Banska Bystrica, in piazza contro l’estremismo

Nella città di Banska Bystrica ieri si sono riunite in piazza migliaia di persone nell’iniziativa di protesta contro l’estremismo “Otvorene o extrémizme”, [Parliamo] Apertamente di Estremismo, cui ha partecipato con un suo intervento il presidente della Repubblica Andrej Kiska. La manifestazione era il culmine del programma “Zabudnuté Slovensko” (Slovacchia dimenticata), una iniziativa civile che da mesi gira per città e villaggi per portare all’attenzione della gente la crescita dell’estremismo nel Paese.

L’incontro di ieri si è svolto sulla piazza SNP del capoluogo della regione nota per l’insurrezione partigiana dell’ultima guerra, sulla cui poltrona di governatore siede da quattro anni un leader dell’estrema destra, quel Marian Kotleba che è riuscito a battere avversari più quotati con un programma politico semplice ma efficace che ha preso di mira l’UE, la NATO, i rom e gli immigrati, promettendo una Slovacchia migliore, cristiana e sovrana. Quel Kotleba che ha portato lo scorso anno un drappello di suoi uomini in Parlamento dopo il 15% vinto alle elezioni, e che ha grandi possibilità di vedersi riconfermato come governatore della regione di Banska Bystrica nel voto del prossimo novembre.

«Non tollerate il male», ha detto Kiska. «Perché il male prevalga, basta poco. Basta che noi non facciamo nulla», ha detto il presidente a una piazza piena, proprio sotto le finestre di Kotleba. Dobbiamo capire che Slovacchia vogliamo da qui a vent’anni, «aperta e moderna, o chiusa e isolata», ha sottolineato.

Oggi viviamo in tempi complessi, «abbiamo avuto una crisi finanziaria, abbiamo ancora una crisi migratoria, la minaccia del terrorismo, e molti di noi che si sentono minacciati dalla globalizzazione», ha affermato Kiska dal palco sottolineando che i giovani oggi hanno una crisi di identità, non sanno più bene chi sono e hanno paura del futuro. È in questo clima che, andando sui social network, trovano facili risposte che sono spesso «menzogne, falsi allarmi, espressioni d’odio», e i social network diventano impropriamente strumento di propaganda. Ma per problemi complessi, dice il presidente, non esistono risposte semplici.

Kiska ha chiamato tutti a fare la propria parte, individui e organizzazioni, e anche la chiesa, dietro alla quale si nascondono spesso gruppi che usano i valori cristiani e la nazione per propagare l’odio. Odio nei confronti di persone di razza e colore diverso. È compito delle chiese fare attenzione a questi fenomeni, come è compito degli insegnati inculcare nei nostri figli i valori fondamentali.

(Red)

 


Foto youtube

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