriori e più forti fattori di attrazione per le migrazioni, soprattutto nel trasferimento e meccanismo di ridistribuzione obbligatorio e automatizzato. Sulla base delle esigenze individuate, i paesi V4 offrono il loro contributo in particolare nei seguenti settori:

  1. Contributo alle attività dell’UE ai confini meridionali della Libia, su richiesta;
  2. Contributo alla creazione, alla protezione e alla creazione di condizioni di vita umane negli hotspot al di fuori del territorio dell’UE;
  3. Contributo alla formazione della guardia costiera libica;
  4. Contributo al rafforzamento delle capacità dell’EASO (l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo-ndr)
  5. Contributo al codice di condotta delle ONG.

Ci lasci ripetere il nostro comune sostegno al vostro Paese e proporre un dialogo per individuare i mezzi più necessari per il contributo.

Cordiali saluti,

Beata Szydlo, primo ministro della Repubblica di Polonia
Bohuslav Sobotka, primo ministro della Repubblia Ceca
Robert Fico, primo ministro della Repubblica Slovacca
Viktor Orban, primo ministro dell’Ungheria

(La Redazione)


Foto vlada.gov.sk

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