Juncker: è ora di decidere del futuro dell’Unione

[di Jean-Claude Juncker, La Stampa] – Il cammino dell’integrazione europea è iniziato 60 anni fa come visione, come progetto per i cittadini, come sogno di una generazione che si è unita per dire «Mai più!». Con la firma dei trattati di Roma, il 25 marzo 1957, i primi sei Stati membri dell’Unione Europea hanno consegnato ai libri di storia i fantasmi del passato, pagine che sarebbero rimaste un monito alle generazioni future affinché quelle tragedie non si ripetessero. Nel 60º anniversario di questo giorno così importante, vogliamo celebrare anche un nuovo inizio per il progetto europeo. In un mondo di cambiamenti e incertezze, è arrivato il momento di rinnovare il nostro impegno verso un futuro di unità, in cui tutti i cittadini e tutti gli Stati membri abbiano le stesse opportunità e gli stessi doveri. La nostra Unione così come la conosciamo e quella che verrà, a 27, deve essere all’altezza delle aspettative dei suoi cittadini e indicare loro speranza. Per questo dobbiamo cercare nuove risposte a un quesito vecchio quanto la nostra in fondo giovane Unione: in che direzione andare ora? Trovare la risposta non spetta soltanto a noi. L’Europa non può essere governata per decreto, né gestita in splendido isolamento dalle sue istituzioni di Bruxelles e neppure solo dai governi che la compongono.

La risposta spetta prima di tutto ai cittadini europei, tutti. Da troppo tempo vi è un divario fra le attese e i risultati. Non dovremmo lasciar credere che l’Europa possa risolvere tutti i problemi: l’Italia, per esempio, ha tutte le risorse per continuare a realizzare le riforme di cui gli italiani hanno bisogno. Ma allo stesso tempo, non dobbiamo coltivare neppure l’idea che i singoli Stati-nazione possano fare tutto da sé: l’Italia è il primo beneficiario del Piano europeo d’investimenti, con oltre 3 miliardi di euro destinati a infrastrutture e innovazione, e 1 miliardo e 300 milioni di euro per 191.000 tra nuove iniziative e piccole e medie imprese. Non solo. Con il piano contiamo di stimolare investimenti privati fino a 30 miliardi di euro. L’Europa dunque non è distratta davanti ai bisogni dei suoi cittadini, ma siamo di fronte a grandi cambiamenti nel nostro mondo.

Per questo, riteniamo che sia giunto il momento di avviare un dibattito autentico su ciò che vogliamo dalla nostra Unione. È a questa riflessione che come Commissione europea abbiamo dedicato il Libro Bianco con cinque scenari per l’Unione del futuro. Potremmo proseguire nel senso di marcia che ci siamo dati finora, concentrando tutte le energie su un’agenda positiva che preveda il completamento del mercato interno, il mercato unico digitale, l’unione dell’energia, l’unione dei mercati dei capitali e un’unione della difesa. Oppure potremmo scegliere di andare in direzione diametralmente opposta, per esempio con un’Ue a 27 Paesi che ha il suo perno nel mercato unico.

Ma l’Europa è molto più di un mercato di beni o di capitali. Se non guardassimo a un progetto più ampio, tradiremmo i valori che hanno ispirato la nostra Unione.

Per questo, ed è la terza ipotesi che abbiamo formulato, si potrebbe dare ad alcuni Stati membri l’opportunità di andare avanti insieme in alcuni settori previsti dai trattati, come la difesa per citare un esempio, lasciando ad altri Paesi la possibilità e la libertà di seguirli quando saranno pronti. Questa che chiamiamo Cooperazione rafforzata è molto più che uno scenario: vi è già oggi un gruppo di Paesi intenzionato a istituire un Tribunale dei brevetti dell’Ue, un altro ad armonizzare le proprie legislazioni in materia di divorzio e regime patrimoniale di coniugi che hanno nazionalità diversa, un altro ancora a creare una Procura europea per combattere le frodi a danno del bilancio dell’Ue. È possibile dunque che non tutti i Paesi procedano alla stessa velocità, a patto che tutti procedano nella stessa direzione. […continua…]

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Foto M.Schulz cc-by-nc-nd

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