La favola dei carri armati al Brennero

Tutti ricordano le elezioni presidenziali in Austria, annullate dalla corte costituzionale viennese per errori formali negli scrutini. E rinviate una seconda volta per la qualità scadente della colla sulle buste destinate al voto per corrispondenza. Una maratona elettorale durata quasi un anno e vinta per un soffio dal candidato verde Alexander Bellen, recentemente in visita a Roma e a Merano.

Già allora l’Austria rischiava una figuraccia internazionale. Il quotidiano conservatore Die Presse parlò di repubblica delle banane, suggerendo ironicamente al governo una cessione della sovranità all’Onu. Ora l’Austria la figuraccia l’ha ripetuta. Protagonisti della penosa sceneggiata due ministri che sull’immigrazione prediligono il pugno di ferro.

Capitolo primo: il 3 luglio il ministro della difesa Hans Peter Doskozil – socialista dal piglio duro – annuncia che “in tempi ravvicinati” 750 soldati e quatto carri armati saranno spostati al Brennero per controllare la frontiera e bloccare migranti illegali.

La notizia finisce immediatamente sui giornali di mezza Europa. Si sa che l’autostrada del Brennero e l’arteria più importante che collega l’Europa settentrionale a quella meridionale, percorsa da milioni di veicoli.

L’Unione europea esprime preoccupazione, l’Italia convoca l’ambasciatore austriaco alla Farnesina e Matteo Renzi invita Bruxelles ad aprire contro Vienna una procedura di violazione degli accordi di Schengen. Ma i numerosi operatori tv inviati con urgenza al Brennero rimangono delusi. Non scorgono né soldati né carri armati, solo la colonna eterna di tir. Il sindaco del comune di Brennero, Franz Kompatscher, non riesce a capire l’agitazione: “Qui da mesi è tutto tranquillo. Non ci sono migranti, perché i controlli sono abbastanza rigidi. È tutto calmo. Ho vissuto tempi molto più agitati”. Il ministro degli esteri Sebastian Kurz corre in aiuto del collega Doskozil: “Sono iniziative per difendere in modo efficiente i nostri confini. Bisogna essere preparati a ogni evenienza”.

Kurz, appena trentenne, è la grande speranza del partito popolare Övp, logorato da decenni ininterrotti di potere. Due mesi fa è stato eletto segretario del partito cattolico con una maggioranza che farebbe impallidire d’invidia Vladimir Putin: 98,7 per cento. Per candidarsi ha chiesto al partito poteri assoluti: diritto di stesura della lista nazionale dei candidati, diritto di veto sulle liste regionali, scelta libera di membri del governo e collaboratori. “Il partito si è sdraiato ai suoi piedi”, ha ironizzato il quotidiano viennese Der Standard.

Come attuale ministro degli esteri Kurz ha chiesto “la chiusura immediata della rotta nel Mediterraneo”, senza dare dettagli. Durante una visita recente a Malta è salito su una nave dell’operazione Frontex chiedendo “l’immediata fine della follia delle ong”. Ora si è allineato con Doskozil.

Ma i due falchi, sostenuti dal governatore popolare del Tirolo, Günther Platter, sono stati smentiti proprio da colui che conosce fino al minimo dettaglio la situazione del Brennero e dintorni: il capo della polizia del Tirolo, Helmut Tomac.

Che ha colto l’occasione per ricordare che la sorveglianza sui confini non è competenza dell’esercito, ma della polizia: “Non si capiscono i motivi di una tale decisione. Abbiamo il pieno controllo della situazione, ogni allarme è superfluo. Vengono scoperti (e mandati indietro) una ventina di migranti al giorno. Se nella stessa settimana dell’anno scorso furono 168, quest’anno sono esattamente la metà. Siamo soddisfatti dei controlli fatti sul lato italiano del confine, la collaborazione è ottima e funziona bene”.

(Gerhard Mumelter via Internazionale.it, cc-by-nc-nd)


Foto Passfahrer cc-by-sa

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