Detti e proverbi – Bez práce nie sú koláče

Cari lettori, oggi continua il nostro appuntamento con i detti sul lavoro. Spero di non affaticarvi troppo!

 


 

Robota nie je zajac, neutečie!

Per tutti quelli che sono dell’opinione che il lavoro – se non lo svolge nessuno – rimane dov’è, questo è il detto che fa per loro: “Il lavoro non è una lepre, non scappa!” Certo che il lavoro quando va fatto, va fatto, non si discute; ma è anche vero che a volte ci aspetta, nessuno lo fa per noi, non si fa da solo… salvo che abbiate amicizia con i detergenti fai-da-te “danzanti” Chante Clair, oppure – ancora meglio – con Arabela, la principessa-maga che aveva un anello potente: girandolo esaudiva dei desideri. Cantava Dara Rolinc, quando ancora si chiamava Darina Rolincová: «Keby som bola princezná Arabela, nič by som doma pomáhať nemusela […] na všetko by stačil prsteň zázračný, celý život by bol viac než senzačný» „Se io fossi la principessa Arabela, a casa non dovrei aiutare con niente […] l’anello prodigioso basterebbe per fare qualsiasi cosa, tutta la vita sarebbe più che meravigliosa”. Sognare un po’ non fa male, e se avete voglia di vivere la nostalgia fiabesca cecoslovacca, cercate il telefilm Arabela nei vecchi archivi (o su DVD). Il divertimento è assicurato, anche se con le tecnologie digitali di oggi si creano dei mostri molto più paurosi e dei maghi molto più potenti. Capirete tante cose su come girava il mondo nel socialismo. E forse ne apprezzerete l’umorismo.

La principessa Arabela (www.zakulturou.cz)

 


 

Bez práce nie sú koláče.

Letteralmente “Senza lavoro non ci sono dolci”, nato sicuramente con la parola “dolci” perché fa rima, altrimenti sarebbe stato più logico Bez práce nieto chleba, „Senza lavoro non c’è pane“, essendo comunque il pane alimento principale – insieme ai legumi, patate e cavoli – dei contadini. Non si nutrivano sicuramente di dolci! Per questo il detto lo trovo divertente: quando la mamma ce lo diceva per invogliarci in qualche attività domestica, noi rispondevamo scherzosamente „non fa niente se non ci sono i dolci, ci basta il gelato“ oppure „ non importa, va bene anche il pollo arrosto“.

Il senso del detto è chiaro: solo lavorando, svolgendo qualche attività, riusciamo ad avere quanto ci serve per la nostra vita. Beh, anche qui potremmo polemizzare sulla veridicità, ci sono delle eccezioni che mangiano anche senza lavorare, ma diciamoci la verità, nalejme si čistého vína: questi (s)fortunati sono in pochi. Se non siamo nati bene, ci rimane solo di lavorare. O vincere alla lotteria.

A questo punto mi piacerebbe chiarire – per chi non è ancora espertissimo in gastronomia slovacca – la differenza tra dolci quali koláče, zákusky e torty, čajové pečivo.

Koláč sta per dolce adatto per fare la colazione o una sostanziosa merenda: è il dolce della festa contadina, fatto tipicamente con delle paste lievitate e guarnito con frutta secca (noci, nocciole, uvetta), semi di papavero, ricotta locale (tvaroh), marmellate o frutta fresca o sciroppata. La forma di koláč può essere a ciambella, rettangolare o tondo come la teglia da forno che avete. Koláč oggi viene guarnito anche con cioccolato/cacao e creme varie. Lo trovate nei panifici e lo fanno anche le nonne che si rispettano. In dosi sempre industriali.

Zákusok è nato più tardi, nelle ricercate cucine dei castelli, ed è il pasticcino: paste elaborate e ricche, guarnizioni di burro, panna, creme, decorazioni varie, alto contenuto di zucchero, zákusok è da festa, si serve dopo un pranzo domenicale, e se ne mangia poco. Si compra in pasticceria, cukráreň.

Torta, a differenza da quanto questa parola fa venire in mente in Italia – è un tipo di zákusok fatto in forma tonda (in casi eccezionali anche rettangolare), ed è sempre un pasticcino: immaginate la torta di compleanno con diversi strati di pan di spagna e crema, o una Sacher. Perciò quando una massaia italiana fa „la torta di mele“ o „la torta margherita“, per una slovacca questi diventano jablkový koláč e koláč margherita, certamente non torta!

L‘ultima categoria dei dolci (senza andare ad approfondire ulteriormente) sono i dolci da thè, biscotti, pasticceria secca – čajové pečivo. I migliori li sfornano le donne a casa, quando si avvicina il Natale.

Scusate questo intermezzo dolce, torniamo al lavoro. Il lavoro, appunto.

Il detto simile al Bez práce nie sú koláče, è il detto Kto nepracuje, nech ani neje – „Chi non lavora che non mangi neanche.“ Questo detto appare in diverse fiabe popolari, dove s’insegna che solo chi si dà da fare, ha anche diritti – quello al pasto, al caldo, a partecipare alle attività della comunità.

Ah, c’è una canzone italiana che mi viene in mente e non posso non riportarla: se per gli slovacchi „Chi non lavora, non mangia“, per Adriano Celentano CHI NON LAVORA, NON FA L’AMORE!

 

(Michaela Šebőková Vannini  ―  vedi il suo blog)

 


Foto D.Yakovleva CC0
Foto Couleur CC0
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