L’Italia dell’Istat: poche nascite, meno morti e tanti trasferimenti

Soltanto nella provincia di Bolzano, nel 2016, ci sono state più nascite che decessi: lo afferma l’Istat, nel suo bilancio demografico nazionale. Nel corso del 2016, infatti, in Italia sono state registrate 473.438 nascite e 615.261 decessi, con una differenza tra nati e morti (il cosiddetto saldo naturale) negativa.

Secondo l’istituto di statistica, in Italia, a fine 2016, risiedevano 60 milioni 589 mila 445 persone, di cui più di 5 milioni di cittadinanza straniera, con una diminuzione dei residenti che prosegue e conferma i dati dell’anno precedente.

Ancora una volta, insomma, si ribadisce che non c’è crescita demografica e che anche nel 2016 la quota di nuovi nati non ha raggiunto il mezzo milione.  Il mix di cause contingenti e strutturali non lascia scampo, ma anche il contributo positivo alla natalità delle donne straniere è in fase di discesa. Secondo l’Istat, infatti, se in passato l’incremento delle nascite era dovuto, fino al 2008, alle donne straniere, “negli ultimi quattro anni anche il numero di stranieri nati in Italia, pari a 69.379 nel 2016 (il 14,7% del totale dei nati), ha iniziato progressivamente a ridursi (-10.515 nati stranieri dal 2012)”.

Meno morti rispetto al 2015, il numero di decessi è inferiore di ben 32.310 unità, ma a parte qualche oscillazione, siamo intorno ai valori  che si registrano a partire dal 2012,  con un numero di decessi che si attesta intorno a 600 mila ogni anno.

C’è più movimento invece all’interno: infatti, un dato in crescita, tra i tanti con il segno meno, è quello che vede aumentare nel  2016 i trasferimenti di residenza interni che hanno coinvolto più di 1 milione e 330 mila persone (circa 46 mila in più rispetto al 2015).

Le migrazioni interne sono dovute anche ai movimenti degli stranieri residenti nel nostro Paese che, pur rappresentando l’8,3% della popolazione, contribuiscono al movimento interno per circa il 17%.

Crescono anche i nuovi italiani, nel 2016 sono più di 200mila, rispetto al 2015 è una crescita del 13 per cento, ovviamente contando anche le acquisizioni e i riconoscimenti della cittadinanza per matrimonio, naturalizzazione, ius sanguinis e richieste da parte dei 18enni nati in Italia e che qui sono cresciuti. Un fenomeno che riguarda uomini e donne, seppur con un diverso equilibrio geografico, e spesso sono persone che sono nel nostro Paese da tempo.

Gli stranieri residenti in Italia sono invece cittadini di un Paese europeo in oltre il 50% dei casi (oltre 2,6 milioni di individui), e 1,5 milioni di essi vengono da un Paese dell’Unione.

(Wired.it, cc-by-nc-nd)

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