Sciopero alla Volkswagen di Bratislava, la prima volta in 26 anni

Nemmeno gli ultimi colloqui svoltisi ieri hanno dato risultati, e da questa mattina i lavoratori di Volkswagen a Bratislava sono a braccia conserte per quello che sarà il primo sciopero nei 26 anni dall’apertura della fabbrica automobilistica, uno dei maggiori investimenti di sempre in Slovacchia. Il capo del sindacato interno Zoroslav Smolinsky ha detto che quanto è stato offerto dalla dirigenza per il contratto collettivo «è per noi inaccettabile». L’offerta “inaccettabile” consisteva tra le altre cose in un aumento del 4,5% delle tariffe salariali per quest’anno, oltre a una gratifica di 350 euro, e un altro 4,2% di aumento l’anno prossimo, secondo quanto rivelato dal presidente del consiglio di amministrazione di Volkswagen Slovakia, Ralf Sacht.  Numeri molto distanti dalla richiesta sindacale di una crescita dello stipendio del 16% in unica soluzione, insieme ad altri bonus. Il sindacato lamenta il fatto che il datore di lavoro «non ha considerato i nostri requisiti professionali», e continua a pagare ai lavoratori slovacchi un terzo di quanto viene riconosciuto ai colleghi nell’Europa occidentale, nonostante lo stabilimento di Bratislava abbia una produttività tra le maggiori dell’intero gruppo.

Si sono detti favorevoli allo sciopero, e al blocco delle linee di produzione, 8.500 dei 12.300 dipendenti dell’azienda, che intendono proseguire la protesta ad oltranza fino a quando l’impresa non cede. La produzione, conferma l’azienda, è stata fermata questa mattina alle 6, con la fine del turno di notte.

 

L’azienda ha etichettato la richiesta dei sindacati come assurda e “da irresponsabili”, una opinione condivisa la scorsa settimana dal ministro dell’Economia Peter Ziga (Smer-SD). Un aumento del 16% dei costi del lavoro metterebbe a rischio il futuro dell’azienda e ostacola in modo serio la possibilità per la fabbrica slovacca di ricevere investimenti per nuovi modelli dal gruppo di Volfsburg, ha detto Sacht. L’azienda non ha voluto dire quanto le costerà lo sciopero. Secondo il direttore dell’Istituto di politica finanziaria del ministero delle Finanze una dozzina di giorni di sciopero può valere lo 0,1% del PIL della Slovacchia. È vero tuttavia che i ritardi potrebbero essere recuperati da lavoro straordinario e ferie estive più brevi. Naturalmente il fermo delle linee produttive avrà forti impatto negativo anche sull’attività di decine di fornitori, in gran parte con sede in Slovacchia.

Il salario medio del 2016 nello stabilimento Volkswagen è stato pari a 1.804 euro lordi, senza includere gli stipendi dei top manager, scrive Pravda. Va considerato che i salari di ingresso sono di molto inferiori, ricorda il giornale. Secondo i volantini distribuiti dal sindacato, i lavoratori perderanno per ogni giorno di sciopero una cifra tra i 68 e i 75 euro.

La fabbrica di Bratislava ha prodotto l’anno scorso 389 mila vetture, dalle piccole auto da città Up!, Mii e Citigo dei tre marchi Volkswagen, Seat e Skoda, ai grandi Suv Audi Q7, Porsche Cayenne e VW Touareg. È qui che inizierà il prossimo anno la produzione della scocca del Suv Lamborghini Urus che sarà poi spedita in Italia per il montaggio.

Questo sciopero sta preoccupando l’intero settore dell’auto in Slovacchia. Secondo l’ex presidente della società Jozef Uhrik, oggi presidente onorario dell’Associazione dell’industria automobilistica slovacca (ZAP), ne potrebbero uscire con le ossa rotte sia l’azienda che l’economia nazionale, e anche i lavoratori. Uhrik ha detto a Tasr che ricorda un paio di casi simili in passato all’interno del gruppo Volkswagen, con eccessive richieste sindacali che non sono finite bene e sono risultate nello spostamento della produzione in un altro paese. A Pamplona, in Spagna, la produzione della Volkswagen Polo è stata trasferita proprio in Slovacchia, una operazione portata a termine in tempi brevissimi, ha detto Uhrik. Un secondo caso molto simile è avvenuto a Barcellona, ​​e la Seat Ibiza venne spostata in Slovacchia per due anni (2003-2005). Uhrik fa dunque appello di moderazione a entrambe le parti, per non irritare la direzione del gruppo, la cui fiducia è difficile da conquistare. Sono a rischio, dice, non solo i 12.300 dipendenti diretti, ma altri 50.000 lavoratori dell’indotto.

Sostegno ai lavoratori è arrivato dal Partito Nazionale Slovacco (SNS), una delle tre formazioni di governo. Il leader Andrej Danko ha detto di apprezzare l’investimento tedesco che ha dato lavoro a migliaia di persone, «ma in un momento in cui si professa l’unità del mercato dell’UE vogliamo anche avvicinare e unificare i diversi sistemi sociali». Lo stabilimento Volkswagen di Bratislava è uno dei migliori dell’intero gruppo Volkswagen, ha sottolineato Danko, e i nostri lavoratori «producono in via esclusiva modelli altamente redditizi e di lusso per il mondo intero» che richiedono un’alta qualità produttiva. La produttività, la qualità del lavoro e la flessibilità degli slovacchi «dimostrano che i nostri lavoratori meritano di avere una quota dei profitti che hanno aiutato a creare» dice Danko, ricordando che l’azienda ha distribuito 145 milioni di euro in dividendi.

(Red)

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