La scommessa tecnologica dell’Europa centrale

Che i paesi dell’Europa Centro-Orientale possano da anni esser considerati come uno dei poli economici con il più rapido tasso di crescita continentale è ormai un dato di fatto, così come evidente appare la loro efficienza produttiva.

Dal crollo del regime sovietico, i paesi mitteleuropei hanno sfruttato a loro vantaggio un costo del lavoro decisamente basso rispetto alle controparti occidentali, in modo da garantirsi un costante flusso di investimenti esteri e stabilimenti industriali di primo piano.

Eppure, poco è stato fatto per convincere i paesi investitori a spingere le potenze economiche nazionali a rilocare i propri ricercatori, scientifici e tecnologici, nell’area.

Investimenti nel settore

Come rilevato, fra i molti, dal Financial Times, i paesi dell’area V4 hanno investito relativamente poco nei settori più avanzati, con spese pari al solo 1,2% del proprio PIL, rispetto al 2,1% registrato nei rimanenti paesi dell’Unione.

Solo la metà di questo 1,2%, poi, è destinato al settore pubblico o al mondo accademico; tuttavia, qualcosa sta lentamente cambiando nell’area.

Sono diverse le realtà emergenti consolidatesi: dalle compagnie di software antivirus Avast e AVG (Repubblica Ceca) o Eset (Repubblica Slovacca), passando per l’app di presentazioni online Prezi(Ungheria), fino alla più celebrata Skype, una cui fetta consistente di attività di sviluppo è stazionata in Estonia.

Numerosi, negli ultimi anni, sono anche le scommesse destinate ad alterare il panorama tecnologico mondiale: la slovacca Aeromobil, ad esempio, ha scelto di orientare i propri sforzi nella realizzazione del primo mercato mondiale di auto volanti e di costruire nell’area danubiana il proprio hub di ricerca e sviluppo.

Parallelamente, in Romania, UiPath ha impiegato oltre 30 milioni di dollari d’investimenti nella creazione di software intelligenti volti a compiere quelle pratiche d’ufficio spesso considerate ripetitive.

Insomma, “l’intero ambiente è radicalmente andato evolvendosi”, ha sostenuto Andrej Kiska, figura di spicco di Credo Ventures e fra i più importanti aggregatori di capitali della regione; secondo Luciana Lixandru, invece, socia di Accel Partners, “molte altre imprese ancora verranno a operare nella regione, e con essi ancor più numerosi investitori internazionali”.

Prossimamente

Che i CEECs diverranno sede d’una “Silicon Valley” tutta europea è ancora tutto da vedere; la regione, infatti, non è ancora riuscita a raccogliere la stessa quantità, e qualità, di capitali comunque rastrellati dai paesi dell’occidente europeo.

Inoltre, una fetta cospicua di capitali proviene da fondi statali o comunitari: l’Unione Europea, ad esempio, ha diretto diversi miliardi di euro di fondi governativi nello sviluppo del sistema terziario dei paesi dell’area.

Tanti imprenditori trans-nazionali hanno mostrato più volte il proprio timore al riguardo, con il rischio che il costante flusso governativo di cassa per lo sviluppo di start-up potrebbe impedire a queste realtà di attirare l’attenzione del settore privato.

Allo stesso modo, è questa una pratica che potrebbe distrarre l’attenzione dalla risoluzione di due ulteriori problematiche: il miglioramento del sistema scolastico e lo snellimento dell’apparato burocratico.

Peter Kolesar, presidente di Neulogy, società di consulenza con sede a Bratislava, ha affermato che “sono stati diversi i cambiamenti positivi da parte dei governi a sostegno dell’innovazione […] ma ciò che manca è il senso di urgenza”.

Insomma, il futuro della regione appare dipendere esclusivamente dal modo in cui si potrannosostenere i centri di ricerca ed eccellenza dell’area e da come verrà gestito il potenziale tecnico regionale.

Sembra volerci ancora del tempo affinché vengano stabilizzate le condizioni necessarie per far crescere economie di questo tipo; un conto è possedere capacità tecniche e investimenti, un altro è creare le condizioni politiche affinché questi due elementi vengano sfruttati.

(Stefano Ricci via Eastjournal.net, cc-by-nc-nd)


Foto jarmoluk/CC0

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