Economia circolare, la trattativa sul pacchetto normativo Ue

Dopo anni di attesa, il pacchetto normativo sull’economia circolare che l’Unione europea sta mettendo a punto non dovrebbe essere lontano dall’essere definitivamente approvato. Entro la fine di maggio le tre istituzioni dell’Ue – la Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea – entreranno nei negoziati interistituzionali definitivi prima di accordarsi sul testo finale delle nuove leggi in materia di rifiuti. Quali saranno le posizioni di partenza?

Per rispondere a questa domanda European environmental bureau (Eeb), Friends of the earth Europe e Zero waste Europe hanno elaborato un’indagine – cui ha contributo anche l’italiana Legambiente – inviando un questionario agli stati membri per valutare se e quali proposte sosterranno. Le proposte in discussione – ricordano le associazioni – rientrano in tre principali direttive Ue: la Direttiva sui rifiuti, la Direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio e la Direttive sulle discariche. Vale la pena ricordare che, sebbene il pubblico dibattito sia incardinato attorno al concetto di “economia circolare”, il pacchetto normativo in via d’approvazione europea concentri la gran parte dell’attenzione sulla gestione dei rifiuti urbani, una materia che in Italia, ad esempio, rappresenta appena un quarto dei rifiuti totali.

Al proposito il Parlamento europeo è riuscito a far approvare una posizione “progressista”, rilanciando in realtà gli stessi obiettivi proposti dalla Commissione Ue a guida Barroso, mentre le altre istituzioni Ue preferirebbero obiettivi ancora più tiepidi.

Una situazione ambivalente che si riflette nelle variegate posizioni assunte dai vari Stati membri, talvolta tutt’altro che scontate. Dall’indagine delle associazioni emerge infatti che, tra i Paesi che si oppongono maggiormente alla proposta, ci sono la Danimarca e la Finlandia, come anche Ungheria, Lituania e Lettonia. Il Regno Unito, la Germania, la Polonia, l’Irlanda, la Slovenia e la Croazia non hanno voluto condividere invece la loro posizione con le associazioni. Dall’altra parte, nelle fila dei supporter di una politica ambiziosa sui rifiuti e l’economia circolare, spuntano alcuni Paesi del sud Europa, come la Grecia e la Spagna, ma anche quella Romania. Curioso notare che, secondo l’indagine, a frenare siano proprio quei Paesi dove le politiche nella gestione dei rifiuti urbani sono già ai livelli più avanzati, mentre a spingere sia Stati dove a prevalere è ancora il ricorso alla discarica.

«Con riferimento allo smaltimento in discarica – documenta infatti al proposito l’ultimo rapporto Ispra sui rifiuti urbani – si passa dallo 0,6% (Svezia) all’87,6% (Malta). Oltre alla Svezia, anche il Belgio, la Danimarca, la Germania e i Paesi Bassi fanno registrare percentuali molto basse (fino all’1,4%) di smaltimento in discarica, mentre, all’estremo opposto, Cipro, Grecia, Romania e Croazia smaltiscono in discarica una percentuale di rifiuti urbani compresa tra l’80,4% e l’82,8%. Eccezion fatta per la Spagna e la Grecia, i Paesi nei quali il ricorso alla discarica interessa oltre il 55% dei rifiuti urbani gestiti sono tutti di recente accesso all’Ue».

Repubblica Ceca, Italia, Svezia, Portogallo, Lussemburgo e Slovacchia, «sono a favore di un obiettivo di riciclo del 65% ma non sembra che farebbero lo stesso con i target relativi alla preparazione al riutilizzo, all’obiettivo di riutilizzo del 10% degli imballaggi e a supporto di target di prevenzione dei rifiuti».

(Fonte Greenreport.it)

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