Non proliferazione, l’Onu lavora a nuovo trattato sulle armi nucleari

Il 15 giugno si è aperta a New York, nel quadro di una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la seconda e forse definitiva sessione di una conferenza che ha per obiettivo di negoziare “uno strumento legalmente vincolante per proibire le armi nucleari e volto alla loro totale proibizione”.

Non v’è precedente di un’iniziativa altrettanto ambiziosa: non si era mai giunti a trattare una proibizione totale dell’arma nucleare.

Teoricamente, un impegno di questo tipo non sarebbe problematico per la stragrande maggioranza degli Stati, che, avendo aderito al Trattato di Non Proliferazione nucleare (Tnp) del 1970, hanno già rinunciato all’arma atomica. Anche la disposizione, che pure dovrebbe essere inclusa nel nuovo trattato e che prevede la proibizione degli esperimenti nucleari, non presenta difficoltà, poiché ad un Test Ban Treaty hanno aderito quasi tutti gli Stati.

Un’iniziativa che crea scompiglio generale

Nella realtà l’iniziativa ha invece creato uno scompiglio generale. La proibizione crea evidenti difficoltà ai cinque Paesi cui il Tnp concede di possedere l’arma nucleare (Cina, Francia, Regno Unito, Russia, Stati Uniti), cui si sono aggiunti nel tempo altri quattro che non hanno aderito al Tnp e si sono dotati anch’essi dell’arma nucleare (India, Israele, Pakistan e da ultimo la Corea del Nord).

In base all’accordo in fieri a New York anch’essi dovrebbero infatti rinunciare agli arsenali nucleari che costituiscono il fulcro della loro strategia difensiva. Essi non hanno dato alcuna indicazione di voler rinunciare all’arma atomica.

La tenuta della conferenza di New York crea anche seri grattacapi ai cosiddetti “umbrella states”, quelli la cui difesa finale conta sull’ombrello nucleare americano. Si tratta degli alleati europei della Nato, ma anche di Paesi dell’Asia/Pacifico come Corea del Sud, Giappone e Australia.

I Paesi della Nato, tutti fuori tranne l’Olanda

Tutti i Paesi della Nato (con l’eccezione dei Paesi Bassi) hanno deciso di non partecipare a questo negoziato, anche se approvato a larga maggioranza in Assemblea generale e nonostante l’impegno vincolante adottato nel Tnp di negoziare “uno strumento giuridicamente vincolante che proibisca le armi nucleari e conduca alla loro eliminazione totale” .

Non presentandosi all’appuntamento, tali Paesi si pongono in una situazione di isolamento che non è confortevole per Stati tradizionalmente impegnati al multilateralismo. Rischiano così di far divenire legge internazionale disposizioni come il divieto di stazionare armi nucleari in Paesi terzi che è stato ora incluso nel nuovo testo e che invece non è proibito dal Tnp. Tali disposizioni rischiano di creare obiettive difficoltà per i Paesi Nato che ospitano sistemi nucleari americani sul proprio territorio. Non sarà facile per l’ Olanda fare fronte da sola a tali difficoltà.

L’Unione europea in ordine sparso

Certo, la nuova normativa non varrà per gli Stati che non vi avranno aderito e l’assenza delle potenze nucleari indebolisce fortemente l’intesa. Ma è assai probabile che il negoziato finisca per produrre, comunque, un accordo internazionale giuricamente vincolante e depositato presso le Nazioni Unite, nel quale i Paesi assenti non avranno fatto valere i propri interessi e valori. È anche prevedibile, come avvenuto in altre occasioni, un “effetto stigmatizzazione” nei confronti di coloro che si saranno tenuti fuori dall’accordo.

Se la Nato non è del tutto compatta su questa questione, l’Unione europea è purtroppo ancora più frammentata. L’Irlanda e l’Austria figurano tra i promotori di questa iniziativa, Malta, Cipro e la Svezia si sono uniti a loro nel votare a favore; la Finlandia e i Paesi Bassi si sono astenuti. I rimanenti Paesi membri Ue, tra cui l’Italia, sono anche membri della Nato e – con l’eccezione, appunto, dell’Olanda – hanno deciso di non partecipare al negoziato. Non vi è alcuna possibilità, nonostante il forte impegno dell’Alto Rappresente Federica Mogherini in questo campo, di trovare una posizione comune europea su questa materia.

Meglio partecipare che lasciare fare

Ciascun Paese è quindi costretto ad andare per la propria strada. Sono da rilevare alcune iniziative in ambito nazionale. In Francia ex ministri hanno lanciato un appello al governo (fermamente contrario alla Conferenza) a partecipare alla prossima ripresa del negoziato. Analoga iniziativa è stata intrapresa in Italia a titolo personale da accademici appartenenti all’Unione degli Scienziati italiani per il Disarmo (Uspid), da alcuni membri del capitolo italiano dello European Leadership Network, da Pugwash e Landau Network. Tutti enti impegnati nel campo della sicurezza e controllo degli armamenti.

Salire su un treno in corsa non è facile e nessuno si è trovato in difficoltà maggiori del Giappone, la principale vittima dell’arma nucleare. Dopo un ampio dibattito interno ha finito anch’esso per chiamarsi fuori dal negoziato. Non prima di avere dato alla Conferenza stessa una lunga spiegazione dei motivi di tale dolorosa decisione.

Un dibattito analogo sul nucleare dovrebbe aprirsi anche in Europa per cercare di riavvicinare posizioni ancora molto divergenti. Lo si potrebbe avviare partendo dal principio che un’eventuale intesa sul nucleare dovrebbe essere giuridicamente vincolante e verificabile e alla condizione che vi aderissero tutti i Paesi dell’ Europa, Russia compresa.

(Carlo Trezza, via Affarinternazionali.it)

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Foto: missili nucleari russi in parata a Mosca
il 9 maggio 2011 (Pavel Kazachkov CC-BY-ND)

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