Lanciato il primo satellite slovacco. Kiska: un successo dei giovani scienziati slovacchi

Il 23 giugno è stato lanciato nell’orbita terrestre, alle 5:59 del mattino, ora CET (Central European Time), il primo satellite creato interamente da scienziati slovacchi. Il piccolo skCUBE, un microsatellite  forma di cubo di dieci centimetri di lato per poco più di un chilo di peso, ha iniziato il suo percorso nello spazio con il razzo indiano PSLV-C38 dal centro spaziale di Satish Dhawan, nell’India del Sud. Circa 30 minuti dopo aver lasciato il razzo, il satellite ha aperto le sue antenne di comunicazione e iniziato a inviare i primi segnali di vita.

Visitando il 4 luglio il centro di controllo satellitare di SOSA a Bratislava, il presidente Andrej Kiska ha detto che il progetto «è un notevole successo per i giovani che vi hanno partecipato». Ricordando l’incontro un anno fa con i giovani scienziati coinvolti, Kiska ha detto che allora il progetto era ancora un sogno, ma ora è una realtà.

Il lancio del satellite doveva avvenire originariamente nella primavera del 2016 da una base americana per mezzo di un razzo Falcon 9 della SpaceX, ma è stato più volte rimandato. La Slovacchia diventa ora il 78° paese al mondo a inviare nello spazio un proprio satellite.

I primi programmi per un satellite slovacco, iniziati dieci anni fa da SOSA, l’Organizzazione slovacca per le attività spaziali, cui si sono aggiunte università e aziende tecnologiche, hanno preso cinque anni per il suo sviluppo, produzione e test, e altri 18 mesi sono stati necessari per la spasmodica attesa per il lancio. Il finanziamento del progetto è stato in parte sostenuto da fondi pubblici.

Il satellite slovacco, che orbita intorno alla Terra alla velocità di 7,8 km al secondo a oltre 500 km di altitudine, dispone di un ricevitore a onde lunghe per misurare vari fenomeni nella magnetosfera, verificare gli effetti delle radiazioni sui singoli componenti tecnologici e svolgere esperimenti di comunicazione radio. All’interno del cubo è presente una fotocamera per riprendere immagini del pianeta Terra. Il tutto sarà alimentato da un sistema a (micro) pannelli solari che si è rivelato essere il sistema più complesso dell’intero progetto, composto da circa 1000 componenti su uno spazio ridottissimo su sei strati. Tutti i dati ricevuti da skCUBE saranno messi a disposizione di tutti attraverso il web e i canali scientifici.

(Red)


Foto skcube.sk

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