Amnistie di Meciar, ancora una manciata di giorni per la decisione della Corte costituzionale

Mancano soltanto 11 giorni lavorativi alla Corte Costituzionale slovacca per decidere sulla revoca delle amnistie Vladimir Meciar del 1998 approvata dal Parlamento slovacco all’inizio di aprile. Il quotidiano Pravda ricorda che il 5 giugno scade il periodo di 60 giorni entro il quale la Corte deve confermare o respingere la decisione del Parlamento. In caso non arrivi nessuna risoluzione entro quella scadenza, la decisione del Parlamento diventa definitiva. Secondo il giornale ci sono comunque voci che la Corte prenderà in ogni caso una posizione entro il 5 giugno su una delle questioni più delicate mai affrontate dal tribunale costituzionale.

Le amnistie di Meciar riguardano il sequestro del 1995 del figlio del presidente Michal Kovac e l’omicidio nel 1996 di Robert Remias, che aiutò un testimone chiave del rapimento a nascondersi dai servizi segreti. Le amnistie rilasciate da Meciar mentre agiva in veste di presidente ad interim nel 1998 riguardano anche un referendum che Meciar fece di tutto per far fallire nel 1997. Il provvedimento approvato dai parlamentari da un’ampia maggioranza, dopo una intensa fase di negoziazione tra maggioranza e opposizione per convergere su un testo condiviso, abolisce anche la grazia concessa dal presidente Kovac a fine 1997 per il cosiddetto “caso Technopol” nel quale il figlio Michal junior era coinvolto insieme ad ad altre persone.

Il risultato dell’esame del provvedimento da parte della Corte Costituzionale può avere quattro differenti risultati, scrive Pravda:

  • la Corte appoggia la risoluzione parlamentare di abrogare le amnistie.
  • la Corte condanna il voto parlamentare come anticostituzionale.
  • la Corte non raggiunge i sette voti necessari per una decisione e il procedimento si arena.
  • infine, la Corte non prende alcuna decisione, opzione questa ritenuta la meno probabile.

Se il verdetto atteso da Kosice, dove ha sede il tribunale costituzionale, non boccia l’abrogazione delle amnistie, la corte distrettuale di Bratislava III è già pronta a riprendere il procedimento giudiziario per il rapimento di Michal Kovac junior e rinviaare a giudizio tredici persone, tra le quale l’ex capo dei servizi di intelligence Ivan Lexa, uno degli uomini più fidati di Meciar, che si ritiene essere stato dietro al fatto con i servizi segreti e soggetti della criminalità organizzata.

(Red)

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