I lavori “green” in Europa crescono 8 volte più velocemente degli altri

«L’Europa deve continuare a essere un leader globale nelle tecnologie green, è un bene per il lavoro ed è importante per il nostro pianeta». Le parole con cui il presidente dell’Europarlamento, l’italiano Antonio Tajani, ha salutato la Green week europea rappresentano la miglior risposta alle tensioni internazionali scatenate dallo scetticismo del presidente Usa Donald Trump verso l’Accordo di Parigi sul clima. Il rapporto tra economia e ambiente è sempre più stretto, e lo dimostrano i dati diffusi la scorsa settimana da Eurostat sui lavori verdi.

All’interno del territorio Ue si contano (al 2014, anno in cui al momento si fermano i dati) 4,2 milioni di persone – misurate in termini di Fte, occupati a tempo pieno equivalenti – al lavoro nelle molteplici branche dell’economia verde, cresciute in una galoppata continua rispetto agli 1,4 milioni di occupati in lavori verdi registrati a inizio millennio. Anche il fatturato della green economy è cresciuto in modo esponenziale, arrivando a quota 700 miliardi di euro.

Neanche la crisi, come mostra il grafico a fianco, è riuscita a frenare più di tanto la vertiginosa crescita dei lavori verdi, «significativamente più veloce (+49%) rispetto a quella dell’occupazione nell’economia complessivamente intesa (+6%)», nota Eurostat.

L’Ufficio statistico dell’Unione europea mostra anche quali sono stati i settori economici finora più reattivi di fronte alla rivoluzione green: i lavori verdi in Europa si sono concentrati principalmente nei comparti “Elettricità, gas, vapore, climatizzazione; fornitura di acqua; gestione di reti fognarie, rifiuti e attività di bonifica”, con il 34% dell’occupazione verde totale (1,4 milioni di Fte); “Costruzioni” (27% del totale, 1,1 milioni di Fte); “Servizi” (17%, 0,7 milioni di Fte); “Attività estrattive e manifattura” (14%, 0,6 milioni di Fte) e “Agricoltura” (8%, 0,3 milioni di Fte).

Complessivamente, notano da Eurostat, oggi nell’Ue il 60% dei lavori verdi è legato ad attività di protezione ambientale – vale a dire prevenire, ridurre o eliminare inquinamenti – mentre il restante 40% è rivolto alla gestione delle risorse naturali, preservandone lo stock e lavorando per evitarne l’esaurimento.

(L. A., via Greenreport.it)


Foto Philippe Put cc-by

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