Un mondo ingiusto: più di 2 miliardi di obesi e sovrappeso e 795 milioni di affamati

Secondo lo studioHealth Effects of Overweight and Obesity in 195 Countries over 25 Years”, appena pubblicato dal The New England Journal of Medicine, tra il  1980 e il 2015 in tutto il mondo è peggiorata l’epidemia di sovrappeso e obesità che ormai riguarda in media il 30% della popolazione mondiale:  2,2 miliardi di bambini, adolescenti e adulti. E ormai l’obesità non è più una malattia dei soli ricchi: il triste primato ce l’hanno gli egiziani, seguiti dagli statunitensi. In Italia, Francia e Germania si registrano valori medi, mentre i più in forma dei Paesi  ricchi sono i giapponesi.

In Italia, è sovrappeso il 42,87% degli uomini e il 25,14% delle donne, mentre l’obesità riguarda il 10,86% dei maschi e l’11,08% delle femmine.  Facciamo meglio della Francia che ha  il 44,25% dei maschi e il  27,12% delle donne in sovrappeso, mentre l’obesità riguarda il 13,68% degli uomini e il 17,32% delle donne. In Germani va leggermente peggio: le stesse percentuali sono rispettivamente del 48,83%, del 25,58%, del 19,01% e del 22,6%.

Come spiega Le Scienze, «La definizione delle diverse classi del peso corporeo umano si basa sull’indice di massa corporea (BMI), un parametro biometrico calcolato come il rapporto tra il peso in chilogrammi e il quadrato dell’altezza in metri. Il peso è considerato regolare per un BMI compreso tra 18,50 e 24,99 kg/m2, mentre da 25 kg/m2 in su si parla di sovrappeso. Oltre i 30, i 35 e i 40 kg/m2 si trovano gli obesi di prima, seconda e terza classe, rispettivamente».

Lo studio sottolinea che «una percentuale crescente di persone muoiono a causa di queste condizioni di salute», anche se non sono tecnicamente considerate obese. Infatti, «Dei 4,0 milioni di decessi attribuiti all’eccesso di peso corporeo nel 2015, quasi il 40% si è verificato tra persone il cui indice di massa corporea (BMI) è sceso sotto la soglia di coloro che sono considerati “obesi”». Risultati che, secondo gli autori dello studio, rappresentano «Una crescente e inquietante crisi della salute pubblica globale»

Uno degli autori, Christopher Murray, direttore dell’Health Metrics and Evaluation (Ihme) dell’università di Washington. Spiega che «Le persone che si disinteressano dell’aumento di peso lo fanno a proprio rischio:  il rischio di malattie cardiovascolari, di diabete, di cancro e di altre condizioni pericolose per la vita. Gli impegni semiseri presi a Capodanno di perdere peso dovrebbero diventare gli impegni per tutto l’anno per perdere peso e prevenire i futuri aumenti di peso».

Lo studio, che in 35 anni ha analizzato 195 Paesi e territori è stato presentato all’EAT Stockholm Food Forum, che punta a  creare un sistema alimentare più sano più sostenibile, e si basa su dati provenienti dal più recente studio Global Burden of Disease (GBD), un sistematico lavoro scientifico per quantificare l’entità della perdita di salute prodotta dalle principali malattie, dagli infortuni, e fattori di rischio per età, il sesso e la popolazione.  Il documento comprende le analisi di altri studi sugli effetti dell’eccesso di peso e sui potenziali legami tra un elevato BMI e i tumori e la  leucemia. L’Ihme si è impegnato a produrre studi più approfonditi sulle implicazioni di obesità e sovrappeso, anche attraverso una nuova partnership con l’Onu. Murray ha annunciato un nuovo accordo tra Ihme e Fao per lo scambio di dati, conoscenze e competenze.«L’obiettivo è quello di elevare la comprensione collettiva del mondo su ciò che sta portando all’attuale epidemia globale di malattie legate all’ elevato peso corporeo», spiega ancora lo scienziato.

Il Decennio di iniziative sulla nutrizione 2016-2025 dell’Onu punta a eradicare la fame, la malnutrizione in tutte le sue forme: malnutrizione, carenze di micronutrienti, sovrappeso o obesità, e a ridurre in tutte le fasce d’età l’incidenza delle malattie non trasmissibili legate all’alimentazione.

Il rapporto Fao Lo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo 2015 (Sofi) traccia una impressionante mappa dell’ingiustizia alimentare nel mondo che questo studio conferma in maniera preoccupante con nuovi dettagli.

Mentre la fame fa ancora strage in Africa e Asia, l’obesità è un problema per 108 milioni di bambini e più di 600 milioni di adulti con BMI superiore a 30. Secondo lo studio, «Dal 1980 la prevalenza dell’obesità è raddoppiata in più di 70 Paesi ed è continuamente aumentata nella maggior parte delle altre nazioni. Sebbene la prevalenza dell’obesità tra i bambini sia stata inferiore a quello tra gli adulti, il tasso di aumento dell’obesità infantile in molti Paesi è stato superiore a quella degli adulti».

Tra i 20 Paesi più popolosi del mondo, il massimo livello di obesità tra i bambini e giovani adulti è negli Stati Uniti, quasi il 13%. In Egitto sono obesi circa il 35% degli adulti. I tassi più bassi vengono registrati  in Bangladesh e in Vietnam: solo l’1%. Il maggior numero di bambini obesi si registra in  Cina (15,3 milioni) e in India (14,4 milioni). Mentre il record di adulti obesi nel 2015 spetta agli Usa (79,4 milioni) e alla Cina (57,3 milioni).

Il principale autore dello studio, Ashkan Afshin, anche lui dell’Ihme, conclude: «L’eccesso di peso corporeo è uno dei problemi di salute pubblica dei più difficili del nostro tempo, che colpisce quasi una persona su tre. Negli ultimi dieci anni sono stati valutati numerosi interventi, ma esistono pochissime evidenze della loro efficacia a lungo termine. Nel corso dei prossimi 10 anni, ci sarà a stretto contatto con la Fao per monitorare e valutare i progressi dei Paesi nel controllo del sovrappeso e dell’obesità. Inoltre, condivideremo i dati e le scoperte con gli scienziati, responsabili politici e  stakeholder,  alla ricerca di strategie basate sulle prove per affrontare questo problema».

(Umberto Mazzantini, via Greenreport.it)


Foto flickr cc-by

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