Perché Trump vuole lasciare l’accordo sul clima

Il presidente Donald Trump annuncerà oggi la sua decisione sulla aderenza degli Stati Uniti agli accordi di Parigi sul clima, quelli stabiliti dalla Cop 21. Le speculazioni sulla decisione di abbandonare si rincorrono da ore sulla stampa Usa e rimbalzano anche in Europa e a Pechino, dove una decisione per l’abbandono degli Stati Uniti creerebbe in ogni caso qualche contraccolpo.

L’annuncio via Twitter di Trump non fa sperare in positivo: il richiamo allo slogan elettorale Make America Great Again, rimanda a una visione già propugnata in passato: l’accordo di Parigi danneggerebbe gli Usa e andrebbe quanto meno rinegoziato. Concetto riaffermato anche dal press secretary Spicer nell’ultimo incontro con la stampa: il presidente “vuole un accordo equo per gli americani” e ha passato molto tempo a ragionarci sopra e a confrontarsi anche con i membri del G7 a Taormina. Altri attidell’amministrazione hanno già dimostrato che il tema del clima e della salvaguardia di un certo benessere comune è secondario ad altre preoccupazioni.

Tuttavia, il quadro non è chiaro e pare che la situazione sia sempre in bilico.

Anche su clima e ambiente, e su Parigi, si gioca una delle tante partite interne alla stessa amministrazione: da un lato chi vorrebbe restare, secondo la stampa Usa anche la figlia-consigliera Ivanka, pensando anche al sostegno trasversale che muove l’accordo (dalla Ue al Papa a figure della società civile Usa); dall’altro chi pensa sia tempo di lasciar perdere. Politicoscrive che nei mesi scorsi, sotto l’egida del capo dell’Epa Pruitt e di Steve Bannon, una sfilata di leader conservatori e legislatori gop è andata in scena alla Casa Bianca, preoccupati dall’idea che l’accordo possa ostacolare l’agenda a favore dei combustibili fossili. Ovviamente non manca anche la spinta in senso contrario: uscire significherebbe dare un segnale di disinteresse su un tema cruciale e metterebbe gli Usa fuori dal consesso che conta.

Il New York Times scrive che anche l’argomento Parigi è diventato un“disastroso spettacolo pubblico” dato dall’amministrazione, tra collaboratori che parlano di uscita e altri che dicono che non se ne farà niente. E che l’ufficio legislativo della Casa Bianca propone di inviare l’accordo al Senato per ottenere la ratifica come trattato e per farlo servirebbe una maggioranza di due terzi che non c’è, buona scusa per ritirarsi.

Insomma, il Senato, bypassato prima da Obama, a norma di legge, potrebbe tornare utile oggi. Per il quotidiano newyorkese, comunque, mentre il mondo aspetta, attorno a Parigi si gioca un’ennesima faida tra assistenti dell’amministeazione, fatto che evidenzia il caotico processo decisionale che tiene in scacco la casa Bianca dall’insediamento del presidente.

Voltafaccia su altisonanti annunci, come il ritiro dal Nafta o la volontà di far pagare ai messicani il muro al confine tra gli stati, hanno già dimostrato che spesso si naviga a vista e non sempre gli atti fanno seguito alle parole.

Pare che il tema dominante però sia comunque, in ogni caso, la volontà di tenere fede alle promesse fatte in campagna elettorale, quando si è detto chiaramente che riportare l‘America al primo posto era l’obiettivo, costi quel che costi.

(Fonte Wired.it, cc-by-nc-nd)


Foto S.Melkisethian cc-by-nc-nd
Foto pixabay CC0

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