Corte Costituzionale: abrogate le amnistie di Meciar, finisce un’era buia durata 19 anni

In una sessione a porte chiuse ieri 31 maggio la Corte Costituzionale della Repubblica Slovacca ha deciso di annullare le controversie amnistie emesse dall’ex primo ministro Vladimir Meciar nel 1998 mentre fungeva da presidente ad interim. Con quell’atto Meciar interruppe le indagini su casi penali di grande rilevanza in quel periodo della storia slovacca: il sequestro del figlio dell’ex presidente Michal Kovac, l’omicidio nel 1996 dell’agente di polizia Robert Remias che ha aiutato a nascondersi un testimone chiave del rapimento dell’anno prima e un referendum sull’UE mandato all’aria dal primo ministro e dal suo governo nel 1997. La sentenza cancella anche la grazia concessa dal presidente Kovac poche settimane prima di finire il suo mandato per il caso Technopol in cui il figlio era coinvolto insieme ad altre persone.


Vladimir Meciar nel 1996

La Corte Costituzionale ha dunque confermato, con il voto di otto componenti su dieci del collegio giudicante, l’opinione di diversi politici e costituzionalisti sulla possibilità di abrogare degli atti ufficiali emessi da un presidente in carica, idea confluita nel provvedimento approvato a larga maggioranza dal Parlamento slovacco il 5 aprile dopo una lunga trattativa. Il verdetto della corte arriva a pochi giorni dalla scadenza indicata nello stesso provvedimento parlamentare, che aveva dato ai giudici costituzionali un massimo di 60 giorni per confermare o negare l’abrogazione.

Ora che le amnistie sono state finalmente abolite, come molti speravano da quasi due decenni, le inchieste criminali possono di nuovo essere riprese dalle autorità competenti. A questo proposito Oskar Fegyveres, l’ex agente segreto divenuto un teste scomodo suo malgrado del sequestro nel 1995, ha confermato in una intervista pubblicata oggi su Sme che è pronto a testimoniare di nuovo, come già fatto vent’anni fa, sul ruolo che il servizio di intelligence slovacco SIS ha avuto nella vicenda. Fegyveres ha ammesso di essere stato a lungo convinzione che questo momento, il momento della giustizia per la morte dell’amico Remias, non sarebbe mai arrivato.

Piuttosto unanimi e positivi i giudizi sulla sentenza dei maggiori rappresentanti istituzionali e uomini politici. Tra i primi ad esprimersi, la ministra della Giustizia Lucia Zitnanska (Most-Hid), secondo la quale si può tirare una riga su 19 anni di un trauma nazionale per tutto il Paese che già diversi tentativi falliti avevano cercato di rimuovere. Una sentenza che del resto è in linea con la linea scelta dal governo, dal presidente della repubblica e dal Parlamento, con un larghissimo consenso di tutte le forze politiche.

Il primo ministro Robert Fico (Smer-SD), inizialmente dell’idea che le amnestie non si potevano abrogare, ha detto che il verdetto dimostra come la soluzione adottata dalla coalizione di governo sia «corretta e pienamente in linea con la Costituzione», smentendo tutti coloro che «hanno sospettato che non stessimo facendo sul serio». Il ministro della Cultura Marek Madaric, alto esponente di Smer che è stato il primo membro dei socialdemocratici a sostenere chiaramente l’abolizione delle amnestie, ricorda Tasr, ha ora detto di essere felice che «non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione». Per il vice premier per gli Investimenti Peter Pellegrini (anch’egli Smer-SD) ha dichiarato che con la sentenza la Corte Costituzionale ha «confermato la correttezza e la costituzionalità della nostra soluzione e ha definitivamente messo fine a una macchia nera della storia moderna della Slovacchia».

Il presidente del Parlamento Andrej Danko (SNS) ha espresso soddisfazione per la sentenza e per il modo in cui «la coalizione ha trovato una soluzione [valida] oggi confermata dalla Corte Costituzionale». Siamo arrivati alla luce alla fine del tunnel, ha dichiarato Danko, e ora il trauma della società slovacca può essere guarito.

Il deputato Jan Budaj di OLaNO-NOVA (foto sopra), che aveva rinverdito la questione presentando una nuova mozione per l’abrogazione delle amnistie sull’onda della commozione per la morte dell’ex presidente Kovac nell’autunno scorso, ha detto che sono stati la gente e la determinazione a sconfiggere le ingiuste amnistie, protette per due decenni dai «partiti comunisti e nazionalisti». Ma oggi «i poteri democratici hanno vinto dopo tanti anni, anche perché la resistenza e la pubblica opinione sono dalla nostra parte». Ora, ha detto Budaj, queste stesse forze devono lavorare per chiedere l’abolizione della corruzione, «passo dopo passo, centimetro dopo centimetro».

La madre di Robert Remias, assassinato presumibilmente dagli stessi autori del sequestro Kovac per coprire le proprie tracce, ha detto di essere sollevata nel pensare che il periodo delle amicizie di Meciar è finito. «Credo che la gente sia stanca di me e del nome Remias [sentito così tante volte] negli ultimi 20 anni», ha detto Anna Remiasova. «Ci sono voluti [molti e] incredibilmente lunghi tentativi di fare giustizia. È praticamente una generazione. Ma sono contenta che sia stata rotta la barriera che stava bloccando la strada della giustizia». Sono grata «ai deputati e ai giudici della Corte Costituzionale», convinta che i giudici che si occuperanno dei casi criminali sbloccati siano «anche onesti e incorruttibili», ha dichiarato Remiasova.

(La Redazione)

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