Bruxelles promette sanzioni ai paesi V4 per il rifiuto dei rifugiati. La Slovacchia la scampa

La Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione per il rifiuto di tre paesi del Gruppo di Visegrad – Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria – nell’accettare il reinsediamento di una certa quantità di migranti da Grecia e Italia come stabilito nel settembre 2015 dal consiglio degli interni dei 28 paesi membri dell’UE. La Slovacchia per il momento si salva, anche se da Bruxelles parte un monito rivolto al governo di Robert Fico per rivedere nelle prossime settimane la propria politica in tale campo.

La promessa di pugno duro della Commissione contro i paesi inadempienti è stata esposta ieri da Dimitris Avramopoulos, commissario per le Migrazioni, che ha detto che siamo ormai «all’ultimo avvertimento» prima di «passare all’azione». Gli Stati che non hanno ancora accolto o che sono inattivi da quasi un anno, ha detto Avramopoulos, devono iniziare i trasferimenti entro il prossimo mese. Se non lo faranno, si aprirà la discussione per avviare le procedure di infrazione.

Il commissario ha ammesso che finora il progetto di ricollocazione tra gli Stati membri UE di 160mila migranti «è una storia di insuccesso». Ma Bruxelles rimane ferma nello spingere per una condivisione della responsabilità e della solidarietà. In questi due anni sono state ricollocate solo 12.700 persone dalla Grecia e quasi 7 mila dall’Italia, mille dei quali il mese scorso. Riferendosi alle politiche interne dei paesi riluttanti, Avramopoulos ha detto che «alcuni paesi pensano che essere antagonisti all’UE possa aiutarli nel loro Paese», ma i populismi «si alimentano con la paura dei migranti e la xenofobia, fornendo soluzioni semplici per problemi complessi», ha concluso.

La Slovacchia, secondo alcuni con un metodo da “furbetti”, ha deciso di impegnarsi volontariamente ad accettare un centinaio di persone provenienti dai due paesi di primo ingresso in Europa, insieme ad un simile numero di rifugiati direttamente da un’area di conflitto. Ad oggi tuttavia, informa Bruxelles, del primo gruppo sono arrivati in Slovacchia finora solo 16 immigrati provenienti dalla Grecia, quasi tutti donne e bambini, e nessuno dall’Italia. La Commissione ha dichiarato che la maggior parte degli Stati membri dell’Unione europea dimostra che il trasferimento dei richiedenti asilo funziona, se esiste la volontà politica. Bratislava ha tuttavia fin dall’inizio respinto il sistema delle quote obbligatorie imposte dall’Europa, una questione sulla quale alla fine del 2015 ha fatto ricorso alla Corte di giustizia dell’UE, seguita a ruota in un’azione simile dalla Budapest di Orban. Quanto al secondo gruppo, la Slovacchia prima del Natale 2015 ha accolto 149 profughi cristiani direttamente dall’Iraq, da un’area sottoposta alle pressioni dell’ISIS. Ma oltre la metà di questi, soprattutto anziani, sono poco alla volta ritornati nel loro paese di origine, in genere per ragioni di nostalgia e incapacità di abituarsi alla cultura del paese ospitante.

Il regime delle quote, la cui durata va a scadere a settembre, si può definire solo “disastrosa” e “fallimentare”, ha detto il ministro degli Interni slovacco Robert Kalinak nel corso di una riunione con i suoi colleghi di Visegrad (V4) che si è svolta a Varsavia lunedì, una opinione ampiamente condivisa anche dai suoi omologhi ceco, polacco e ungherese. Sarebbe irragionevole per la Commissione UE punire i paesi del V4 «per il fallimento del progetto di quote volontarie», significherebbe essere puniti per avere espresso una posizione, ha sottolineato Kalinak. Per una efficace soluzione della crisi migratoria servono soluzioni “funzionali”, come la salvaguardia del confine esterno dell’area di Schengen, e l’invio di agenti di polizia nelle zone sotto la pressione dei migranti.

(La Redazione)


Foto ICMC cc-by-nd

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