Intervista a Lucia Gardin: «attraverso la fotografia entro in comunicazione con l’essere umano»

Una nuova rassegna propone a Bratislava da qualche giorno diversi scatti della fotografa italo-slovacca Lucia Gardin frutto di un lavoro di lungo corso che ha per protagonisti personaggi dello star system internazionale. Queste stelle del cinema, registi, attori, musicisti, siamo abituati a vederli in pose studiate, sempre consapevoli del loro fascino e bellezza, o del potere che le loro figure hanno nell’immaginario del grande pubblico, e mai invece lasciano trasparire la loro intimità, fragilità, normalità. E proprio su questo punto, sulla loro persona anziché sul personaggio, sull’incontro dell’autrice con il soggetto, scava e lavora Lucia nella serie di ritratti intitolata Empatheia, cui ora si aggiunge la postilla “work in progress” per significare che si tratta del progetto di una vita, cui si vanno ad aggregare nuove immagini, nuovi incontri, nuove esperienze.

Abbiamo fatto a Lucia Gardin (foto sotto) alcune domande sul suo lavoro e sugli obiettivi che lei si propone.

Il titolo della Sua mostra di Bratislava sottolinea un “work in progress”: come si è evoluto negli anni il suo lavoro di ricerca e di studio del carattere, della psiche e delle emozioni dei personaggi ritratti?

Attraverso l’amore e il dolore del vivere quotidiano, cerco di attraversare la vita senza scappare, aperta e disponibile. Questo mi mette continuamente di fronte ad un nuovo pezzo di me stessa di cui non avevo coscienza e con cui confrontarmi. Il work in progress su di me mi pone ogni volta nuova e diversa nell’incontro con il soggetto fotografato, e di conseguenza cambia l’alchimia tra le nostre anime… Perché quando si crea a volte accade. Quindi, per rispondere, il lavoro di ricerca è mio interiore, non sull’altro. È il modo in cui io “incontro” e mi relaziono all’altro che spero evolva nel tempo.

Empatia significa anche capacità di coinvolgere emotivamente il fruitore di un’opera. Quale messaggio intende trasmettere con la sua mostra?

Il titolo della mostra in verità è “Empatheia, work in progress”. Riprende il titolo della mostra di origine “Empatheia”, e vuole esprimere il mio desiderio e la necessità di comunicare con l’altro e di sentirlo, nel processo di una crescita mia personale negli anni.. che mi permetta di approfondire sempre più questo rapporto, come spiegavo sopra.
Amo l’essere umano e se riesco a stabilire una qualche comunicazione con il soggetto fotografato che arrivi anche al fruitore dell’immagine, se riusciamo ad “empatizzare l’uno con l’altro… a far “incontrare” magicamente il fotografo con il fotografato, con il fruitore della fotografia… quest’incontro a tre è una cosa bella a mio avviso.
Allora ha avuto un senso.
Il messaggio è: “sentiamoci”, comunichiamo, risvegliamo un’emozione in noi, qualsiasi essa sia, che scaturisca dall’”incontro” avuto, da un’ alchimia interna alla quale abbiamo permesso di esprimersi.


Geraldine Chaplin. Sotto al titolo Barbora Bobulova

La storica dell’arte L’udmila Peterajová ha detto che Lei ha la fortuna di incontrare grandi star del cinema mondiale ai Festival di Venezia e di Berlino e che, nonostante l’immensa folla di giornalisti e fotografi, i suoi ritratti trasmettono una sensazione di quiete, come se fossero immersi in un proprio mondo. Come riesce a raggiungere questo risultato?

Non pianifico. Cerco di stare in quello che faccio, mi dimentico di esserci, vivo il momento.

Empatheia è la capacità di comprendere l’altro, con i suoi stati d’animo e le sue emozioni. Entrare in sintonia con i personaggi dello star system è veramente possibile, secondo Lei?

Ho già credo risposto sopra. Sono persone che si uniscono a me in quella frazione di secondo in cui in qualche modo mi dedicano una parte di sé, nel momento in cui accettano di essere fotografate.
Se entrambi “stiamo” nel momento, dimenticandoci di esserci, a volte si crea una situazione magica e ne esce una foto che sento viva. A volte…
Quindi esseri umani, anche se star…


Hellen Mirren

Quanta verità e quanta “finzione teatrale” pensa che ci sia nei personaggi che Lei ritrae?

Non sono in grado di stabilirlo. Se la foto mi emoziona, vuol dire che nello scatto c’è un po’ di loro e un po’ di me, forse… Spero!
Non sono in grado di esprimere un’analisi razionale su cosa di sé mi donino davvero… però li sento!
È questo che conta per me. E li ringrazio.

Preferisce gli scatti “rubati” o le fotografie studiate nei particolari, come le luci, la posa o l’abbigliamento?

Scatti rubati ne faccio pochi… mi lascio ispirare dal momento, luogo, luce e persona che ho di fronte. Sfrutto quello che trovo intorno a me per arrivare all’espressione di qualcosa che non so neanche io cosa sarà. Mi lascio trasportare, quando ci riesco… Se mi irrigidisco, la foto non esce.


Francesco Scianna e Margareth Madè

Qual è stato il personaggio che Le è risultato più difficile fotografare? E quale ritratto meglio esprime il suo studio del carattere e della personalità?

Non ne ho idea… forse tutti e nessuno. Dipende dal pezzo di sé che mette chi guarda la foto. Ognuno di noi vive il proprio personale incontro.

Chi vorrebbe ritrarre ancora, e quali aspetti della sua personalità cercherebbe di cogliere?

Ripeto, non è uno studio a tavolino.
I nostri vissuti si incontrano o scontrano per una frazione di secondo.
Mi piace fotografare chiunque mi emozioni.
Il mio tentativo è quello di entrare in comunione con chi fotografo, e nel farlo cerco di sentire come scattare.
Quali lati della personalità della persona si evidenzino non ha spazio in me in modo razionale mentre scatto.

Lei è nata in Slovacchia, ma è sempre vissuta in Italia, dove ha studiato musica e discipline umanistiche. L’incontro magico tra occhio ed orecchio ha rafforzato la sua sensibilità di fotografa?

Sicuramente suonare uno strumento ed ascoltare la musica da musicista mi ha dato un’apertura in più.

La fotografia è un compromesso fra occhio e realtà, fra io e l’altro. Quanto c’è di Lucia Gardin nei ritratti fotografici?

Penso abbastanza, dato che mi passano attraverso per venire al mondo.

La mostra “Empatheia – Work in progress” sarà visibile presso Sma Legal & Advisory, Michalská 7, Bratislava durante gli orari di ufficio fino al mese di ottobre.

 

(Paola Ferraris, Buenasdiaselovaquia.sk)

 

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