Kandidát alebo “Mo ti sistemo io la carriera!“. Torna a Forlì la pièce teatrale in lingua slovacca

Si è da poco conclusa presso il Teatro Diego Fabbri di Forlì la XXV edizione della Rassegna Teatrale dell’Associazione Studentesca Universitaria SSenzaLiMITi, inserita nella programmazione scientifico-culturale “Babele Teatrale in Costruzione 2017”, ideata e organizzata dal Centro di Studi Trasversali su Teatro e Interculturalità del Dipartimento di Interpretazione e Traduzione (DIT) dell’Università di Bologna – Campus di Forlì.

Ogni anno il Teatro Diego Fabbri diventa il cuore di numerosi spettacoli teatrali in lingua originale, messi in scena dagli stessi studenti. Il convivio teatrale di quest’anno portava in scena ben dodici spettacoli. Dal 10 al 13 maggio si sono esibiti, in ordine di serata, gli spettacoli in lingua: portoghese, giapponese, bulgaro, francese, tedesco, arabo, italiano L2, inglese, italiano, slovacco, spagnolo e russo.

Dopo il successo delle scorse edizioni (Perinbaba nel 2013, La principessa domata nel 2014, Ten, o ktorom sa hovorí – L’uomo del momento nel 2015, Slovenská sága nel 2016), anche quest’anno torna sul palcoscenico il nuovo spettacolo teatrale in lingua slovacca.

Cosa succede quando un uomo, Baltazár Slivka, amministratore di un’impresa di onoranze funebri “Li Mortáčki Voštra”, è costretto da una moglie ambiziosa e costantemente infelice ad intraprendere la carriera politica? Come si pone di fronte a questo destino un uomo semplice e genuino, che non riesce a fare altro nella sua vita, se non cibarsi di una quantità illimitata di biscotti? Gli spettatori seguono il protagonista nel corso di tutta la sua evoluzione: dalla rassegnazione di un futuro ormai scritto (dalla moglie), dalla sua scelta di sottoporsi a lezioni da parte di un fantomatico maestro di etichetta, all’incontro con i suoi rivali candidati, anche loro tre ‘personaggi’ raccomandabili, fino alla sua elezione e all’incontro finale con la ministra che metterà alla prova il suo sapere, per poi svelare al pubblico ma anche a se stesso di essere in realtà sempre quell’uomo semplice che non ha mai avuto ambizioni nella vita, se non continuare a soddisfare il suo palato e il suo stomaco costantemente affamato.

Coordinati dalla professoressa Veronika Svoradová, docente di Lingua e cultura slovacca presso il DIT di Forlì, gli studenti (italiani e slovacchi) hanno messo in scena una commedia ispirata all’opera teatrale Čaj u pána senátora del drammaturgo slovacco Ivan Stodola. La docente ha riscritto il copione ambientandolo non più negli anni ’30 di Stodola, ma nella contemporaneità. Compaiono così durante la messa in scena immagini come quelle di Peter Sagan, Marek Hamšík, ma anche foto Instagram scelte con grande cura dagli studenti.

Si tratta dunque di una cornice contemporanea ma che possiede un fulcro ancorato al passato. I dialoghi e la comicità che toccano le corde dell’umorismo nero, i personaggi che fungono da esagerazioni dei comportamenti che rappresentano, la trama centrale trasmessa sotto forma di satira, la funzione di ‘curare’ il declino morale dell’uomo, infatti, appartengono al repertorio di Stodola.

Una commedia politica che con un’ironia sottile diffonde una funzione, quella del teatro, per cui l’indispensabile è la comicità accompagnata da una lezione sempre riflessiva, morale, mai banale.

Lo spettacolo ha visto la partecipazione degli studenti in tutte le sue fasi, dalla traduzione del copione italiano, alla preparazione dei sopratitoli, fino agli aspetti più prettamente tecnici (scenografie, luci e suono).

Una messa in scena che ha richiesto agli studenti di immedesimarsi nei personaggi del passato con gli occhi del presente, mantenendo quella comicità mai eccessiva ma che è in grado di far sorridere e riflettere su problemi che in realtà non sono poi così tanto distanti da noi.

Una rappresentazione che, se si contamina il teatro con la vita, è in grado di lasciare allo spettatore un interrogativo aperto; un aspetto ludico che fa da cornice esteriore ad una storia che mira a sensibilizzare, regalando un’ora di convivialità, complicità e gioco, in cui si mostra uno spaccato di storia e di cultura di una terra ancora non del tutto conosciuta. Un’esperienza, quella teatrale, che ha arricchito linguisticamente e culturalmente gli studenti e che ha permesso al pubblico di confrontarsi con una realtà non molto diversa dalla nostra, mostrando come l’Italia e la Slovacchia, pur essendo due paesi differenti, condividano in realtà le stesse difficoltà, le stesse gioie, gli stessi sorrisi.

(Rossella Di Venere)


Foto: Lettorato slovacco a Forlì

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