L’ultima battaglia per il segreto bancario svizzero

Il 28 aprile la polizia tedesca ha arrestato a Francoforte sul Meno un cittadino svizzero di 54 anni, Daniel M., con l’accusa di spionaggio. Secondo i magistrati è un agente del Servizio delle attività informative della confederazione (Sic), i servizi segreti svizzeri, che dal 2012 al 2014 ha spiato gli ispettori del fisco del Land del Nordreno-Vestfalia, specializzati nella caccia agli evasori fiscali tedeschi con conti segreti all’estero. Il caso di Daniel M. è stato definito dal quotidiano Neue Zürcher Zeitung “l’ultima battaglia sul segreto bancario svizzero”, visto che il 1 gennaio 2017 è entrato in vigore un accordo in base al quale dall’anno prossimo la Svizzera scambierà i suoi dati bancari con tutti i paesi dell’Unione europea.

L’arresto, racconta la Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha scatenato vivaci proteste da parte di alcuni politici tedeschi. È intervenuto anche il ministro della giustizia Heiko Maas, che ha chiesto a Berna un “chiarimento completo”. Secondo la Faz il caso di Daniel M. ha tutti gli ingredienti di un “thriller di spionaggio”, visto che era stato mandato in Germania “per eseguire una vendetta”. Contro chi? Contro gli ispettori del fisco del Nordreno-Vestfalia.

Le origini di questa storia risalgono al periodo in cui il segreto bancario svizzero era ancora in piedi e il fisco tedesco scopriva gli evasori comprando a caro prezzo dei cd con i dati dei clienti di importanti banche svizzere o di altri paesi noti per la rigorosa tutela del segreto bancario. “Tra il 2000 e il 2010 le autorità fiscali dei diversi Länder hanno speso circa venti milioni di euro per cd che hanno permesso di far rientrare nelle casse dello stato 6,3 miliardi di euro”. In questo campo erano particolarmente attivi gli ispettori del Nordreno-Vestfalia, il più ricco Land tedesco: nel 2008, per esempio, comprò per 4,6 milioni di euro un cd che conteneva dati provenienti dal Liechtenstein e permise di scoprire i nomi di molti evasori, tra cui l’allora capo delle poste tedesche.

Nel 2007 vendere al fisco tedesco i dati degli evasori era diventato un affare lucroso

In Svizzera queste operazioni che mettevano a rischio la credibilità delle principali banche nazionali, continua la Faz, non potevano essere tollerate e, anzi, erano quasi considerate una sorta di “aggressione da parte di una potenza straniera, che chiedeva una risposta”.

L’episodio che spinse Berna ad agire, scrive la Süddeutsche Zeitung, ricorda un film dei fratelli Cohen, Burn after reading – A prova di spia. Nel 2007, quando vendere cd al fisco tedesco era diventato un affare lucroso, un personal trainer austriaco da anni residente in Svizzera, Wolfgang U., trovò nel borsone di un cliente della palestra per cui lavorava , il Fitnessstudio Banane, un cd con nomi di clienti tedeschi del Credit Suisse. Il borsone apparteneva a un dipendente della banca che nei ritagli di tempo in ufficio rubava i nomi con il proposito di venderli. I due riuscirono a vendere il cd al Nordreno-Vestfalia per 2,5 milioni di euro. Subito dopo, però, vennero scoperti e arrestati.

“Ma la giustizia svizzera non era contenta”, scrive il quotidiano bavarese. “Voleva punire anche chi comprava i dati”, cioè tre ispettori del fisco tedeschi, in particolare Peter Beckhoff, “una vera e propria leggenda nel suo campo”. Le autorità svizzere pensavano a un mandato di arresto per Beckhoff e due altri ispettori con l’accusa di “complicità in spionaggio economico”, ma di Beckhoff non possedevano “neanche una foto. Il personaggio era più segreto dei loro servizi segreti”. Qui entra in gioco Daniel M., che cominciò a raccogliere informazioni e nel marzo 2012 permise l’emissione del mandato di arresto per i tre agenti del fisco. In seguito Daniel M. continuò a mandare informazioni alla Svizzera, almeno fino alla fine del 2014.

Ma nel 2015 fu svelato il doppio gioco di Daniel M., che venne arrestato in Svizzera con l’accusa di aver fornito dati bancari segreti a un cittadino tedesco. Ora, a due anni di distanza, Daniel M. è stato arrestato in Germania.

Una storia del passato
“Speriamo che gli svizzeri non ci abbiano spedito il loro miglior agente segreto. Vorrebbe dire che stanno messi male”, commenta ironica la Süddeutsche Zeitung. “Daniel M. è un agente piuttosto bizzarro che ha collezionato due arresti in altrettante missioni”. Intanto però i servizi segreti svizzeri hanno precisato che Daniel M. non era in Germania per conto loro e che il famoso ordine di cattura per i tre ispettori del fisco non era basato su informazioni fornite da lui.

Secondo la Neue Zürcher Zeitung, in Svizzera si fa strada la convinzione che “Daniel M., che fino al 2010 d’altronde si occupava di sicurezza alla banca Ubs, si sia presentato per primo ai servizi svizzeri sostenendo di avere informazioni scottanti provenienti dalla Germania. Inoltre non è ancora chiaro se abbia davvero fornito delle informazioni davvero utili”.

Mentre si aspettano altre rivelazioni, sia in Germania sia in Svizzera è netta la sensazione che tutto in fondo poteva essere chiuso con meno clamore già qualche anno fa, quando il duro scontro tra Berna e Berlino per i conti segreti bancari era in pieno svolgimento. Ora che lo scambio di dati con la Svizzera è una realtà, conclude il quotidiano di Zurigo, il caso Daniel M. sembra solo una vecchia storia buona per ricordare quello che è successo e per fare un film di spionaggio.

(Alessandro Lubello via Internazionale.it, cc-by-nc-nd)


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