I tre Maggi – tri Máje. Trittico sul mese di maggio 3/3

Gentili lettori, siamo arrivati al terzo e ultimo incontro del nostro trittico “Tre Maggi”. Nelle puntate precedenti (una e due) abbiamo visto un “maggio slovacco” – l’alberello di buon augurio – e un “maggio italiano” – il teatro popolare di origini medievali. Essendo il maggio il mese dell’amore, ci mancava un Maggio che parlasse appunto d’amore, ed eccolo qui: oggi abbiamo un “Maggio” che non è né slovacco né italiano, se mi posso permettere direi che è di tutti, perché trattasi di un poema. In Italia conosciuto probabilmente da pochi se si escludono i boemisti, è la più celebre espressione poetica in lingua ceca, la più studiata, la più discussa, i suoi primi versi sono i più citati in assoluto.

Il Maggio di Karel Hynek Mácha

Allora parla di amore questo poema? Sì e no. L’amore passionale tra i protagonisti porta ad azioni sbagliate, violente, e infine alla rovina. La storia della ballata è solo accennata. La fanciulla, Jarmila, è al lago, aspetta il suo amato Vilém, invece viene a sapere che Vilém ha ucciso l’uomo che ha sedotto lei, Jarmila, e ora si trova in prigione in attesa di essere giustiziato. Vilém scopre solo successivamente che l’uomo da lui ucciso era suo stesso padre che lo aveva abbandonato da piccolo – ragion per cui Vilém è cresciuto con i banditi e diventato a sua volta il loro capo, il „temibile signore dei boschi“. Adesso, in prigione, Vilém passa la sua ultima notte con tutti i pensieri sulla propria condizione e sul senso della vita. La mattina dopo muore per mano del boia che gli mozza la testa e poi tronca il corpo esanime nella ruota. Jarmila per il dolore si annega nel lago.

L’autore, Karel Hynek Mácha (1810-1836), ha scritto il poema Máj, „Il Maggio”, nel 1836, prima della sua prematura scomparsa (dell’autore non esiste un’immagine storica, perciò i “ritratti” d’epoca di Mácha sono opera di mera fantasia di pittori probabilmente ispirati dal personaggio del poema); siamo nel pieno periodo della Rinascita nazionale, e la sua opera, che si può definire una ballata preromantica ed è ispirata al Byron, all’epoca non ha riscontrato grande successo. Al contrario: provocò reazioni indignate, quasi violente, il perché lo capiamo meglio dalle seguenti citazioni:

«Mácha è un poeta, questo nessuno può negarlo […]. Quando Byron con l’anima stravolta, senza pace, senza fede e speranza cantava la sua disperazione, il ricco lord emerso dai piaceri della vita non aveva il dovere di tenere presenti le condizioni della letteratura e della società nella sua patria […]. Ma […] perché qui da noi, io dico, un giovane dotato di molto talento deve occuparsi di ruote ed esecuzioni?» (Josef K.Tyl, drammaturgo)

«Il suo Maggio è oltremodo offensivo, per me almeno; giacché da un impiccato e da un angelo tanto impoeticamente caduto distolgo disgustato lo sguardo. Mácha avrà pure piantato all’intorno bei fiori, appeso bei quadri in cornici dorate, tuttavia il profumo dei suoi fiori e lo splendore dei suoi quadri non scacciano il puzzo e il gelo del reo spenzolante e non nascondono ai nostri occhi l’orrida ruota e la forca nemmeno se sullo sfondo si presenta il poeta in persona. E poi, a noi che importa di Byron?» (Josef K.Chmelenský, poeta)

Allora, se questo Maggio non vuole parlar d’amore, di che parla? L’autore stesso, Mácha, ha scritto una spiegazione del poema, che probabilmente era destinata ad un editore o un censore: «L’obiettivo principale del poema che qui segue è celebrare la bellezza della natura in maggio; per raggiungere tale obiettivo il maggio della natura è posto a confronto delle differenti stagioni della vita umana. Così ad esempio nel primo canto l’amore quieto, grave e così via in natura a contrasto con il selvaggio, passionale, sfrenato amore dell’uomo; allo stesso modo altri momenti della natura di maggio sono confrontati con analoghe stagioni della vita dell’uomo nei canti successivi. La storia ovvero la vicenda di questo poema non deve essere considerata fondamentale, giacché di tale vicenda il poema accoglie solamente quanto è inevitabilmente necessario per raggiungere l’obiettivo principale.»

Cosa ci trovo di bello io, in questo poema? A parte le meditazioni sul senso della vita e la sublime descrizione della bellezza della natura, quello che più mi colpisce è la geniale scelta delle parole, del ritmo, delle immagini, l’utilizzo di una lingua poetica mai vista prima, tutta propria di Mácha, che con ripetizione, rima, inversioni, spostamenti, anagrammi, crea un‘atmosfera unica, una godibilità e musicalità quasi fosse un’opera lirica. Leggendo i versi ad alta voce si avverte una tensione crescente, un presentimento, tutto grazie non a un’idea espressa, ma solo grazie alla descrizione della natura tramite strumenti geniali che i contemporanei di Mácha non erano sicuri di apprezzare o capire e accettare.

Se ho destato la vostra curiosità, in italiano esistono due traduzioni integre: la prima di Ettore lo Gatto, del 1950, Fussi-Sansoni, e la seconda più recente, nata in collaborazione tra Alessandra Mura e Annalisa Cosentino, 2013, Marsilio Editori. Sono due traduzioni di carattere molto diverso, entrambe con testo originale a fronte. Io per il mio articolo ho consultato la seconda: ha una ricchissima prefazione sull’autore e sull’opera, le citazioni sopra riportate sono liberamente tratte da essa.

Devo constatare, non da studiosa, ma da lettrice/scrittrice, che l’effetto linguistico-musicale e di coinvolgimento emotivo che si sente leggendo Il Maggio in lingua originale è impossibile da ottenere con una traduzione, perciò se siamo in grado – leggiamoci e godiamoci il Poema in lingua originale.

Per concludere vi propongo la mia modesta traduzione dei primi 36 versi. Prima l’originale:

Byl pozdní večer – první máj –
večerní máj – byl lásky čas.
Hrdliččin zval ku lásce hlas,
kde borový zaváněl háj.
O lásce šeptal tichý mech;
květoucí strom lhal lásky žel,
svou lásku slavík růži pěl,
růžinu jevil vonný vzdech.
Jezero hladké v křovích stinných
zvučelo temně tajný bol,
břeh je objímal kol a kol;
a slunce jasná světů jiných
bloudila blankytnými pásky,
planoucí tam co slzy lásky.
I světy jich v oblohu skvoucí
co ve chrám věčné lásky vzešly;
až se – milostí k sobě vroucí
změnivše se v jiskry hasnoucí –
bloudící co milenci sešly.
Ouplné lůny krásná tvář –
tak bledě jasná, jasně bledá,
jak milence milenka hledá –
ve růžovou vzplanula zář;
na vodách obrazy své zřela
a sama k sobě láskou mřela.
Dál blyštil bledý dvorů stín,
jenž k sobě šly vzdy blíž a blíž,
jak v objetí by níž a níž
se vinuly v soumraku klín,
až posléz šerem v jedno splynou.
S nimi se stromy k stromům vinou. –
Nejzáze stíní šero hor,
tam bříza k boru k bříze bor
se kloní. Vlna za vlnou
potokem spěchá. Vře plnou –
v čas lásky – láskou každý tvor.

In italiano:

Era del primo maggio la tarda sera –
tempo d’amore – il maggio serale.
La voce della tortora incitava ad amare
là dove si diffondeva l’odore della pineta.
D’amore il muschio taciturno sospira;
l’albero fiorito su pene d’amore mentiva,
l’usignolo il suo amore alla rosa cantava,
l’amore della rosa solo un sospiro tradiva.
Il lago liscio tra le ombre di arbusti
di angoscia nascosta cupo risuonava
la riva col suo abbraccio lo soffocava
e soli chiari di mondi diversi
sui nastri celesti vagavano
e come lacrime d’amor ardevano.
E loro mondi nel cielo splendente
che d’amor eterno il tempio diventavano
poi l’amore che li consumava ardente
si trasformava in un scintillio morente
così come amanti vaganti s’incontravano.
La faccia di luna piena nel suo splendore –
così pallidamente chiara, nel chiarore pallida –
come un’amante che cerca il suo amante,
avida all’improvviso avvampò in roseo fulgore:
scorgendo nell’acqua la sua forma riflessa
quasi si strusse d’amore per se stessa.
Là giù le ombre chiare dei cortili
si allungavano fino a sfiorarsi,
fino a chinarsi e ad abbracciarsi
nel grembo del crepuscolo, poi quasi
tutt’uno col buio diventarono.
Gli alberi tra loro si avvinghiarono.
E lungi, dove il monte bruno ombreggia,
la betulla il pino e il pino la betulla corteggia.
È tempo d’amor. Si rincorrono le onde del rio.
D’amore pieno freme ogni creatura di Dio.

(Michaela Šebőková Vannini  ―  vedi il suo blog)

 

 

 


Foto pixabay CC0
Foto Kev Chapman cc-by

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