Sull’Occidente il ciclone Donald Trump

Donald Trump si è abbattuto come un ciclone sul G7 dopo aver vestito i panni della diplomazia in Medio Oriente. Il suo primo viaggio all’estero da presidente ha messo in evidenza i diversi binari della nuova proiezione dell’America nel mondo: muscoli e grinta con i partner d’Occidente per correggere la globalizzazione; alleanze e investimenti per risolvere le crisi regionali in Medio Oriente e sconfiggere i terroristi islamici.

La differenza di approccio riflette la genesi del movimento elettorale che ha portato Trump alla Casa Bianca: per le famiglie del ceto medio bianco del Mid-West e degli Appalachi, flagellati dalle diseguaglianze, la priorità è solo e soprattutto un sistema economico «più giusto» ovvero radicalmente diverso dall’architettura degli accordi globali creata dalla fine della Guerra Fredda dai presidenti Clinton, Bush e Obama.

Ed è con questo obiettivo in mente che Trump è arrivato in Europa, ottenendo i quattro risultati di cui si è vantato parlando ai militari americani nella base di Sigonella. Primo: nella tappa di Bruxelles ha strappato agli alleati Nato l’impegno a iniziare a versare gli oneri economici a lungo disattesi. Secondo: a Taormina ha fatto inserire nella dichiarazione finale il concetto di «fair trade» (correttezza negli scambi), basato sulla reciprocità su dazi e tariffe, scegliendo come avversario pubblico la Germania di Angela Merkel partner privilegiato della Cina di Xi Jinping. Terzo: al G7 ha fatto accettare un approccio ai migranti basato sul «diritto degli Stati di controllare i confini» ovvero affiancando diritto umanitario e costruzione di muri. Quarto: sulla difesa del clima dall’inquinamento si è spinto fino a rompere l’unanimità del summit, definendo tale scelta «un successo per gli americani» in vista della decisione sull’adesione o meno al Trattato di Parigi.

Brusco nei modi, poco rispettoso del cerimoniale ed esplicito nell’esprimere dissensi marcati sui contenuti, Trump ha riversato sul tavolo del G7 la carica dirompente della rivolta della tribù bianca che lo ha eletto lo scorso novembre. Ecco perché il leader europeo politicamente più giovane, il francese Emmanuel Macron, si è rivelato il più attento alle istanze americane: anche lui è arrivato all’Eliseo spinto dalla protesta contro le diseguaglianze ed i partiti tradizionali, rendendosi conto della necessità di un cambio di approccio alla distribuzione della ricchezza globale. Ha ragione dunque il premier Paolo Gentiloni, mediatore infaticabile del G7 più difficile, quando parla di un summit specchio di un «mondo libero» dove l’«ebbrezza della globalizzazione è alle nostre spalle». La sfida che inizia ora è dunque il riassetto del sistema economico delle democrazie avanzate. I disaccordi di Taormina hanno il pregio di aver descritto senza paludamenti la cornice entro la quale si dovranno trovare nuovi accordi ed equilibri. E’ un confronto che inizia con Trump e Merkel alla guida degli opposti schieramenti, affiancati da Macron nel possibile ruolo di mediatore, ma ogni Paese dell’Occidente – appartenente o meno al G7 – può essere decisivo nella partita per la definizione di un nuovo modello economico-sociale capace di vincere le sfide del XXI secolo, riconsegnando prosperità e speranze al ceto medio indebolito.

Rispetto alla necessità di correggere la globalizzazione, l’agenda delle crisi in Medio Oriente è assai più tradizionale: include terroristi da sconfiggere, conflitti da mediare e paci da siglare. Da qui la scelta di Trump di affrontarla rispolverando l’approccio dell’establishment conservatore dei tempi di George Bush padre, basato su armi, energia e consolidamento delle alleanze per piegare gli avversari regionali più temibili del momento: gruppi jihadisti e Iran.

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Protagonista di aperti dissensi nel G7 come di negoziati segreti in Medio Oriente, Trump torna adesso a Washington per affrontare la sfida per lui più insidiosa: l’accelerazione delle indagini sul Russiagate, da parte del Congresso come del super procuratore Robert Mueller, che puntano al cuore della sua amministrazione.

(Maurizio Molinari via La Stampa, cc-by-nc-nd)


Foto palazzochigi cc-by-nc-sa

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