Si chiude lo scandalo al ministero degli Esteri per la presidenza UE

L’Ufficio per gli Appalti Pubblici (UVO) ha svolto tre ispezioni separate in merito alla presidenza slovacca del Consiglio dell’Unione europea nel secondo semestre 2016 e al ruolo che avrebbe avuto il ministero degli Affari esteri ed Europei in un presunto scandalo su alcuni eventi organizzati nell’ambito della presidenza. I risultati dimostrerebbero che le accuse di corruzione erano infondate. Secondo gli ispettori, il ministero degli Esteri non ha violato le norme sugli appalti nemmeno nel commissionare un evento direttamente alla società Viva Musica! o selezionando l’agenzia Evka per un contratto di lavoro. Alle stesse conclusioni arriva anche un’ispezione sulle procedure del ministero degli Affari esteri riguardo alla firma di un contratto con Loco Agency e Peter Nunez per la produzione di spot audio. «L’ufficio non ha rilevato alcuna violazione della legge sugli appalti pubblici, che abbiano o avrebbero potuto influenzare l’esito degli appalti pubblici», afferma il verdetto. Il ministro Miroslav Lajcak, che tra poche settimane prenderà il timone della presidenza della 72esima Assemblea generale dell’ONU, ha ricevuto con piacere la notizia della decisione e rivendica l’insussistenza delle accuse da da lui affermata fin dall’inizio.

La questione di eventi eccessivi e troppo costosi per la presidenza UE, per di più affidati ad “amici”, era emersa nel novembre scorso quando una ex dipendente del ministero degli Esteri, il dicastero che aveva in carico il coordinamento dell’intero baraccone della presidenza – centinaia di eventi di diverso tipo e valenza con molte migliaia di partecipanti fino ai più alti livelli istituzionali degli Stati membri dell’Unione europea – era uscita allo scoperto dicendosi delusa dall’atteggiamento del ministro quando lei ha tentato di denunciare fatti che erano a suo parere quanto meno poco trasparenti. Zuzana Hlavkova, questo il nome della giovane assunta al ministero per la presidenza dopo un periodo di studio all’estero, si era licenziata in febbraio, cioè ancora prima dell’inizio del semestre di presidenza, perché non accettava il modo sotterraneo con il quale venivano gestite le questioni finanziarie relative ad eventi di gala come la presentazione del logo ufficiale della presidenza slovacca o l’organizzazione del concerto di apertura del semestre, Viva Europa!, svoltosi sulla piazza di Eurovea nel centro della capitale.

Hlavkova aveva denunciato aumenti ingiustificati dei budget di questi ed altri eventi, e detto che il ministro era perfettamente a conoscenza di come le cose venivano condotte. Gli aumenti, disse, incominciarono con l’arrivo di una persona inviata, pare, dal primo ministro in persona quale consigliere aggiunto per gli eventi della presidenza. Da modesti e con un occhio attento alle spese, gli eventi d’un tratto divennero «progetti maestosi e spettacolari di carattere commerciale» i cui costi lievitavano a dismisura, disse Hlavkova, come la presentazione del logo ufficiale del semestre, che le altre nazioni limitavano a un comunicato e una conferenza stampa e che invece in Slovacchia è diventata, poco prima delle elezioni, occasione di spreco con un contratto affidato per ben 156.000 euro all’agenzia Evka, già in passato organizzatore di eventi per il partito di governo Smer-SD. Il concerto di apertura della presidenza, co-organizzato dall’agenzia Viva Musica!, è passato dai 20.000 euro iniziali fino a 230.000 euro nel gennaio 2016, quando la Hlavkova vide l’ultima versione prima delle dimissioni.

Il ministro Miroslav Lajcak aveva tenuto una conferenza stampa per respingere le accuse e rifiutare l’idea di corruzione e favoritismi nelle pieghe del suo ministero. Lajcak rivendicava le buone cose fatte e il successo della presidenza slovacca, riconosciuta dai partner europei. Lajcak ha definito la questione come «la situazione più assurda» capitatagli nella vita: «Se qualcuno riesce a provare che ho violato la legge o i principi di etica e morale che derivano dalla mia funzione, mi dimetto», disse.

Nel frattempo alla Hlavkova si era aggiunto un altro ex collega, Pavol Szalai (foto sotto), giunto anch’egli alle stesse conclusioni. I due erano sostenuti dall’organizzazione Transparency International Slovakia (TIS), che denunciava l’opacità con cui erano state sostenute le spese della presidenza. Szalai affermò che «Noi non diciamo che tutto ciò che riguarda la presidenza slovacca è stato manipolato, ma parliamo di due specifici eventi».

Sulla questione intervenne in maniera plateale anche il primo ministro Fico, quando apostrofò in diretta tv i media nazionali di essere delle «sporche prostitute anti-slovacche». Rivangando le sue antipatie per i media, secondo lui alleati dell’opposizione, Fico in una conferenza stampa, nella quale Lajcak accanto a lui sembrava un po’ spaesato, difese con forza il suo ministro dagli attacchi, dicendo che «augurerei anche agli altri paesi di avere diplomatici di tale caratura », e criticò i giornalisti per la pubblicazione di “false informazioni” sul caso, un fatto che danneggiava la presidenza slovacca mentre lui era impegnato a proteggere la buona reputazione del Paese. «Non ho nulla contro di voi quando ci prendete di mira. Ma voi non informate il pubblico, voi combattete contro questo governo», aveva affermato con veemenza prima della frase passata ormai alla storia: «Alcuni di voi», pausa, respiro, «alcuni di voi», altra pausa, altro respiro, «sono delle sporche prostitute anti-slovacche».

(La Redazione)


Foto foreign.gov.sk

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