UE: Pechino, il partner indispensabile

Nel 2013 la Cina è divenuta la più grande potenza economica mondiale, anche se i dati che fornisce (in particolar modo quelli relativi alla crescita del suo Pil) sono a volte poco attendibili. La Cina è anche il secondo partner economico dell’Unione.

Relazioni commerciali perturbate

Lo sviluppo della Cina ha reso queste due aree geografiche molto interdipendenti, e legate alle conseguenze della globalizzazione. Questi legami sempre più forti hanno permesso lo sviluppo rispettivo delle due entità. L’Unione europea ha portato, attraverso le sue imprese, gli investimenti necessari allo sviluppo economico della Cina. Da parte sua la Cina, con l’apertura (molto lenta e graduale) del mercato interno alle imprese straniere gli ha offerto delle prospettive di crescita innegabili (come ad esempio la Peugeot, anche se è obbligatorio un partenariato con un’impresa locale) e hanno permesso di importare alcuni prodotti a un costo inferiore.

Tuttavia la crisi economica e finanziaria ha cambiato i rapporti di forza e gli equilibri tra le due aree geografiche: la Cina, anch’essa toccata dalla crisi, è stata in grado di riprendersi e ha così preservato il suo status di potenza economica. La situazione degli Stati membri dell’Ue si è notevolmente aggravata. La situazione politica di questi paesi ha spinto l’Ue a intensificare gli sforzi contro il dumping cinese. Alcuni dazi doganali più elevati, e in alcuni settori, come quello dei pannelli solari, sono stati oggetto di intensi negoziati dinanzi all’organismo per la risoluzione delle dispute internazionali sul commercio dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc).

Ulteriori tensioni si sono levate intorno allo status di economia di mercato. Lo statuto è automatico per tutti i paesi che aderiscono all’Omc da almeno 15 anni, caso questo della Cina nel dicembre 2016. Questo status ha innescato forti tensioni in seno all’Ue. La maggior parte degli stati membri vi si era opposta, e il parlamento europeo ha votato una risoluzione per indurre la Commissione a non concedere tale status alla Cina (546 voti a favore su 751). Tuttavia, la Commissione non aveva il potere di impedirlo. In effetti, con lo status di economia di mercato l’Ue riscontra più difficoltà nell’adottare misure di ritorsione contro la Cina (sono più difficili da giustificare, il paese ricorrente deve dimostrare e provare che le distorsioni del mercato sono riconducibili all’importazione dei prodotti cinesi ).

Per ovviare a ciò, la Commissione da una parte ha rafforzato le misure anti-dumping, applicabili a tutti i paesi, ma che riguardano particolarmente la Cina poiché nella maggior parte delle controversie per violazione delle regole commerciali europee è coinvolta un’impresa cinese. Proposte nel 2013, queste nuove misure consistono nell’abbandonare in alcune circostanze la regola del dazio più basso. Questa regola, impone che il dazio doganale sia proporzionale al danno subito, ciò che limita la possibilità di risposta della Ue al dumping cinese. Attualmente è oggetto di discussione del consiglio d’Europa.

Continua a leggere su Voxeurop.eu


Foto EEAS cc-by-nc

Rispondi

Ristorante da Massimo

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

news giorno x giorno

giugno: 2017
L M M G V S D
« Mag    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  

ARCHIVIO

pubblicità google