La NATO dispiega 4 battaglioni in Europa Orientale

L’eventuale concretizzazione delle mire espansionistiche russe verso Occidente genera timore. Una preoccupazione che non è placata dalle dichiarazioni del nuovo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che sembrerebbe auspicare un ridimensionamento dei compiti della Nato.

Nuove truppe Nato in Europa Orientale

Al contrario, l’Alleanza Atlantica ha disposto il dispiegamento a rotazione di soldati al confine russo a seguito di un accordo con i Ministri della Difesa dei Paesi baltici. Già programmato durante il vertice di Varsavia del luglio 2016, lo schieramento delle truppe si è concretizzato a partire dallo scorso febbraio con la garanzia che i militari possano attraversare il territorio baltico verso la Russia in meno di 24 ore. L’operazione prende il nome di Very High Readiness Joint Task Force.

Dal punto di vista numerico, si tratta di 4000 uomini, divisi in 4 battaglioni multinazionali, stanziati nelle tre Repubbliche Baltiche e in Polonia, guidati da Germania, Stati Uniti, Regno Unito e Canada .Nel 2018 l’Italia sarà chiamata a dirigere la Spearhead, la task force operativa già dal 2015 le cui diverse migliaia di uomini sono equipaggiati con artiglieria pesante, batterie antimissili, cacciabombardieri e elicotteri, al fine di monitorare il territorio europeo e di fungere da deterrente per la Russia.

I militari si sono insediati a Zagan, in Polonia, nel territorio di Rukla in Lituania, presso Vaernes in Norvegia, nel porto di Klaipeda in Lituania e nella capitale Vilnius. L’operazione si sviluppa per coadiuvare sulla terraferma l’attività di vigilanza attiva della compagine aerea, chiamata Baltic Air Policing, attiva dal 2004 per sopperire alla mancanza dei reparti di volo di difesa aerea da parte dei Paesi Baltici.

I timori delle Repubbliche Baltiche

Il dispiegamento delle forze militari alleate è la diretta conseguenze della richiesta di aiuto avanzata dalle Repubbliche baltiche nel 2014 a seguito dei disordini avvenuti in Crimea, dapprima invasa e poi annessa alla Russia. La conseguente paura di una imminente perdita della propria autonomia, ha spinto Estonia, Lituania e Lettonia a chiedere alla Nato di qualificare la capacità offensiva e difensiva nei propri territori.

D’altra parte esse condividono con l’Alleanza Atlantica lo stesso intento: quello di garantire il diritto all’indipendenza di ogni Stato sovrano, e più nello specifico di salvaguardare l’autonomia di Estonia, Lettonia e Lituania dalla Russia, alla quale sono state assoggettate per più di cinquant’anni. La norma a cui le parti hanno inteso fare riferimento è l’art. 5 del Trattato, secondo il quale ogni attacco subito da un Paese membro deve essere considerato un attacco contro tutta l’Alleanza, che, nell’esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva, ha il dovere di assistere la parte attaccata, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’impiego della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza.

I battaglioni assolvono perciò ad una funzione di garanzia, a monito del fatto che un attacco contro uno dei Paesi Baltici sarà considerato come un affronto a tutta la coalizione atlantica.

Il riarmo

La decisione dell’Alleanza Atlantica si sviluppa parallelamente all’attività interna dei singoli Paesi baltici. Si tratta di una corsa al riarmo che si sostanzia in esercitazioni militari su vasta scala e addestramento alla difesa civile, giustificati dalla considerazione degli analisti che le forze schierate dalla Nato sarebbero comunque insufficienti a difendere i territori di questi Paesi, maggiormente esposti ad est e quindi raggiungibili in minor tempo dalle forze armate russe.

D’altra parte è di dominio pubblico il fatto che la Russia abbia schierato sistemi missilistici a gittata bellica a Kaliningrad. Unico porto russo affacciato sul Mar Baltico nel punto strategico tra Polonia e Lituania, l’enclave baltica è stata armata con la migliore tecnologia militare col preciso scopo di proteggere il lancio dei missili nucleari contro le strutture di comando in Europa.

E mentre continuano le esercitazioni militari a ridosso dei rispettivi confini, per mostrare al mondo e soprattutto alla controparte la forza degli armamenti e degli uomini assoldati, l’unica domanda sensata da porsi è se tanto mordente altro non sia che il preludio ad una nuova Guerra Fredda.

(Angelica Petronella via rivistaeuropae.eu, cc-by-nc-nd)


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