Perché il surplus tedesco è un problema per l’economia mondiale

Nel suo articolo di copertina l’Economist, una delle fonti più mainstream in circolazione, fa delle mezze ammissioni interessanti sulla Germania e il suo esorbitante e irragionevole surplus commerciale. Come commenta un po’ sarcasticamente l’Economist, nel recente vertice G20 Trump è apparso come il protezionista e la Merkel come la paladina del libero commercio, eppure oggi è proprio la Germania, non l’America, nei fatti, la vera minaccia al commercio mondiale. Cosa più sorprendente, il liberista Economist sostiene in più punti la necessità di alzare i salari in Germania, ponendosi di fatto più a sinistra dei sindacati tedeschi che hanno contrattato la moderazione salariale con il settore industriale. Per altri versi l’articolo resta nell’onda globalista del plauso al libero mercato, oltre a non essere privo di marchiane imprecisioni, come l’affermazione che il governo tedesco non sia coinvolto nella politica mercantilista o tante altre disseminate nell’articolo che i lettori non faranno fatica a riconoscere. [Traduzione di Vocidallestero.it]

The Economist – 08 luglio 2017

I campi di battaglia sono ben definiti. Questa settimana, quando le più grandi economie del mondo si troveranno al vertice G20 di Amburgo, tutto è pronto per uno scontro tra l’America protezionista e la Germania favorevole al libero mercato.

 Il presidente Donald Trump si è già chiamato fuori da un trattato commerciale, il Trans-Pacific Partnership (TPP), e ha chiesto la rinegoziazione di un altro, il North American Free-Trade Agreement (NAFTA). Sta soppesando l’opportunità di imporre dazi sull’importazione di acciaio in America, una mossa che quasi certamente provocherebbe delle rappresaglie da parte dei partner commerciali. La minaccia di una guerra commerciale incombe fin dall’inizio della presidenza Trump, a gennaio. Al contrario Angela Merkel, cancelliera tedesca nonché padrona di casa del summit di Amburgo, farà rullare i tamburi in favore del libero commercio. In un malcelato attacco contro Trump, nel suo discorso del 29 giugno la Merkel ha condannato le forze protezioniste e isolazioniste. Un imminente accordo di libero scambio tra Giappone e Unione Europea darà ulteriore sostanza alla sua retorica (vedi articolo).

Non c’è dubbio su chi abbia la meglio su questo argomento. La dottrina di Trump secondo cui il commercio deve essere equilibrato per essere corretto è economicamente analfabeta. La sua idea che i dazi potranno riequilibrare la situazione è ingenua e pericolosa: al contrario, ridurrebbero la prosperità per tutti. Ma almeno da un punto di vista Trump ha colto una scomoda verità. Ha ammonito la Germania per il suo surplus commerciale, che si colloca attualmente a quasi 300 miliardi di dollari all’anno, ed è il più grande del mondo in termini assoluti (il surplus accumulato dalla Cina è appena di 200 miliardi). La soluzione che lui minaccia – mettere fine all’acquisto di automobili tedesche – può essere controproducente per la stessa America, ma resta il fatto che la Germania risparmia troppo e spende troppo poco. La dimensione e la persistenza dei risparmi tedeschi fanno della Germania un difensore un po’ improbabile del libero commercio.

Armonia imperfetta

In fin dei conti il surplus tedesco consiste in un eccesso di risparmi a livello nazionale rispetto agli investimenti interni. Nel caso tedesco non si tratta del risultato di una politica mercantilista decisa dal governo, come alcuni all’estero lamentano. Non si tratta nemmeno, come spesso insistono i tedeschi, del riflesso di un’urgente necessità di accumulare risparmi per una società che sta rapidamente invecchiando. Il tasso di risparmio delle famiglie è stabile, sebbene ad un livello elevato, da anni. L’aumento dei risparmi è venuto soprattutto dalle imprese e dai governi.

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Foto pixabay/CC0

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