Le spiagge di plastica del Mediterraneo

Il mar Mediterraneo è una delle aree più ricche di biodiversità al mondo e risulta essere tra le sei zone di maggior accumulo di rifiuti galleggianti del Pianeta (le altre sono nell’oceano Pacifico del nord e del sud, nell’oceano Atlantico, del nord e del sud e nell’oceano Indiano), con evidenti rischi per l’ambiente, la salute e l’economia. Il quadro dell’Unep, il Programma ambientale delle Nazioni Unite, è confermato anche dai nuovi dati dei monitoraggi che Legambiente conduce dal 2013 nei mari e sulle coste dell’area del Mediterraneo.

Dall’ultima indagine di Legambiente sul beach litter, nell’ambito della campagna Spiagge e fondali puliti – Clean up the Med, si evince che la plastica spiaggiata rappresenta l’81% di tutti i rifiuti trovati. L’indagine è stata condotta su 62 spiagge italiane nel corso della primavera 2017 e in 43 spiagge del mediterraneo, negli ultimi 4 anni; la percentuale della plastica sale al 96% se consideriamo i rifiuti galleggianti monitorati da Goletta Verde in 80 ore di osservazione diretta durante l’estate 2016.

La cattiva gestione dei rifiuti urbani e quindi la mancata prevenzione è causa del 54% dei rifiuti spiaggiati, in gran parte costituiti da materiali usa e getta. Infatti, il 64% dei rifiuti trovati sulle spiagge del Mediterraneo riguarda oggetti concepiti per essere usati pochi minuti, a fronte di una persistenza nell’ambiente decisamente elevata, se non vengono smaltiti correttamente. La top ten è guidata dai mozziconi di sigaretta (12%), tappi (10%), bottiglie e contenitori di plastica ma anche reti per la coltivazione dei mitili (8%).

Le buste di plastica ammontano al 3,5% dei quasi 60mila rifiuti rinvenuti su 105 spiagge di 8 Paesi. Rispetto al bando dei sacchetti di plastica, e la sua efficacia, è interessante notare che, mentre in Italia sono state trovate una media di 15 buste ogni 100 metri di spiaggia, nelle altre spiagge del Mediterraneo questa media quasi raddoppia salendo a 25 buste per ogni 100 metri di spiaggia. Se consideriamo, invece, i rifiuti galleggianti, le buste sono in assoluto il primo rifiuto presente nei mari italiani: Goletta Verde di Legambiente ha monitorato, infatti, la presenza di 1 busta ogni 5 minuti di navigazione, il 16% dei rifiuti trovati.

Sono questi alcuni dei principali dati dell’indagine sul marine litter nel Mediterraneo che abbiamo presentato oggi, in occasione della Giornata mondiale degli oceani, direttamente da New York nell’ambito della Conferenza mondiale dell’Onu sugli oceani, in programma dal 5 al 9 giugno New York, alla quale l’associazione ambientalista partecipa. Il focus, intitolato “Multi-stakeholders Governance for tackling marine litter in the Mediterranean Sea”, si è svolto con la partecipazione dei rappresentanti di Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Unep/Map-Barcelona convention, Parlamento europeo, Agenzia europea per l’ambiente, UN sustainable development solutions network (Sdsn-Mediterranean), Ufms (Union for the mediterranean secretariat), Università di Siena, European bioplastics, Novamont e Kyoto club. Tra i 150 eventi paralleli in programma durante la Conferenza Onu, quello organizzato da Legambiente è stato l’unico a portare contributi ed esperienze sul tema del marine litter in Italia e nel resto del Mediterraneo.

Una riflessione che ha evidenziato come oggi ci siano già alcuni strumenti per fronteggiare l’emergenza e agire a livello di regione mediterranea. Solo per citare la più importante: la convenzione di Barcellona, che riguarda l’Europa e tutti i Paesi costieri (del Mediterraneo), da cui è scaturito un piano regionale che si pone l’obiettivo di minimizzare gli impatti del marine litter e la sua presenza in mare e sulle coste. Quello che manca però è che gli Stati si coordinino tra loro, sotto la spinta dei governi che su questo tema sono più avanti o comunque più coinvolti. Quale migliore occasione per l’Italia, vista anche la sua particolare conformazione e posizione all’interno del mar Mediterraneo, per esercitare il ruolo da protagonista nella tutela del Mare nostrum?

(Giorgio Zampetti via Greenreport.it)


Foto Ingrid Taylar cc-by

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